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ETTORE  MAJORANA
(Catania 1906 - 1938 ?)
Ettore Majorana
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Recensione del 16-10-2006, presente alla fine di tale pagina.

ETTORE  MAJORANA   (Catania 1906 - ? 1938 ?)

A cura del Liceo Scientifico Statale "Ettore Majorana" di Roma

"O nobili scienziati, io non posso rispondere ai vostri sforzi con qualcosa che sia più della morte!" (Vitaliano Brancati, Minutario)

"Prediligeva Shakespeare e Pirandello." (Edoardo Amaldi, Nota biografica di Ettore Majorana)

Laureatosi in fisica nel 1928, fu tra i più promettenti allievi di Enrico Fermi, sotto la guida del quale si occupò di spettroscopia atomica e successivamente di fisica nucleare. Le sue più importanti ricerche relative a quest'ultima disciplina riguardano una teoria sulle forze che assicurano stabilità al nucleo atomico: egli per primo avanzò infatti l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono grazie a forze di scambio. La teoria è tuttavia nota con il nome del fisico tedesco Werner Heisenberg che giunse autonomamente agli stessi risultati e li diede alle stampe prima di Majorana. Anche nel campo delle particelle elementari egli formulò una teoria che ipotizzava l'esistenza di particelle dotate di spin arbitrario, individuate sperimentalmente solo molti anni più tardi. Nominato professore di fisica teorica all'Università di Napoli nel 1937 per meriti speciali (nomina che lo ferì nell'orgoglio, perché aspirava ad una cattedra a Roma), Majorana scomparve pochi mesi più tardi in circostanze oscure. Fu visto per l'ultima volta imbarcarsi da Palermo su un battello diretto a Napoli, dopo aver lasciato due lettere nelle quali esprimeva l'intenzione di togliersi la vita; poi non se ne seppe più nulla. Numerose ipotesi sono state avanzate sulla sua scomparsa e sulla presunta correlazione di questo evento con i drammatici esiti bellici della ricerca nucleare, ma a tutt'oggi nessuna prova certa ha gettato luce sul mistero.

Nel marzo del 1938 Ettore Majorana si imbarca sul postale Napoli-Palermo, dopo aver espresso in due lettere il proposito di uccidersi. A 32 anni, è il fisico geniale della generazione di Fermi, con cui ha studiato. I maggiori scienziati dell'epoca ne ammirano le straordinarie qualità speculative. Solitario, scontroso, riservato, il giovane Majorana ha le doti per arrivare a risolvere i problemi connessi con l'invenzione dell'atomica. Poi, l'improvvisa scomparsa. I familiari pensano ad una fuga dettata dalla follia, ma a nulla servono le ricerche dei servizi segreti, spronati dallo stesso Mussolini: il corpo non verrà ritrovato.

Majorana è stato davvero ucciso? E' stato rapito? O forse, di fronte alle prospettive d'incubo aperte dalla scoperta dell'atomica nell'Europa di Hitler e Mussolini, ha preferito "scomparire"? Che cosa si nasconde dietro il mistero Majorana?

Ma leggiamo le parole dello stesso Majorana:
"Sono nato a Catania il 5 agosto 1906. Ho seguito gli studi classici conseguendo la licenza liceale nel 1923; ho poi atteso regolarmente agli studi di ingegneria in Roma fino alla soglia dell'ultimo anno. Nel 1928, desiderando occuparmi di scienza pura, ho chiesto e ottenuto il passaggio alla facoltà di fisica e nel 1929 mi sono laureato in fisica teorica sotto la direzione di S.E. Enrico Fermi svolgendo la tesi: "La teoria quantistica dei nuclei radioattivi" e ottenendo i pieni voti e la lode. Negli anni successivi ho frequentato liberamente l'Istituto di Fisica di Roma seguendo il movimento scientifico e attendendo a ricerche teoriche di varia indole. Ininterrottamente mi sono giovato della guida sapiente e animatrice di S.E. il prof. Enrico Fermi."

Ora quelle di Amaldi...
"Nell'autunno 1927 e all'inizio dell'inverno 1927-28 Emilio Segrè, nel nuovo ambiente che si era formato da pochi mesi attorno a Fermi, parlava frequentemente delle eccezionali qualità di Ettore Majorana e, contemporaneamente, cercava di convincere Ettore Majorana a seguire il suo esempio, facendogli notare come gli studi di fisica fossero assai più consoni di quelli di ingegneria alle sue aspirazioni scientifiche e alle sue capacità speculative. Il passaggio a Fisica ebbe luogo al principio del 1928 dopo un colloquio con Fermi, i cui dettagli  possono servire assai bene a tratteggiare alcuni aspetti del carattere di Ettore Majorana. Egli venne all'Istituto di Fisica di via Panisperna e fu accompagnato nello studio di Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell'occasione che io lo vidi per la prima volta. Da lontano appariva smilzo, con un'andatura timida, quasi incerta; da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, le gote lievemente scavate, gli occhi vivacissimi e scintillanti: nell'insieme, l'aspetto di un saraceno....... Fermi lavorava allora al modello statistico che prese in seguito il nome di modello Thomas-fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello e mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi...... Il giorno dopo nella tarda mattinata, si presentò di nuovo all'istituto....... Chiese... di vedere la tabella.... Avutala in mano, estrasse dalla tasca un foglietto su cui era scritta una analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattr'ore, trasformando, l'equazione del secondo ordine non lineare di Thomas-Fermi in una equazione di Ricatti che poi aveva integrato numericamente....."

... e di Laura Fermi:
"Majorana aveva continuato a frequentare l'Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell'Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si parlò di delitto. fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest'ultimo si assunse la responsabilità di provare l'innocenza dello zio. Con grande risolutezza si occupò personalmente del processo, trattò con gli avvocati, curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua, le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una persona sensitiva quale era Ettore."

Continua Ettore Majorana, in una lettera alla madre, dopo l'arrivo a Lipsia il 20 gennaio 1933:
"All'istituto di Fisica mi hanno accolto molto cordialmente. Ho avuto una lunga conversazione con Heisenberg che è persona straordinariamente cortese e simpatica."

E in una lettera al padre il 18 febbraio:
"Ho scritto un articolo sulla struttura dei nuclei che a Heisenberg è piaciuto molto benché contenesse alcune correzioni a una sua teoria."

Ed ecco come spiega alla madre la "rivoluzione" nazista:
"Lipsia, che era in maggioranza socialdemocratica, ha accettato la rivoluzione senza sforzo. Cortei nazionalisti percorrono frequentemente le vie centrali e periferiche, in silenzio, ma con aspetto sufficientemente marziale. Rare le uniformi brune mentre campeggia ovunque la croce uncinata. La persecuzione ebraica riempie di allegrezza la maggioranza ariana. Il numero di coloro che troveranno posto nell'amministrazione pubblica e in molte private, in seguito alla espulsione degli ebrei, è rilevantissimo; e questo spiega la popolarità della lotta antisemita. A Berlino oltre il cinquanta per cento dei procuratori erano israeliti. Di essi un terzo sono stati eliminati; gli altri rimangono perché erano in carica nel '14 e hanno fatto la guerra. Negli ambienti universitari l'epurazione sarà completa entro il mese di ottobre. Il nazionalismo tedesco consiste in gran parte nell'orgoglio di razza..... In realtà non solo gli ebrei, ma anche i comunisti e in genere gli avversari del regime vengono in gran numero eliminati dalla vita sociale. Nel complesso l'opera del governo risponde a una necessità storica: far posto alla nuova generazione che rischia di essere soffocata dalla stasi economica."

Quindi la sera del 25 marzo 1938 Ettore Majorana partiva col "postale" Napoli-Palermo, alle 22.30. Aveva impostato una lettera per Carrelli, direttore dell'Istituto di Fisica, e ne aveva lasciato una in albergo indirizzata ai familiari.

Ecco quella a Carrelli:
"Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi.. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto.....; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo."

Ecco ora cosa scrisse ai familiari:
"Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all'uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi."

Carrelli non aveva ancora ricevuto la lettera quando un telegramma urgente di Majorana, da Palermo, lo pregava di non tenerne conto. Ebbe poi la lettera e telefonò ai Majorana. 

Gli arrivò poi un'altra lettera di Ettore, da Palermo:
"Caro Carrelli, Spero ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all'albergo di Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all'insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana
(*) perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli."

(*) [tratta da un romanzo del grande Ibsen]

Ed infine come conclude Sciascia sul caso della scomparsa di Ettore Majorana: "....Secondo gli accertamenti della polizia, la sera dello stesso giorno, alle sette, Majorana si imbarcò sul "postale per Napoli; e a Napoli sbarcò l'indomani, alle 5.45. Ma noi abbiamo qualche dubbio: e non nell'ipotesi che si sia gettato in mare nel viaggio di ritorno, ma nell'ipotesi che non sia salito sul piroscafo la sera del 26, a Palermo." Le notizie riportate in questa pagina sono tratte dal libro "La Scomparsa di Majorana", Leonardo Sciascia.

Fonti biliografiche:
L.Sciascia, "La scomparsa di Majorana", Einaudi; 
E.Recami, "Il caso Majorana", Di Renzo Editore; 
V.Tonini, "Il taccuino incompiuto (Vita segreta di Ettore Majorana)", Armando.

Lo scienziato Ettore Majorana ha inscenato una rappresentazione della fisica quantistica?  Lo scienziato "vivo e morto" ?

Sul numero di novembre 2006 della rivista Newton ( http://newton.corriere.it/ ) l'ultima ipotesi sulla scomparsa di Ettore Majorana.    [ 16-10-2006, by: www.corriere.it - Copyright ]

Tra essere e non essere, tra la vita e la morte, Ettore Majorana trovò forse una terza via, e il 26 marzo 1938 sparì nel nulla, lasciando il mondo intero sospeso nell’incertezza. L’ultima volta venne visto su un traghetto della Tirrenia che da Palermo doveva riportarlo a Napoli, dove era professore di Fisica all’Università. Ma a Napoli non arrivò mai. Oppure fu abile a sparire appena sceso dalla nave, nessuno lo vide più in città. Sulle sue tracce, oltre ai famigliari, si mossero i più abili investigatori dell’epoca. Perché Majorana non era un fisico qualunque. Enrico Fermi, il padre dell’energia nucleare, che fu supervisore di Majorana all’Università di Roma, per descrivere la grandezza del suo genio non esitò a paragonarlo a quelli di Galileo e Newton. Capace di fare a mente in poche ore calcoli che a Fermi stesso costavano settimane di lavoro, Majorana era riservato e introverso, e al tempo stesso tanto sicuro e consapevole delle sue capacità da sembrare spavaldo. Al fratello Luciano, che gli chiese perché pubblicasse in tedesco le sue scoperte, rispose: «Non importa la lingua, tanto siamo in quattro al mondo che possiamo capirci». L’Italia non poteva permettersi di perdere uno scienziato del genere. Mussolini in persona, allora al massimo del suo potere, scrisse di suo pugno: «Voglio che si trovi!». Ma neanche l’ordine di Mussolini bastò a risolvere il mistero. Che ne è stato di quell’uomo magro, di altezza media, carnagione scura e occhi vivaci? Si è suicidato? Ha lasciato l’Italia per crearsi una nuova vita in un paese straniero? Magari in Argentina, dove sembra che sia stato visto da tre testimoni? Oppure in Germania, dove avrebbe messo la sua scienza al servizio dei nazisti? È stato rapito? Oppure si è rinchiuso tra le mura di un convento, lontano dagli uomini che non aveva mai amato e dai quali non si sentì mai capito? Sono passati quasi settanta anni, e tutte le ipotesi restano ancora valide.

 

LA VITA COME UN ESPERIMENTO

Nelle scorse settimane, il fisico ucraino Olaf Zaslavskii, che ha pubblicato diversi lavori scientifici basati sulle idee di Majorana, ha proposto una nuova ipotesi sulla tragica fine dello scienziato italiano. «Dopo un periodo così lungo non possiamo più aspettarci di scoprire esattamente cosa sia successo a Majorana», dice Zaslavskii. «Forse però possiamo capire qualcosa sul meccanismo che ha scelto per sparire». Secondo il fisico ucraino, Majorana ha fatto perdere le proprie tracce creando un gioco perverso di prove e controprove, di affermazioni e negazioni che non può essere risolto con la logica elementare. Chiunque abbia provato a districare il giallo si è perso nella serie di indizi ambigui e contraddittori seminati volontariamente. Riguardando il quadro da un nuovo punto di vista, però, Zaslavskii ha scoperto che tutto ha un senso: Majorana ha trasformato la sua scomparsa in una rappresentazione macroscopica del sorprendente mondo della meccanica quantistica, il suo campo di ricerca. Un mondo dove l’osservazione determina la realtà fisica delle cose, dove tutto si trasforma in continuazione. dove le particelle elementari  possono contemporaneamente essere e non essere. Dopo la sua scomparsa, aggiunge lo scienziato ucraino, Majorana non è più né vivo, né morto, e solo un’osservazione diretta potrebbe sciogliere il dilemma, proprio come un esperimento scientifico determina le caratteristiche fisiche di una particella. Quell’osservazione, però, non è mai stata fatta.

 

«MI SUICIDO, ANZI NO»

La sera del 25 marzo 1938, Majorana uscì dalla sua stanza all’Hotel Bologna di Napoli per andare a prendere il traghetto delle dieci e mezza che lo avrebbe portato a Palermo. Sulla scrivania lasciò un biglietto per i suoi [vedi foto in questa pagina]. Nello stesso giorno spedì una breve lettera all’unica persona con cui aveva legato in città, Antonio Carelli, professore di fisica, suo collega all’Università. Il biglietto per la famiglia lascia pochi dubbi sul fatto che Majorana avesse programmato di suicidarsi: «Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero». La lettera a Carelli, invece, è più ambigua: «Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti». Prima che gli arrivasse la lettera, Carelli ricevette però un telegramma, nel quale Majorana lo pregava di non tenere in considerazione il contenuto della lettera. Infine, sempre a Carelli arrivò una terza lettera, scritta da Majorana il 26 marzo, su carta intestata dell’Hotel Sole di Palermo: «Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna. Viaggiando forse con questo stesso foglio». Ma al Bologna non arriverà mai. Perché Majorana si augurava che Carelli avesse ricevuto contemporaneamente la lettera, che lasciava presupporre il peggio, e il telegramma, che ritrattava l’intenzione? «Sarebbe stato più logico sperare che il telegramma con la negazione arrivasse prima di una lettera tanto tragica», commenta Zaslavskii. «Eppure Majorana ha esplicitamente espresso la speranza che i messaggi contraddittori fossero arrivati insieme, per testimoniare che due eventi in contraddizione possono coesistere». La tesi del suicidio è in contrasto anche con un altro fatto. Majorana si è imbarcato portando con sé il passaporto e una discreta somma di denaro, pari a qualche mensilità di stipendio. Dettagli che suggeriscono l’idea di una fuga. Allora perché scrivere biglietti ambigui? «Majorana», osserva Zaslavskii «può essersi comportato come una persona che pianifica una fuga per depistare tutti, ma aveva davvero intenzione di suicidarsi». L’ipotesi di Zaslavskii prende sempre più corpo: la fuga e il suicidio, la vita e la morte, hanno la stessa probabilità di esistere, anche se si contraddicono a vicenda. Qualunque sia stato il suo destino, lo scienziato italiano ha fatto di tutto per nasconderlo.

 

IL PROBLEMA DEL TERZO UOMO

La prova che Majorana abbia fatto il viaggio di ritorno Palermo–Napoli è stata fornita dalla Tirrenia. All’epoca i passeggeri dovevano consegnare un tagliando di controllo al momento dello sbarco, e il tagliando relativo al biglietto di Majorana è stato ritrovato negli uffici della compagnia navale. Resta però la possibilità che qualcuno abbia preso il posto del fisico, sfruttando il suo biglietto. Consultando gli archivi della compagnia si scopre anche che nella stessa cabina assegnata a Majorana, hanno viaggiato anche Vittorio Stazzeri, professore dell’Università di Palermo, e un misterioso inglese di nome Charles Price che nessuno è mai riuscito a rintracciare. In una lettera al fratello di Majorana, Stazzeri disse che non era sicuro che la persona con cui aveva diviso la cabina fosse Majorana, «ma l’uomo che ha viaggiato con me sicuramente non si è suicidato, non prima del suo arrivo a Napoli». Stazzeri inoltre dubita che il terzo uomo fosse inglese, perché «parlava italiano come noi del Sud, e aveva modi rozzi, da commerciante». E allora, chi era? Una soluzione al problema del terzo uomo fu suggerita negli anni Settanta dallo scrittore siciliano Leonardo Sciascia, in un libro dedicato al caso Majorana. Stazzeri, diceva Sciascia, non ha mai parlato con l’uomo che ha poi indicato come Majorana, mentre ha scambiato qualche parola con l’uomo che ha identificato con Price. È quindi probabile che l’uomo silenzioso fosse in realtà Price, mentre la persona con cui ha parlato era davvero un commerciante siciliano che viaggiava al posto di Majorana. C’è però un dettaglio che non convince Zaslavskii: «Stazzeri ha messo in dubbio la nazionalità di Price, ma non che si chiamasse davvero così. Probabilmente i due si sono presentati. Allora come mai l’uomo silenzioso, il vero Price, non ha protestato?». Anche in questo caso, aggiunge lo scienziato ucraino, siamo di fronte a un tranello architettato da Majorana, che, con l’aiuto di un complice, ha nascosto la sua vera identità in ciascuno dei due uomini che hanno viaggiato con Stazzeri. Il vero Price, silenzioso, può aver coperto Majorana che si è presentato a Stazzeri come Price; oppure, Majorana era l’uomo silenzioso, che fingeva di essere il vero Price, mentre il vero commerciante siciliano si presentava come un improbabile inglese. «Majorana ha previsto la confusione che avrebbe creato con il suo gioco», dice Zaslavskii, «e ha messo in piedi una rappresentazione dove ciascun personaggio (se stesso, Price e il commerciante) può essere contemporaneamente tutti gli altri. Una sovrapposizione di stati uguale a quella che si incontra analizzando le particelle con le leggi della fisica quantistica». Non era la prima volta che Majorana «giocava» con le identità. Nei primi anni Trenta, racconta Zaslavskii, «Fermi chiese a Majorana il permesso di informare la comunità scientifica della sua teoria sulle forze nucleari. Lui acconsentì, ma pose come condizione che si indicasse come autore della teoria un vecchio professore di ingegneria elettrica».

 

L’ULTIMO MISTERO

Tra il mondo microscopico della fisica quantistica e la rappresentazione che ne avrebbe dato Majorana con la sua misteriosa scomparsa c’è però una differenza insuperabile. Nella meccanica quantistica le particelle possono realmente esistere in uno stato indeterminato, in cui due diverse possibilità, anche contrastanti, convivono. E solo un’osservazione, cioè un esperimento scientifico, elimina una delle possibilità. L’uomo Ettore Majorana, invece, ha avuto un destino ben determinato, anche se nessuno è in grado di dire quale. Nel nostro mondo la vita e la morte si oppongono secondo le regole della logica classica, Majorana ha creato una rappresentazione dove la sua fine sembrasse governata dalle stesse regole probabilistiche della fisica quantistica. Suicidio, fuga all’estero o ritiro in convento? Ciascuna delle tre ipotesi più plausibili ha trovato illustri difensori. I familiari di Majorana, dopo anni di speranza, hanno alla fine abbracciato la tesi del suicidio. Forse più per necessità di dimenticare che per reale convinzione. Majorana era pessimista e deluso dalla vita, ma era credente e razionale, e il suicidio non è cattolico né logico, ha sempre sostenuto il fratello Luciano. Leonardo Sciascia, nel suo libro, propende per il ritiro in convento, dove lo scienziato si sarebbe rifugiato impaurito dalle applicazioni che la «sua» fisica atomica lasciava intravedere. Ma le richieste fatte al Vaticano per controllare negli archivi non hanno mai avuto risposta. Infine Erasmo Recami, professore di fisica catanese, forse il più autorevole biografo di Majorana, appoggia l’idea della fuga in Argentina dove sarebbe morto negli anni Settanta. Tre testimoni locali hanno dichiarato di aver avuto contatti con il fisico. Anche in questo caso, però, le tracce si perdono tra i «forse», i «pare» e i «sembra». Che fine ha fatto quell’omino scuro di capelli, carnagione e carattere? Forse davvero non lo sapremo mai, come intuì Fermi: «Se ha voluto scomparire sicuramente ci è riuscito». L’unico che può svelare il mistero è Majorana stesso. Magari è ancora vivo, ha appena festeggiato il suo centesimo compleanno, e da settanta anni ha smesso di bere i litri di latte che usava per tenere a bada la gastrite.

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Sottofondo musicale:
John Williams
- "Schindler's List", tratto dall'omonimo film 
(brano mp3 parziale)

 

 


Roma 30-7-2004, Pietro Musilli
Web: 
http://web.tiscali.it/pmusilli      E-mail:  pietromusilli@tiscali.it