Frank  Drake  e  il  S.E.T.I.

Frank Drake, probabilmente influenzato dalla pubblicazione nel 1959 sulla rivista "Nature" di un articolo di Philip Morrison e Giuseppe Cocconi in cui si prospettava l’idea di utilizzare le onde radio quale mezzo per comunicare con civiltà extraterrestri, decise di dare avvio al primo programma (SETI - Search For Extraterrestrial Intelligence) di ricerca di vita intelligente nello spazio.
Successivamente l’8 aprile 1960 alle quattro del mattino Drake, assieme all’astrofisico Otto Struve, puntò il radiotelescopio da 42 metri di Green Bank in Virginia (Usa) verso le stelle "Tau Ceti" e "Epsilon Eridani", distanti circa 11 anni luce da noi.
Era il primo tentativo nella storia dell’umanità di cercare di contattare altre civiltà al di fuori del pianeta Terra.

The Search for Extraterrestrial Intelligence

Messages to M13
In 1974, messages were sent from the Arecibo observatory
toward the globular cluster M13 in the constellation Hercules (26.000 l.y.). A series of pulses were sent switching between two frequencies. For example, a pulse of radiation with frequency f(1) would be broadcast and then another pulse of radiation with frequency f(2) would be sent and then another pulse with f (1) or f (2) would be sent and so on.

Ammasso globulare M13 in Ercole (Foto di:  Yuug Kitahara)
Ammasso globulare M13 in Ercole (foto di: Yuug Kitahara)

In this way the following binary message was built.
This a bit-map composed of 1,679 points (note: 1,679 = 23 x 73).
What is the message?

Answer:

By: http://zebu.uoregon.edu/~imamura/122/mar15/arecibo.html

Search For Extraterrestrial Intelligence  (in italiano)
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Frank Drake  e  il SETI o Search For Extraterrestrial Intelligence

Materiale tratto dal sito web del S.E.T.I.: www.seti-italia.cnr.it

Una delle prove più importanti che la vita intelligente esiste nell'Universo è quella che non ha mai provato a contattarci.

Frank Drake, probabilmente influenzato dalla pubblicazione nel 1959 sulla rivista "Nature" di un articolo di Philip Morrison e Giuseppe Cocconi in cui si prospettava l’idea di utilizzare le onde radio quale mezzo per comunicare con civiltà extraterrestri, decise di dare avvio al primo programma (SETI - Search For Extraterrestrial Intelligence) di ricerca di vita intelligente nello spazio.
Successivamente l’8 aprile 1960 alle quattro del mattino Drake, assieme all’astrofisico Otto Struve, puntò il radiotelescopio da 42 metri di Green Bank in Virginia (Usa) verso le stelle "Tau Ceti" e "Epsilon Eridani", distanti circa 11 anni luce da noi.
Era il primo tentativo nella storia dell’umanità di cercare di contattare altre civiltà al di fuori del pianeta Terra.

 

PREMESSA

La probabilità che esistano altre forme di vita nell'Universo si incrementa ogni giorno di più. Sono stati già scoperti un centinaio di pianeti orbitanti intorno ad altre stelle, ed il cosmo abbonda degli stessi elementi chimici che costituiscono le nostre cellule.
Tuttavia la probabilità di incontrarci o ricevere i loro eventuali segnali radio è molto più bassa, a causa delle enormi distanze tra i corpi celesti nello spazio e delle differenze di cultura, tecnologia e quant'altro che ci separano.
Per questo motivo la comunità scientifica italiana si trova nella posizione di non potere dedicare (anche se per periodi limitati) i costosi radiotelescopi di Medicina ad un programma che potrebbe anche non dare risultati concreti.
In compenso, è possibile accostare questo tipo di indagine (SETI) alla ricerca tradizionale senza incidere sui costi. Questo è l'obiettivo centrato dal sistema Serendip IV che cerca segnali radio alieni lavorando in parallelo alle osservazioni in corso al radiotelescopio in cui è installato senza alterarle. Tale apparecchio cerca segnali radio di provenienza extraterrestre alla frequenza e puntamento richiesti in quel momento dal radioastronomo all'interno di un determinato programma osservativo; in questo modo si può lavorare gratuitamente per 24 ore al giorno e per tutto l' anno.
Il SETI-Italia è un programma a fondi "zero" ed è particolarmente utile perché con la stessa acquisizione dati Serendip IV, si possono monitorare le interferenze radio terrestri. Queste ultime, infatti minano continuamente e sempre più l'operatività dei radiotelescopi.
Il SETI, quindi, è ricerca pura volta esclusivamente al fine di avere la certezza di non essere soli! Nulla a che vedere sulla possibilità di instaurare dialoghi interstellari che, al momento, a nostro avviso rimane solo un affascinante tema per la fiction cinematografica.

 

INTRODUZIONE

 

Anche la più intelligente delle ricerche non presenta naturalmente garanzie di successo. Tuttavia, abbiamo una forte e ponderata speranza di successo. Abbiamo passato i confini degli oceani, siamo andati oltre la Luna e Marte nello spazio interstellare. Con il passare degli anni ci porremo, senza desiderio di speculazione ma basandosi su solide e ripetibili investigazioni, la domanda di tutte le domande: "Siamo le sole menti pensanti tra le stelle? Il primo segnale che riveleremo ci darà la risposta!

Philp Morrison, MIT October 12, 1993

La nostra via lattea è una dei 100 miliardi di galassie presenti nell’universo osservabile. Il nostro sole è solo una delle 200 miliardi di stelle che appartengono alla nostra galassia Astronomi e fisici hanno confermato che il nostro sole e la nostra galassia sono corpi non inusuali o differenti dalle altre galassie e stelle.
Nelle ultime decine di anni, l’evoluzione in questi studi hanno anche dimostrato che i pianeti non sono una rara eccezione, ma sono una parte naturale del processo di formazione delle stelle. Tanto è vero che si è stimato che i pianeti potrebbero essere un miliardo solo nella nostra galassia.
Esperimenti biologici, effettuati applicando sorgenti di energia naturale quali elettricità e calore a composti che costituivano l’atmosfera primitiva della terra, hanno generato involontariamente i componenti organici fondamentali che costituiscono la chimica della vita. In aggiunta a ciò, i radioastronomi hanno scoperto che le molecole e atomi base alla vita quali idrogeno, azoto, ossigeno, carbonio, silicio e fosforo, esistono in gran quantità anche nelle profondità dello spazio interstellare. I geologi hanno dimostrato che la terra è rimasta senza vita solo per una piccola parte dei suoi anni, e che i primi organismi unicellulari si siano sviluppati immediatamente dopo la formazione del pianeta. Come risultante di questi studi ci si può sbilanciare dicendo che, passati milioni di anni in condizioni di relativa stabilità, la vita semplice potrebbe tramutarsi in vita intelligente e che, in qualche caso, potrebbe evolvere in una civiltà tecnologicamente avanzata. Da questi ragionamenti é nato il progetto SETI, cercare vita intelligente nelle profondità dello spazio. Ma dove e come cercare la prova di altri esseri viventi?
Un modo diretto per scoprire se esiste vita intelligente nei dintorni del nostro sistema solare, è cercare qualche segnale radio artificiale che provenga dallo spazio interstellare e che, come si sa, risulta il mezzo di comunicazione più efficace e veloce di fino ad ora conosciuto. Come si sa le onde elettromagnetiche a più alta frequenza emanate dalla terra, si espandono alla velocità della luce intorno al nostro pianeta. Anche noi terrestri emettiamo radiazioni elettromagnetiche “involontarie”.
Calcolando che le trasmissioni sono cominciate circa 50 anni fa, queste emissioni radio, radar e televisive riempiono una sfera intorno al nostro pianeta di circa 100 anni luce di diametro. Ciò significa che una civiltà extraterrestre che utilizza la nostra medesima tecnica di comunicazione, che desideri comunicare con altre civiltà e che si trovi ad una distanza inferiore a 100 anni luce, puntando una antenna verso il nostro pianeta e sintonizzando il proprio ricevitore ad una frequenza giusta, potrebbe ricevere le nostre trasmissioni. Tutto questo rimane vero se il rumore di fondo dell’universo non supera la potenza del segnale che si propaga.
Se vuoi chiarirti le idee su cosa vuol dire veramente SETI, in questo sito web troverai una raccolta di articoli scritti dai più autorevoli giornalisti italiani più una serie di documenti veramente esaurienti.
Potrai conoscere i protagonisti internazionali che anno iniziato e proseguono in questa entusiasmante ricerca e potrai soddisfare tutte le tue curiosità leggendo questa corposa raccolta di documentazione e di link.
Ma non è tutto....... in futuro anche tu potrai partecipare attivamente a questa ricerca.
Bastera' avere un computer e un collegamento a internet e tanta buona volonta' per partecipare al SETINET (CRIACESIA Milano) e al SETI HOME ITALIA. Sfortunatamente al momento non abbiamo sufficiente man power per attivare questo programma........la nostra speranza e' trovare giovani laureandi in informatica e ingegneria elettronica disposti a sviluppare la propria tesi su questi particolari argomenti.

 

 

I pianeti extrasolari

Il 25 Ottobre 1995 Mayor e Queloz annunciano ufficialmente la scoperta del primo pianeta extrasolare in orbita attorno alla stella "51 Pegasi". Alla fine del mese di luglio del 2002 sono stati scoperti, in via indiretta, al di fuori del nostro Sistema solare, ben 100 pianeti !
Soltanto nella nostra galassia “Via Lattea”, che nell’Universo è in compagnia con circa altre cento miliardi di galassie, ci sarebbero secondo alcuni scienziati un miliardo di pianeti simili alla Terra e molti di questi sarebbero abitati.
E’ stato calcolato che esistono circa 100 miliardi di galassie con una media di circa 100 miliardi di stelle per galassia: un numero di stelle corrispondente circa al numero di 1022, ossia 10 con 22 zeri,  10.000.000.000.000.000.000.000 di stelle, un numero (da una citazione di Carl Sagan) quasi sicuramente superiore al numero dei granelli di sabbia di tutte le spiagge della Terra!

 

 

Nel cosmo, come è noto, le distanze sono immense! 

Ma quanto è lontana la stella più vicina ? 
In proporzione, se potessimo ridurre il Sole alle dimensioni più o meno di un pallone da gioco,
la nostra Terra disterebbe circa 18 metri dalla nostra stella,
Plutone orbiterebbe a 600 metri ca. dal Sole,
Proxima Centauri, la stella più vicina a noi, disterebbe 5.400 km !
Andromeda (M31), una delle galassie più vicine alla nostra, disterebbe addirittura 2.640.000 km !

 

La scienza e i suoi limiti !
Se rappresentassimo la scienza come una sorta di circonferenza, potremmo talvolta osservare che più il sapere avanza facendo crescere tale circonferenza, più si allargano i confini e gli orizzonti dell'ignoto.  (Pietro Musilli – 1-1-2002)

 

Piero Musilli:  e-mail: pietromusilli@tiscali.it  - Sito web: http://web.tiscali.it/pmusilli

 

 

  

Progetto SETI

By:  http://www.pd.astro.it/

Nel campo della ricerca dei segnali radio extraterrestri, la più importante organizzazione esistente, che opera da circa 25 anni, è il SETI (acronimo per Search for  Extra Terrestrial Intelligence, cioè ricerca di vita intelligente extraterrestre). E’un’organizzazione per iniziativa della NASA, ma oggi finanziata da privati, che utilizza per il proprio scopo i maggiori radiotelescopi del mondo…

 

Prime ipotesi

Si può dire che l’attuale ricerca SETI abbia avuto origine nel 1959 quando in quell’anno i fisici Giuseppe Cocconi e Philip Morrison pubblicarono un articolo sulla rivista British Science Journal Nature, in cui sottolineavano che in linea di principio sarebbe stato possibile comunicare con civiltà aliene usando onde radio nel range delle micro-onde.
In questo modo si aprivano due interessanti possibilità:

1) Intercettare segnali inviati nello spazio da altre civiltà;

2) Ricevere segnali inviati appositamente da civiltà aliene desiderose di comunicare.

SETI indica non un progetto ben preciso, ma qualunque esperimento finalizzato alla ricerca dei segnali da parte di civiltà extraterrestri. L’idea è quella di riuscire a “sentire” gli alieni visto che trovandosi molto lontano può risultare molto più difficile “vederli”. I radiotelescopi scandagliano il cielo 24 ore su 24 registrando su diverse frequenze, un “rumore”  proveniente dallo spazio. In seguito  queste registrazioni vengono analizzate sperando di captare qualcosa che non sia il solito “rumore di fondo”, ma un segnale di evidente origine artificiale e non viceversa. Questo programma ha richiesto più di 15 anni di preparazione, per approntare strumenti e modalità, ma è stato cancellato nel 1993. Infatti il senatore del Nevada Richard Bryan, con il pretesto di voler ridurre le spese federali, convinse il Congresso a cancellare i finanziamenti agli esperimenti SETI della NASA  Phoenix e Serendip.
Purtroppo questa cancellazione portò non pochi problemi. Infatti anche se oggi viene gestito e finanziato privatamente, vi è un aumento dei costi in gestione, visto che non potendo più utilizzare i radiotelescopi della NASA si devono affittare i radiotelescopi di Parke.

 

 

Habitat cosmici

Malgrado l’ampiezza degli studi che restano da realizzare, gli astronomi coinvolti in SETI vogliono compierli per precisare meglio quali sono le stelle bersaglio che meritano un’attenzione particolare e prioritaria. La maggior parte dei programmi SETI condotti sino a questo momento, osservano le stelle che “assomigliano di più al nostro Sole”. Il Sole è una stella di tipo G5, la sua temperatura è di seimila gradi, il suo diametro un milione e quattrocentomila chilometri, la sua durata di vita dieci miliardi di anni.
Le stelle F non vivono che un miliardo di anni e, sebbene abbiano ampie zone abitabili, poiché il loro forte irraggiamento arriva lontano, sono poco interessanti per SETI, dal momento che la vita evoluta non ha avuto molto tempo per svilupparsi. In ogni modo esse sono poco numerose.

             

 

Habitat inattesi

Oltre alle zone abitabili attorno alle stelle, dove la presenza di eventuale acqua liquida sui pianeti è determinata dalla loro atmosfera e dall’energia che esse ricevono dalle loro stelle, sono concepibili altre zone, partendo da altre sorgenti di calore. Il secondo satellite di Giove, Europa, sfera liscia di tremila chilometri di diametro, è probabilmente interamente ricoperto da uno strato d’acqua di cinquanta chilometri di spessore, la cui superficie, è gelata. Si pensa che l’acqua vi si sia mantenuta liquida in profondità in seguito ad un mescolamento gravitazionale, dovuto a Giove e ad un effetto di risonanza orbitale causato da Io, il satellite più vicino. Le maree prodotte liberebbero abbastanza calore per mantenere, in profondità, l’acqua al di sopra dello zero centigrado. D’altra parte queste maree sono, su Io, tanto vigorose da produrvi un vulcanismo attivo di composti solforosi del tutto infernale. E’ possibile inoltre che esistano dei nuclei di comete giganti dove sarebbe ancora possibile trovare delle sacche di acqua liquida.

 

 

 

Il primo ascolto

All’incirca nello stesso periodo un giovane radioastronomo americano Frank Drake, era giunto in modo indipendente  alle stesse conclusioni e nella primavera del 1960 iniziò a condurre le prime ricerche di segnali radio artificiali provenienti dalle stelle utilizzando il radiotelescopio da 30 metri di Green Bank, West Virginia,USA. Per due mesi Drake puntò l’antenna di un radiotelescopio di 25 metri verso due stelle simili al sole relativamente vicino a noi. Precisamente  due stelle di questo tipo: Tau Ceti e Ipsilon Eridani, distanti dalla Terra circa 11 anni luce. Egli scelse di ascoltare alla lunghezza d’onda di 21 cm corrispondente alla frequenza di 1,420 MHz (tale frequenza era stata indicata anche da Cocconi e Morrison per la sua rilevanza astronomica: ricordiamo che l’idrogeno è l’elemento più abbondante dell’Universo. Se una civiltà extraterrestre fosse sviluppata tecnologicamente almeno quanto la nostra, sarebbe sicuramente a conoscenza di questo fatto e potrebbe utilizzare questa frequenza per inviarci dei messaggi.

Se da un lato Drake non ebbe la fortuna di ascoltare alcuni segnali extraterrestre, dall’altro il suo progetto chiamato Ozma (dal nome della regina della immaginaria terra di Oz), spronò altri astronomi a proseguire la sua ricerca. In particolare furono sensibili a questo progetto i Russi. Negli anni 60 la ricerca SETI fu dominata dall’Unione Sovietica, i cui scienziati adottarono spesso strategie innovative. Per esempio invece di osservare stelle vicine, venivano usate antenne quasi omnidirezionali per tenere sotto osservazione vaste porzioni di cielo, facendo affidamento sull’esistenza anche di poche civiltà aliene ma molto avanzate tecnologicamente e quindi in grado di produrre trasmissioni di enorme potenza. Agli inizi degli anni Settanta, L’Ames Research Center di Mountain View (California) della NASA si interessò alla ricerca e si impegnò a mettere a punto la tecnologia necessaria. Un gruppo di ricercatori sotto la guida di Bernard Oliver (della Hewlett-Packard Corporation) diede corpo a un progetto, noto come Progetto Ciclope. Anche se la schiera gigante di radiotelescopi consigliata nel Progetto Ciclope non fu mai costruita, la crescente percezione che tale ricerca potesse avere dopotutto una ragionevole possibilità di successo portò, specialmente in America, ad una rinnovata attività nel campo. Furono avviati molti nuovi progetti di ricerca, alcuni di essi durano tuttora usando via via tecnologie più sofisticate. Tra questi vanno ricordati per esempio il Progetto Meta della Planetary Society, il Progetto Serendip, svolto dall’Università della California, e un lungo programma di osservazione della Ohio State University.

 

 

Segnali a banda stretta

Avendo individuato la banda delle frequenze più favorevoli per dare inizio a SETI è necessario esaminare in quali condizioni un segnale può propagarsi il più lontano possibile. Quando un radio-astronomo cerca di registrare un debole segnale, i suoi strumenti sono perturbati da ogni genere di fluttuazioni parassite: i parassiti naturali (temporali) od umani (industrie); tutte queste variazioni costituiscono quello che viene chiamato “rumore di fondo”, ed è proprio da questo rumore che bisogna estrarre il segnale. Conseguentemente se si è alla ricerca di segnali deliberatamente concepiti per trasportare lontano delle informazioni, si ha interessi a concentrarsi  sulla ricerca di segnali a banda molto stretta. Questo è in effetti l’approccio  americano, adottato dalla NASA per il suo programma SETI. Tuttavia sono possibili anche altri metodi, in particolare la strategia sovietica, più legata alla individuazione di fughe astro-tecnologiche non intenzionali, a banda di frequenza non necessariamente stretta. 

 

Piccolo schema dei principali eventi nella storia della radioastronomia:
1895…Prima trasmissione radio della storia effettuata da Guglielmo Marconi;
1931…Jansky scopre le onde radio provenienti dallo spazio;
1937…Reber costruisce il primo radiotelescopio;
1957…Il radiotelescopio Lowell viene costruito a Jodrell Bank;
1963…Vengono scoperte le quasar;
1967…Vengono scoperte le pulsar.

 

 

Il Programma NASA

Alla fine degli anni Settanta la NASA aveva varato due programmi SETI che avrebbero usato una duplice strategia. Il gruppo della Ames Research Centre avrebbe “esplorato” le 1000 stelle simili al Sole più vicine a noi con una strumentazione in grado di individuare  e raccogliere anche segnali deboli e sporadici (progetto chiamato “Target Search”) mentre un gruppo al Jet Propulsion Laboratori (JPL) in Pasodena, California avrebbe scandagliato la totalità del cielo (in cerca di segnali “forti” da qualunque direzione). Dopo 10 anni di accurata preparazione, la NASA, nel 1988 finanziò il progetto che richiese ulteriori anni per divenire operativo. Tuttavia dopo neanche un anno di attività, il Congresso USA tagliò i fondi e il progetto fu terminato.

 

 

 

Le tre ipotesi

Trent’anni dopo le prime iniziative, teoriche e sperimentali, di Cocconi, Morrison e Drake, SETI è diventato un affare da cento milioni di dollari negli Stati Uniti. Tuttavia le critiche sono ancora numerose, almeno in Francia. E’ pertanto importante illustrare in modo adeguato le sue argomentazioni.
Come in ogni iniziativa scientifica seria, SETI elabora alcune ipotesi di lavoro ragionevoli, ne trae le conseguenze, poi tenta di verificarle, per mezzo dell’osservazione o della sperimentazione, prima di spingersi oltre,evitando, con questo una speculazione gratuita.

1) La vita sulla Terra è il risultato dell’evoluzione naturale del processo fisico del Cosmo…”Fisico” è preso nel suo significato ampio di scienze naturali: chimica,biologia,ecc. In ogni modo ipotesi non significa dogma,  assioma, verità o principio; se un’ipotesi sembra valida in tutti i casi in cui possiamo verificarla, questa non implica che sia effettivamente un principio. Molto spesso questi falsi principi, vengono demoliti da una nuova indagine sperimentale o osservazionale. Che nulla possa superare la velocità della luce è un fatto indiscutibile, ma già le fluttuazioni della fisica permettono, in certe circostanze,dei superamenti anche se minimi;

2) Ciò che è accaduto sulla Terra è potuto accadere altrove…Ci sono in media decine di miliardi di stelle in ogni galassia, e nell’Universo osservabile, fino all’orizzonte cosmologico…Tra questi miliardi di decine di stelle  il 10% è simile al nostro Sole. Per di più la nostra Terra non esiste che da quattro miliardi e mezzo di anni, mentre l’Universo ha debuttato con il Big Bang  quindici miliardi di anni or sono, e la maggior parte delle sue galassie lo occupano da una buona dozzinali miliardi di anni, vale a dire il triplo dell’età della Terra. Gli “altrove” potenziali dunque non mancano.

3) L’intelligenza umana non è il nee plus ultra di ciò che il cosmo ha potuto produrre…Sono stati necessari quattro miliardi e mezzo di anni per arrivare al nostro stadio attuale. Tuttavia, altre stelle di tipo solare esistono da un tempo ben più lungo; eppure, in epoche molto remote, le stelle non avendo elementi più pesanti dell’elio, non potevano avere pianeti di tipo terrestre. Una stima ragionevole permette di datare le stelle di tipo solare più antiche ad una decina di miliardi di anni nel passato. Queste stelle hanno dunque su di noi un vantaggio di cinque miliardi di anni. Nessuno può scartare l’eventualità che in miliardi di anni, in miliardi di galassie, contenenti miliardi di stelle, processi evolutivi fisici abbiano potuto portare  a risultati più avanzati di quelli della nostra Terra.

 

 

 

Attualmente… (nel 1996)

Attualmente, come abbiamo detto, le ricerche SETI, in America, vengono portate avanti, senza fondi federali, principalmente da tre gruppi di ricerca...

1) In primo luogo abbiamo il Progetto Phoenix, a Mountain View, California, attualmente l'unico programma di ricerca in grado di rilevare segnali impulsati. Con un budget annuale di 3 milioni di dollari il Phoenix, utilizzando i più grandi radiotelescopi sulla Terra, sta studiando le eventuali emissioni provenienti da 1000 stelle di tipo solare situate entro 150-anni-luce dal nostro pianeta. Durante la 5° Conferenza Internazionale sulla Bioastronomia svoltasi nel luglio del 1996 a Capri, Jill Tarter ha descritto una fase recentemente completa del progetto Phoenix. Tramite il radiotelescopio da 70 metri di diametro a Parkes (New South Walles - Australia), sono state monitorate 202 stelle di tipo solare, ottenendo 39 allarmi spuri ma nessun segnale radio verificabile. Tarter valuta questo un successo poichè si sono potute eliminare le interferenze di origine terrestre mediante un confronto dei dati del telescopio di Parkes con quelli di uno strumento più piccolo a 230 chilometri di distanza.

2) I componenti elettronici del Phoenix sono stati ora collegati anche all'antenna di 45 metri di Green Bank (nei pressi di quella, più piccola, utilizzata nel 1960 dal progetto Ozma). Lì gli scienziati del Phoenix intendono proseguire il radiascolto di stelle potenzialmente interessanti fino al 1998, quando il progetto si trasferirà all'antenna gigante (più di 300 metri) di Arecibo. Mentre il Phoenix ascolta una stella alla volta, altri progetti SETI spazzano l'intera volta celeste, alla ricerca di segnali potenti ma intermittenti che abbiano una deriva di frequenza ("chirp").

3) Questi rilievi sono condotti dal progetto Serendip 4°. Sponsorizzato dall'università di California (Berkeley), Serendip è passato dai 100 canali di venti anni fa all'attuale capacità di 4 milioni di canali. Si progetta di estendere le frequenze monitorate a 168 milioni, quando l'antenna gigante di Arecibo tornerà in servizio dopo 24 milioni di dollari di spese e inoltre un miglior pacchetto software. Abbiamo poi il progetto Beta dell'Università di Harvard, ove è ubicata un'antenna di 26 metri di diametro. Pur avendo un'antenna più piccola rispetto a quelle dei progetti Phoenix e Serendip, Beta dispone di un'elettronica tale da esaminare più di 2 milioni di canali ogni 16 secondi. E sebbene non disponga come Phoenix di una parabola di supporto per eliminare le interferenze in radio-frequenza, la sua singola antenna esegue un confronto mediante tre lobi paralleli ed è quindi in grado di tagliare fuori il rumore radio terrestre. Meta, il predecessore di Beta finanziato nel 1985 da Steven Spielberg, registrò durante la sua attività 37 segnali radio di apparente origine extraterrestre, che però non furono mai ripetuti. Questi ricordavano il segnale captato all'Ohio State University nel 1977 in direzione della costellazione del Sagittario, verso il centro galattico. Nel 1993 Paul Horowitz, fisico dell'università di Harvard e Carl Sagan, Università di Cornell, notavano sull'Astrophysical Journal che gran parte dei segnali promettenti originavano dal piano galattico - ove dovrebbero concentrarsi stelle, pianeti e, probabilmente, vita intelligente. "Non siamo a conoscenza di alcun processo astrofisico che possa spiegare i segnali candidati a banda stretta registrati dal Meta", scrissero Horowitz e Sagan, "e non abbiamo trovato alcuna correlazione tra la posizione delle sorgenti dei segnali e oggetti astrofisici insoliti". Un  altro scienziato dell'Università di Harvard, Darren Leigh, ha affermato, nell'ambito della conferenza di Capri, che "il problema non è se c'è vita là fuori, ma riuscire a puntare i telescopi uno verso l'altro e iniziare una conversazione. Ora possiamo spedire un telegramma interstellare a 1000 anni-luce di distanza a un costo energetico di circa 1 dollaro a parola". Ai progetti sopra descritti vanno aggiunti il Meta 2 argentino, per la ricerca nel cielo australe, e la formazione di un SETI Institute in Australia per continuare il monitoraggio del progetto Phoenix.                                                           

 

 

 

 

Siamo la forma di vita più avanzata dell’Universo…

Molti dei partecipanti del Progetto SETI nutrirebbero perplessità su un “ET” nei paraggi…Inutile aspettare che qualche “ET” arrivi sulla Terra: nell’Universo ci sono molte forme di vita ma, con ogni probabilità, è l’uomo il solo essere intelligente del cosmo. Secondo il settimanale britannico “Observer”, di questa teoria si va convincendo un numero sempre maggiore di scienziati che partecipano al SETI:

“Siamo la forma più avanzata di vita della galassia”ha scritto sull’ultimo numero della rivista americana “Scientific American” l’astronomo britannico Ian Morrison responsabile del Progetto SETI in Gran Bretagna, ha spiegato che sulla Terra la vita si è evoluta sino ai suoi livelli attuali grazie a “una serie di situazioni favorevoli” che altri pianeti e sistemi solari non possono aver avuto. Il Sole ad esempio è una stella che emana radiazioni stabili. Quelle che provengono dagli altri astri, proprio per le loro forti oscillazioni, distruggerebbero tutte le forme di vita evoluta. Solo batteri o altri microrganismi possono sopravvivere in queste condizioni. L’opinione corrente è che la Terra non abbia quelle qualità cosi uniche e particolari attribuitele invece dagli scienziati che propendono per questa nuova teoria, e che quindi qualche nuova civiltà possa esistere. E’ da almeno 30 anni che specialisti di tutto il mondo, con potenti radiotelescopi sorvegliano le galassie in attesa di qualche segnale radio emanato da mondi lontani.

“Abbiamo scandagliato solo una piccola parte della nostra galassia e non si può ancora escludere che qualche “ET”, prima o poi, salta fuori, ha detto all’Observer Sir Martin Rees, uno dei massimi astronomi britannici. Ma gli scettici replicano che se sull’Universo ci fossero altri esseri intelligenti, magari molto più evoluti di noi, a questo punto si sarebbero già fatti vivi.

 

 

 

Civiltà extraterrestri  

Quante probabilità ci sono che queste civiltà esistano davvero?

E’ ovvio che non si possono fare dei calcoli che abbiano un vero fondamento, ma qualcuno ci ha comunque provato per vedere che cosa poteva venirne fuori…
L’interesse di questo esercizio di immaginazione è duplice: da un lato mostra quali siano i vari “sbarramenti” che è necessario superare  per arrivare nella zona di alta probabilità; dall’alto questi calcoli permettono di rendersi concretamente conto dell’enorme quantità di stelle e di galassie che esistono nell’Universo.
Ecco quindi una serie di tabelle probabilistiche, con l’avvertenza che naturalmente esse non  possono avere  alcun valore scientifico; si tratta solo di un gioco intellettuale , anche se le valutazioni sono state fatte da persone competenti.

Numero di stelle nella nostra galassia. Ottimista 300 miliardi; pessimista 100 miliardi.

Numero di sistemi solari simili al nostro. Ottimista 1,7% di 300 miliardi = 5 miliardi circa; pessimista 0,1% di 100 miliardi = 100milioni.

Numero di Sistemi Solari simili al nostro con un pianeta in posizione giusta. Ottimista 20% di 5 miliardi 0 1 miliardo; pessimista 10% di 100 milioni = 10 milioni.

Numero di pianeti adatti alla vita su cui può essersi sviluppata una forma di tipo batterico. Ottimista 100% di 1 miliardo = 1 miliardo; moderato 50% di 10 milioni = 5 milioni; pessimista 0,01% di 10 milioni = 1000.

Numero di pianeti sui quali da forme di vita di tipo batterico avrebbero  potuto svilupparsi forme di vita  di tipo pluricellulare. Ottimista 70% di 1 miliardo = 700 milioni; moderato 20% di 5 milioni = 1 milione; pessimista 5% di 1000 = 50.

Numero di pianeti sui quali partendo da forme di vita di  tipo pluricellulare avrebbero potuto svilupparsi forme intelligenti. Ottimista 90% di 700 milioni = 600 milioni circa; moderato 25% di 1 milione = 250.000; pessimista 2% di 50 = 1.

Numero di pianeti sui quali, partendo da forme intelligenti, avrebbe potuto svilupparsi una civiltà tecnologica. Ottimista 100% di 600 milioni; moderato 100% di 250.000 = 250.000; pessimista 5% di 1 = 0,05.

Numero di pianeti della Galassia sui quali potrebbe esistere  oggi una civiltà tecnologica. Ottimista 0,1% di 600 milioni = 600.000; moderato 0,02% di 250.000 = 50; pessimista 0,0002% di 0,05 = 0,0000001.

Fin qui il calcolo è riferito solo alla nostra galassia. Ma si calcola che nell’Universo le galassie siano circa 100 miliardi. Moltiplicando quindi per 100 miliardi i dati precedenti si ottiene:

Numero di civiltà tecnologiche oggi nell’Universo. Ottimista 60 milioni di miliardi; moderato 5000 miliardi; pessimista 10.000.

Naturalmente si tratta di un semplice gioco intellettuale, che non vuole dimostrare niente. Anche perché ci sono da considerare molti altri fattori che possono rendere il calcolo molto più pessimistico; come il ruolo della Luna, che influisce sull’inclinazione dell’asse terrestre e sulla durata delle giornate.

 

 

 

Come potrebbero essere fisicamente gli extraterrestri?
Anche per l’uomo come per gli animali l’aspetto fisico non è casuale. Lo sviluppo tecnologico per esempio, presuppone la capacità di manipolare oggetti e quindi la stazione eretta. L’intelligenza ha bisogno di una centralina di certe dimensioni (il cervello); quindi la testa non può essere troppo piccola. Nella testa infatti si trovano concentrati i sistemi di informazione: vista, udito, olfatto, gusto. Ciò non vuol dire che in un pianeta simile alla Terra ci siano uomini simili a noi…

 

 

Un messaggio verso lo spazio
Il Programma SETI non comprende solo l’ascolto di eventuali segnali dallo spazio, ma anche l’invio di nostri segnali nel Cosmo.
Nel 1973 è stato appunto inviato dalla Terra un segnale radio verso l’infinito. Un messaggio dentro una bottiglia lanciata nello sterminato oceano cosmico. L’operazione è stata compiuta nell’Osservatorio di Arecibo. Il messaggio consisteva in una serie di impulsi in sequenza, in codice binario,che una volta ricomposti davano luogo a una specie di schema di parole crociate con 1600 spazi. Le caselle bianche e quelle nere disegnavano schematicamente una serie di immagini: un uomo stilizzato, una molecola di DNA, i pianeti del Sistema Solare, e vari simboli e informazioni in linguaggio scientifico. Il radiotelescopio è stato puntato verso un ammasso globulare di stelle, chiamato M13, costituito da centinaia di migliaia di stelle, e ha inviato un potentissimo segnale radio, ripetuto più volte. Chissà se questo messaggio è stato ricevuto da qualcuno, le probabilità sono bassissime.

 

Sonde Voyager
Le sonde Voyager hanno compiuto uno straordinario viaggio verso i pianeti esterni del Sistema Solare, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta. Ancora oggi esse sono in viaggio e il Voyager 2, nel 1998, supererà in distanza dalla Terra un’altra sonda, il Pioneer 10, diventando l’oggetto costruito dall’uomo più lontano nello spazio. A bordo di ciascun Voyager vi è una specie di compact-disc che racchiude una “enciclopedia cosmica” destinata a eventuali extraterrestri.

 

 

 

 

Il famoso"WOW!"   

By:  www.pd.astro.it

Il 15 agosto 1977 l'Ohio State University Radio Observatory rilevò un segnale tuttora considerato il più promettente candidato ad essere un "messaggio" di provenienza extraterrestre, il cosiddetto "segnale wow!" (a causa della parola scritta a margine del tabulato del calcolatore di Jerry Ehman). Il segnale superò di 15 dB il rumore medio di fondo in un singolo canale. L'analisi del segnale indicò che la sorgente era dotata di moto siderale (era cioè ferma rispetto alle stelle) e la "firma" doppler confermò che non era stato prodotto da interferenze terrestri. Le coordinate d'antenna indicavano che il segnale era stato emesso da una stella di tipo solare nelle vicinanze. La sola condizione richiesta per un segnale SETI a non essere soddisfatta era la ripetibilità. D'altro canto, poiché Big Ear aveva un'apertura del fascio estremamente ridotta, e poteva osservare in un dato istante solo una parte su un milione dell'intero Cielo, non ci si poteva aspettare che il segnale si ripetesse.

 

 

Il famoso "WOW!"   

By: www.seti-italia.cnr.it

Non si può comunque dimenticare il famoso "WOW signal" ricevuto con il radiotelescopio della Ohio State University nel 1977.
La sera del 15 agosto 1977, alle 23 e 16 ora legale della costa orientale degli Stati Uniti, un segnale radio a banda molto stretta e di particolare potenza raggiunse il nostro pianeta e venne registrato dal radiotelescopio Big Hear (il grande orecchio) mentre era in corso una sorveglianza radio nell'ambito del programma SETI dell'Università. Lo strumento operava in modo automatico e non c'era la presenza di alcun operatore.
Alcuni giorni dopo Jerry R. Ehman, uno dei ricercatori che aveva realizzato parte del software dell'impianto, passò a raccogliere i dati per analizzarli.
Mentre scorreva uno dei tabulati contenenti i valori di intensità radio rilevati dai 50 canali di cui era composto l'analizzatore di spettro, sentì un brivido lungo la schiena.
Sul canale numero 2, anzichè la colonna dei soliti numerini "1 o 2" lesse stupefatto la sequenza "6EQUJ5"; era esattamente la sequenza che si sarebbe aspettato di trovare se, un giorno, un segnale molto potente e di banda strettissima avesse raggiunto la terra.
Colto di sorpresa, l'unico commento che gli riuscì spontaneo di scrivere sul tabulato fu la fatidica esclamazione "WOW" e "WOW" fu il nome che rese famoso in tutto il mondo quel segnale.
Questa sequenza, apparentemente incomprensibile, stava ad indicare la presenza per una durata di circa 2-3 minuti, di un segnale con frequenza tipica dell'idrogeno neutro interstellare a 1420 Mhz e con una banda non più larga di 10 Khz la cui intensità, al massimo, raggiungeva e superava di oltre 30 volte il rumore di fondo cosmico.
In quel momento il radiotelescopio puntava verso una zona a circa 18° a sud dell'equatore galattico e a 21° dal centro della Via Lattea, in piena costellazione del Sagittario.
Sono passati 20 anni da quel giorno, gli stessi scopritori ed altri ricercatori stanno ancora oggi dibattendo il caso, purtroppo il WOW signal non si è più ripresentato e non ci sono ulteriori dati che permettano di far luce su questo che qualcuno ancora oggi definisce un segnale misterioso.
In cuor suo però il Dr. Jerry è certo che questo potrebbe essere il primo segnale radio proveniente da una civiltà intelligente situata verso il nucleo della nostra Galassia ricevuto dall'uomo e si augura che altri centri di ascolto captino in futuro "WOW signals" simili o più potenti.

The Drake Equation

What do we need to know about to discover life in space ?  Frank Drake, 1961

How can we estimate the number of technological civilizations that might exist among the stars? While working as a radio astronomer at the National Radio Astronomy Observatory in Green Bank, West Virginia, Dr. Frank Drake (now Chairman of the Board of Trustees of the SETI Institute) conceived an approach to bound the terms involved in estimating the number of technological civilizations that may exist in our galaxy. The Drake Equation, as it has come to be known, was first presented by Drake in 1961 and identifies specific factors thought to play a role in the development of such civilizations. Although there is no unique solution to this equation, it is a generally accepted tool used by the scientific community to examine these factors.

N = R* × fp × ne × fl × fi × fc × L

N = The number of communicative civilizations
The number of civilizations in the Milky Way Galaxy whose radio emissions are detectable.

R* = The rate of formation of suitable stars
The rate of formation of stars with a large enough "habitable zone" and long enough lifetime to be suitable for the development of intelligent life.

fp = The fraction of those stars with planets
The fraction of Sun-like stars with planets is currently unknown, but evidence indicates that planetary systems may be common for stars like the Sun.

ne = The number of "earths" per planetary system
All stars have a habitable zone where a planet would be able to maintain a temperature that would allow liquid water. A planet in the habitable zone could have the basic conditions for life as we know it.

fl = The fraction of those planets where life develops
Although a planet orbits in the habitable zone of a suitable star, other factors are necessary for life to arise. Thus, only a fraction of suitable planets will actually develop life. And we must consider the role of the Moon.

fi = The fraction life sites where intelligence develops
Life on Earth began over 3.5 billion years ago. Intelligence took a long time to develop. On other life-bearing planets it may happen faster, it may take longer, or it may not develop at all.

fc = The fraction of planets where technology develops
The fraction of planets with intelligent life that develop technological civilizations, i.e., technology that releases detectable signs of their existence into space.

L = The "Lifetime" of communicating civilizations
The length of time such civilizations release detectable signals into space.
 

(By: http://www.seti.org/science/drake-bg.html)

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Sottofondo musicale:
Pink Floyd
- "Shine On You Crazy Diamond", tratto dal cd
"Wish You Were Here" (1975)

 

 

 


Roma 30-7-2004, Pietro Musilli
Web: 
http://web.tiscali.it/pmusilli      E-mail:  pietromusilli@tiscali.it
 

 

 

 

 

 

 

 


 

 
 
 
 
 
 
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