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Lo
scienziato Ettore Majorana ha inscenato una rappresentazione della
fisica quantistica? Lo scienziato "vivo e morto" ?
Sul numero di
novembre 2006 della rivista Newton (
http://newton.corriere.it/
) l'ultima ipotesi sulla scomparsa di Ettore Majorana.
[
16-10-2006, by:
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Tra essere e
non essere, tra la vita e la morte, Ettore Majorana trovò forse
una terza via, e il 26 marzo 1938 sparì nel nulla, lasciando il
mondo intero sospeso nell’incertezza. L’ultima volta venne visto
su un traghetto della Tirrenia che da Palermo doveva riportarlo a
Napoli, dove era professore di Fisica all’Università. Ma a Napoli
non arrivò mai. Oppure fu abile a sparire appena sceso dalla nave,
nessuno lo vide più in città. Sulle sue tracce, oltre ai
famigliari, si mossero i più abili investigatori dell’epoca.
Perché Majorana non era un fisico qualunque. Enrico Fermi, il
padre dell’energia nucleare, che fu supervisore di Majorana
all’Università di Roma, per descrivere la grandezza del suo genio
non esitò a paragonarlo a quelli di Galileo e Newton. Capace di
fare a mente in poche ore calcoli che a Fermi stesso costavano
settimane di lavoro, Majorana era riservato e introverso, e al
tempo stesso tanto sicuro e consapevole delle sue capacità da
sembrare spavaldo. Al fratello Luciano, che gli chiese perché
pubblicasse in tedesco le sue scoperte, rispose: «Non importa la
lingua, tanto siamo in quattro al mondo che possiamo capirci».
L’Italia non poteva permettersi di perdere uno scienziato del
genere. Mussolini in persona, allora al massimo del suo potere,
scrisse di suo pugno: «Voglio che si trovi!». Ma neanche
l’ordine di Mussolini bastò a risolvere il mistero. Che ne è stato
di quell’uomo magro, di altezza media, carnagione scura e occhi
vivaci? Si è suicidato? Ha lasciato l’Italia per crearsi una nuova
vita in un paese straniero? Magari in Argentina, dove sembra che
sia stato visto da tre testimoni? Oppure in Germania, dove avrebbe
messo la sua scienza al servizio dei nazisti? È stato rapito?
Oppure si è rinchiuso tra le mura di un convento, lontano dagli
uomini che non aveva mai amato e dai quali non si sentì mai
capito? Sono passati quasi settanta anni, e tutte le ipotesi
restano ancora valide.
LA VITA COME
UN ESPERIMENTO
Nelle scorse
settimane, il fisico ucraino Olaf Zaslavskii, che ha pubblicato
diversi lavori scientifici basati sulle idee di Majorana, ha
proposto una nuova ipotesi sulla tragica fine dello scienziato
italiano. «Dopo un periodo così lungo non possiamo più aspettarci
di scoprire esattamente cosa sia successo a Majorana», dice
Zaslavskii. «Forse però possiamo capire qualcosa sul meccanismo
che ha scelto per sparire». Secondo il fisico ucraino, Majorana ha
fatto perdere le proprie tracce creando un gioco perverso di prove
e controprove, di affermazioni e negazioni che non può essere
risolto con la logica elementare. Chiunque abbia provato a
districare il giallo si è perso nella serie di indizi ambigui e
contraddittori seminati volontariamente. Riguardando il quadro da
un nuovo punto di vista, però, Zaslavskii ha scoperto che tutto ha
un senso: Majorana ha trasformato la sua scomparsa in una
rappresentazione macroscopica del sorprendente mondo della
meccanica quantistica, il suo campo di ricerca. Un mondo dove
l’osservazione determina la realtà fisica delle cose, dove tutto
si trasforma in continuazione. dove le particelle elementari
possono contemporaneamente essere e non essere. Dopo la sua
scomparsa, aggiunge lo scienziato ucraino, Majorana non è più né
vivo, né morto, e solo un’osservazione diretta potrebbe sciogliere
il dilemma, proprio come un esperimento scientifico determina le
caratteristiche fisiche di una particella. Quell’osservazione,
però, non è mai stata fatta.
«MI SUICIDO,
ANZI NO»
La sera del
25 marzo 1938, Majorana uscì dalla sua stanza all’Hotel Bologna di
Napoli per andare a prendere il traghetto delle dieci e mezza che
lo avrebbe portato a Palermo. Sulla scrivania lasciò un biglietto
per i suoi [vedi foto in questa pagina]. Nello stesso giorno spedì
una breve lettera all’unica persona con cui aveva legato in città,
Antonio Carelli, professore di fisica, suo collega all’Università.
Il biglietto per la famiglia lascia pochi dubbi sul fatto che
Majorana avesse programmato di suicidarsi: «Ho un solo desiderio:
che non vi vestiate di nero». La lettera a Carelli, invece, è più
ambigua: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi
è un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la
mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti».
Prima che gli arrivasse la lettera, Carelli ricevette però un
telegramma, nel quale Majorana lo pregava di non tenere in
considerazione il contenuto della lettera. Infine, sempre a
Carelli arrivò una terza lettera, scritta da Majorana il 26 marzo,
su carta intestata dell’Hotel Sole di Palermo: «Spero che ti siano
arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha
rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna. Viaggiando forse
con questo stesso foglio». Ma al Bologna non arriverà mai. Perché
Majorana si augurava che Carelli avesse ricevuto
contemporaneamente la lettera, che lasciava presupporre il peggio,
e il telegramma, che ritrattava l’intenzione? «Sarebbe stato più
logico sperare che il telegramma con la negazione arrivasse prima
di una lettera tanto tragica», commenta Zaslavskii. «Eppure
Majorana ha esplicitamente espresso la speranza che i messaggi
contraddittori fossero arrivati insieme, per testimoniare che due
eventi in contraddizione possono coesistere». La tesi del suicidio
è in contrasto anche con un altro fatto. Majorana si è imbarcato
portando con sé il passaporto e una discreta somma di denaro, pari
a qualche mensilità di stipendio. Dettagli che suggeriscono l’idea
di una fuga. Allora perché scrivere biglietti ambigui? «Majorana»,
osserva Zaslavskii «può essersi comportato come una persona che
pianifica una fuga per depistare tutti, ma aveva davvero
intenzione di suicidarsi». L’ipotesi di Zaslavskii prende sempre
più corpo: la fuga e il suicidio, la vita e la morte, hanno la
stessa probabilità di esistere, anche se si contraddicono a
vicenda. Qualunque sia stato il suo destino, lo scienziato
italiano ha fatto di tutto per nasconderlo.
IL PROBLEMA
DEL TERZO UOMO
La prova che
Majorana abbia fatto il viaggio di ritorno Palermo–Napoli è stata
fornita dalla Tirrenia. All’epoca i passeggeri dovevano consegnare
un tagliando di controllo al momento dello sbarco, e il tagliando
relativo al biglietto di Majorana è stato ritrovato negli uffici
della compagnia navale. Resta però la possibilità che qualcuno
abbia preso il posto del fisico, sfruttando il suo biglietto.
Consultando gli archivi della compagnia si scopre anche che nella
stessa cabina assegnata a Majorana, hanno viaggiato anche Vittorio
Stazzeri, professore dell’Università di Palermo, e un misterioso
inglese di nome Charles Price che nessuno è mai riuscito a
rintracciare. In una lettera al fratello di Majorana, Stazzeri
disse che non era sicuro che la persona con cui aveva diviso la
cabina fosse Majorana, «ma l’uomo che ha viaggiato con me
sicuramente non si è suicidato, non prima del suo arrivo a
Napoli». Stazzeri inoltre dubita che il terzo uomo fosse inglese,
perché «parlava italiano come noi del Sud, e aveva modi rozzi, da
commerciante». E allora, chi era? Una soluzione al problema del
terzo uomo fu suggerita negli anni Settanta dallo scrittore
siciliano Leonardo Sciascia, in un libro dedicato al caso Majorana.
Stazzeri, diceva Sciascia, non ha mai parlato con l’uomo che ha
poi indicato come Majorana, mentre ha scambiato qualche parola con
l’uomo che ha identificato con Price. È quindi probabile che
l’uomo silenzioso fosse in realtà Price, mentre la persona con cui
ha parlato era davvero un commerciante siciliano che viaggiava al
posto di Majorana. C’è però un dettaglio che non convince
Zaslavskii: «Stazzeri ha messo in dubbio la nazionalità di Price,
ma non che si chiamasse davvero così. Probabilmente i due si sono
presentati. Allora come mai l’uomo silenzioso, il vero Price, non
ha protestato?». Anche in questo caso, aggiunge lo scienziato
ucraino, siamo di fronte a un tranello architettato da Majorana,
che, con l’aiuto di un complice, ha nascosto la sua vera identità
in ciascuno dei due uomini che hanno viaggiato con Stazzeri. Il
vero Price, silenzioso, può aver coperto Majorana che si è
presentato a Stazzeri come Price; oppure, Majorana era l’uomo
silenzioso, che fingeva di essere il vero Price, mentre il vero
commerciante siciliano si presentava come un improbabile inglese.
«Majorana ha previsto la confusione che avrebbe creato con il suo
gioco», dice Zaslavskii, «e ha messo in piedi una rappresentazione
dove ciascun personaggio (se stesso, Price e il commerciante) può
essere contemporaneamente tutti gli altri. Una sovrapposizione di
stati uguale a quella che si incontra analizzando le particelle
con le leggi della fisica quantistica». Non era la prima volta che
Majorana «giocava» con le identità. Nei primi anni Trenta,
racconta Zaslavskii, «Fermi chiese a Majorana il permesso di
informare la comunità scientifica della sua teoria sulle forze
nucleari. Lui acconsentì, ma pose come condizione che si indicasse
come autore della teoria un vecchio professore di ingegneria
elettrica».
L’ULTIMO
MISTERO
Tra il mondo
microscopico della fisica quantistica e la rappresentazione che ne
avrebbe dato Majorana con la sua misteriosa scomparsa c’è però una
differenza insuperabile. Nella meccanica quantistica le particelle
possono realmente esistere in uno stato indeterminato, in cui due
diverse possibilità, anche contrastanti, convivono. E solo
un’osservazione, cioè un esperimento scientifico, elimina una
delle possibilità. L’uomo Ettore Majorana, invece, ha avuto un
destino ben determinato, anche se nessuno è in grado di dire
quale. Nel nostro mondo la vita e la morte si oppongono secondo le
regole della logica classica, Majorana ha creato una
rappresentazione dove la sua fine sembrasse governata dalle stesse
regole probabilistiche della fisica quantistica. Suicidio, fuga
all’estero o ritiro in convento? Ciascuna delle tre ipotesi più
plausibili ha trovato illustri difensori. I familiari di Majorana,
dopo anni di speranza, hanno alla fine abbracciato la tesi del
suicidio. Forse più per necessità di dimenticare che per reale
convinzione. Majorana era pessimista e deluso dalla vita, ma era
credente e razionale, e il suicidio non è cattolico né logico, ha
sempre sostenuto il fratello Luciano. Leonardo Sciascia, nel suo
libro, propende per il ritiro in convento, dove lo scienziato si
sarebbe rifugiato impaurito dalle applicazioni che la «sua» fisica
atomica lasciava intravedere. Ma le richieste fatte al Vaticano
per controllare negli archivi non hanno mai avuto risposta. Infine
Erasmo Recami, professore di fisica catanese, forse il più
autorevole biografo di Majorana, appoggia l’idea della fuga in
Argentina dove sarebbe morto negli anni Settanta. Tre testimoni
locali hanno dichiarato di aver avuto contatti con il fisico.
Anche in questo caso, però, le tracce si perdono tra i «forse», i
«pare» e i «sembra». Che fine ha fatto quell’omino scuro di
capelli, carnagione e carattere? Forse davvero non lo sapremo mai,
come intuì Fermi: «Se ha voluto scomparire sicuramente ci è
riuscito». L’unico che può svelare il mistero è Majorana stesso.
Magari è ancora vivo, ha appena festeggiato il suo centesimo
compleanno, e da settanta anni ha smesso di bere i litri di latte
che usava per tenere a bada la gastrite. |