Frank Drake e il SETI o Search For
Extraterrestrial Intelligence
Materiale tratto dal sito web del
S.E.T.I.: www.seti-italia.cnr.it
Una delle prove più
importanti che la vita intelligente esiste nell'Universo è quella che non ha
mai provato a contattarci.
Frank Drake, probabilmente
influenzato dalla pubblicazione nel 1959 sulla rivista "Nature" di un articolo
di Philip Morrison e Giuseppe Cocconi in cui si prospettava lidea di utilizzare le
onde radio quale mezzo per comunicare con civiltà extraterrestri, decise di dare avvio al
primo programma (SETI - Search For
Extraterrestrial Intelligence) di ricerca di vita intelligente
nello spazio.
Successivamente l8 aprile 1960 alle quattro del mattino Drake,
assieme allastrofisico Otto Struve, puntò il radiotelescopio da 42 metri di Green
Bank in Virginia (Usa) verso le stelle "Tau Ceti" e "Epsilon Eridani",
distanti circa 11 anni luce da noi.
Era il primo tentativo
nella storia dellumanità di cercare di contattare altre civiltà al di fuori del
pianeta Terra.
PREMESSA
La probabilità che esistano altre forme di
vita nell'Universo si incrementa ogni giorno di più. Sono stati già scoperti
un centinaio di pianeti orbitanti intorno ad altre stelle, ed il cosmo
abbonda degli stessi elementi chimici che costituiscono le nostre cellule.
Tuttavia la probabilità di incontrarci o ricevere i loro eventuali segnali
radio è molto più bassa, a causa delle enormi distanze tra i corpi celesti
nello spazio e delle differenze di cultura, tecnologia e quant'altro che ci
separano.
Per questo motivo la comunità
scientifica italiana si trova nella posizione di non potere dedicare (anche
se per periodi limitati) i costosi radiotelescopi di Medicina ad un
programma che potrebbe anche non dare risultati concreti.
In compenso, è
possibile accostare questo tipo di indagine (SETI) alla ricerca tradizionale
senza incidere sui costi. Questo è l'obiettivo centrato dal sistema
Serendip IV che cerca segnali radio alieni lavorando in parallelo alle
osservazioni in corso al radiotelescopio in cui è installato senza
alterarle. Tale apparecchio cerca segnali radio di provenienza
extraterrestre alla frequenza e puntamento richiesti in quel momento dal
radioastronomo all'interno di un determinato programma osservativo; in
questo modo si può lavorare gratuitamente per 24 ore al giorno e per tutto
l' anno.
Il SETI-Italia è un programma a fondi "zero" ed è particolarmente utile
perché con la stessa acquisizione dati Serendip IV, si possono monitorare le
interferenze radio terrestri. Queste ultime, infatti minano continuamente e
sempre più l'operatività dei radiotelescopi.
Il SETI, quindi, è ricerca pura volta esclusivamente al fine di avere la
certezza di non essere soli! Nulla a che vedere sulla possibilità di
instaurare dialoghi interstellari che, al momento, a nostro avviso rimane
solo un affascinante tema per la fiction cinematografica.
INTRODUZIONE
Anche la più
intelligente delle ricerche non presenta naturalmente garanzie di successo.
Tuttavia, abbiamo una forte e ponderata speranza di successo. Abbiamo
passato i confini degli oceani, siamo andati oltre la Luna e Marte nello
spazio interstellare. Con il passare degli anni ci porremo, senza desiderio
di speculazione ma basandosi su solide e ripetibili investigazioni, la
domanda di tutte le domande: "Siamo le sole menti pensanti tra le stelle? Il
primo segnale che riveleremo ci darà la risposta!
Philp Morrison, MIT October 12,
1993
La
nostra via lattea è una dei 100 miliardi di galassie presenti nell’universo
osservabile. Il nostro sole è solo una delle 200 miliardi di stelle che
appartengono alla nostra galassia Astronomi e fisici hanno confermato che il
nostro sole e la nostra galassia sono corpi non inusuali o differenti dalle
altre galassie e stelle.
Nelle ultime decine di anni,
l’evoluzione in questi studi hanno anche dimostrato che i pianeti non sono
una rara eccezione, ma sono una parte naturale del processo di formazione
delle stelle. Tanto è vero che si è stimato che i pianeti potrebbero essere
un miliardo solo nella nostra galassia.
Esperimenti biologici, effettuati applicando sorgenti di energia naturale
quali elettricità e calore a composti che costituivano l’atmosfera primitiva
della terra, hanno generato involontariamente i componenti organici
fondamentali che costituiscono la chimica della vita. In aggiunta a ciò, i
radioastronomi hanno scoperto che le molecole e atomi base alla vita quali
idrogeno, azoto, ossigeno, carbonio, silicio e fosforo, esistono in gran
quantità anche nelle profondità dello spazio interstellare. I geologi hanno
dimostrato che la terra è rimasta senza vita solo per una piccola parte dei
suoi anni, e che i primi organismi unicellulari si siano sviluppati
immediatamente dopo la formazione del pianeta. Come risultante di questi
studi ci si può sbilanciare dicendo che, passati milioni di anni in
condizioni di relativa stabilità, la vita semplice potrebbe tramutarsi in
vita intelligente e che, in qualche caso, potrebbe evolvere in una civiltà
tecnologicamente avanzata. Da questi ragionamenti é nato il progetto SETI,
cercare vita intelligente nelle profondità dello spazio. Ma dove e come
cercare la prova di altri esseri viventi?
Un modo diretto per scoprire se esiste vita intelligente nei dintorni del
nostro sistema solare, è cercare qualche segnale radio artificiale che
provenga dallo spazio interstellare e che, come si sa, risulta il mezzo di
comunicazione più efficace e veloce di fino ad ora conosciuto. Come si sa le
onde elettromagnetiche a più alta frequenza emanate dalla terra, si
espandono alla velocità della luce intorno al nostro pianeta. Anche noi
terrestri emettiamo radiazioni elettromagnetiche “involontarie”.
Calcolando che le trasmissioni sono cominciate circa 50 anni fa, queste
emissioni radio, radar e televisive riempiono una sfera intorno al nostro
pianeta di circa 100 anni luce di diametro. Ciò significa che una civiltà
extraterrestre che utilizza la nostra medesima tecnica di comunicazione, che
desideri comunicare con altre civiltà e che si trovi ad una distanza
inferiore a 100 anni luce, puntando una antenna verso il nostro pianeta e
sintonizzando il proprio ricevitore ad una frequenza giusta, potrebbe
ricevere le nostre trasmissioni. Tutto questo rimane vero se il rumore di
fondo dell’universo non supera la potenza del segnale che si propaga.
Se vuoi chiarirti le idee su cosa vuol dire veramente SETI, in questo sito
web troverai una raccolta di articoli scritti dai più autorevoli giornalisti
italiani più una serie di documenti veramente esaurienti.
Potrai conoscere i protagonisti internazionali che anno iniziato e
proseguono in questa entusiasmante ricerca e potrai soddisfare tutte le tue
curiosità leggendo questa corposa raccolta di documentazione e di link.
Ma non è tutto....... in futuro anche tu potrai partecipare attivamente a
questa ricerca.
Bastera' avere un computer e un collegamento a internet e tanta buona
volonta' per partecipare al SETINET (CRIACESIA Milano) e al SETI HOME ITALIA.
Sfortunatamente al momento non abbiamo sufficiente man power per attivare
questo programma........la nostra speranza e' trovare giovani laureandi in
informatica e ingegneria elettronica disposti a sviluppare la propria tesi
su questi particolari argomenti.
I pianeti extrasolari
Il 25 Ottobre 1995 Mayor e Queloz annunciano
ufficialmente la scoperta del primo pianeta extrasolare in orbita attorno
alla stella "51 Pegasi". Alla fine del mese di luglio del 2002 sono stati
scoperti, in via indiretta, al di fuori del nostro Sistema solare, ben 100
pianeti !
Soltanto nella nostra galassia “Via Lattea”, che nell’Universo è in
compagnia con circa altre cento miliardi di galassie, ci sarebbero secondo
alcuni scienziati un miliardo di pianeti simili alla Terra e molti di questi
sarebbero abitati.
E’ stato calcolato che esistono
circa 100 miliardi di galassie con una media di circa 100 miliardi di stelle
per galassia: un numero di stelle corrispondente circa al numero di 1022,
ossia 10 con 22 zeri, 10.000.000.000.000.000.000.000 di stelle, un numero
(da una citazione di
Carl Sagan)
quasi sicuramente superiore
al numero dei granelli di sabbia di tutte le spiagge della Terra!
Nel cosmo, come è noto, le distanze sono immense!
Ma quanto è lontana la stella più vicina ?
In proporzione, se
potessimo ridurre il Sole alle dimensioni più o meno di un pallone da gioco,
la nostra Terra disterebbe circa 18 metri dalla nostra stella,
Plutone orbiterebbe a 600 metri ca. dal Sole,
Proxima Centauri, la stella più vicina a noi, disterebbe 5.400 km !
Andromeda (M31), una delle galassie più vicine alla nostra, disterebbe
addirittura 2.640.000 km !
La scienza e i suoi limiti !
Se rappresentassimo la scienza come una
sorta di circonferenza, potremmo talvolta osservare che più il sapere avanza
facendo crescere tale circonferenza, più si allargano i confini e gli
orizzonti dell'ignoto. (Pietro
Musilli – 1-1-2002)
Progetto SETI
By:
http://www.pd.astro.it/
Nel
campo della ricerca dei segnali radio extraterrestri, la più importante
organizzazione esistente, che opera da circa 25 anni, è il SETI (acronimo
per Search for Extra Terrestrial Intelligence, cioè ricerca di vita
intelligente extraterrestre). E’un’organizzazione per iniziativa della NASA,
ma oggi finanziata da privati, che utilizza per il proprio scopo i maggiori
radiotelescopi del mondo…
Prime ipotesi
Si può dire che l’attuale ricerca SETI abbia
avuto origine nel 1959 quando in quell’anno i fisici Giuseppe
Cocconi e Philip Morrison pubblicarono un articolo sulla rivista British
Science Journal Nature, in cui sottolineavano che in linea di principio
sarebbe stato possibile comunicare con civiltà aliene usando onde radio nel
range delle micro-onde.
In questo modo si aprivano due interessanti possibilità:
1) Intercettare segnali inviati nello spazio
da altre civiltà;
2) Ricevere segnali inviati appositamente da
civiltà aliene desiderose di comunicare.
SETI indica non un progetto ben preciso, ma
qualunque esperimento finalizzato alla ricerca dei segnali da parte di
civiltà extraterrestri. L’idea è quella di riuscire a “sentire” gli alieni
visto che trovandosi molto lontano può risultare molto più difficile
“vederli”. I radiotelescopi scandagliano il cielo 24 ore su 24 registrando
su diverse frequenze, un “rumore” proveniente dallo spazio. In seguito
queste registrazioni vengono analizzate sperando di captare qualcosa che non
sia il solito “rumore di fondo”, ma un segnale di evidente origine
artificiale e non viceversa. Questo programma ha richiesto più di 15 anni di
preparazione, per approntare strumenti e modalità, ma è stato cancellato
nel 1993. Infatti il senatore del Nevada Richard Bryan, con il pretesto
di voler ridurre le spese federali, convinse il Congresso a cancellare i
finanziamenti agli esperimenti SETI della NASA Phoenix e Serendip.
Purtroppo questa cancellazione portò non pochi problemi. Infatti anche se
oggi viene gestito e finanziato privatamente, vi è un aumento dei costi in
gestione, visto che non potendo più utilizzare i radiotelescopi della NASA
si devono affittare i radiotelescopi di Parke.
Habitat cosmici
Malgrado l’ampiezza degli studi che restano
da realizzare, gli astronomi coinvolti in SETI vogliono compierli per
precisare meglio quali sono le stelle bersaglio che meritano un’attenzione
particolare e prioritaria. La maggior parte dei programmi SETI condotti sino
a questo momento, osservano le stelle che “assomigliano di più al nostro
Sole”. Il Sole è una stella di tipo G5, la sua temperatura è di
seimila gradi, il suo diametro un milione e quattrocentomila chilometri, la
sua durata di vita dieci miliardi di anni.
Le stelle F non vivono che un miliardo di anni e, sebbene abbiano ampie zone
abitabili, poiché il loro forte irraggiamento arriva lontano, sono poco
interessanti per SETI, dal momento che la vita evoluta non ha avuto molto
tempo per svilupparsi. In ogni modo esse sono poco numerose.
Habitat inattesi
Oltre
alle zone abitabili attorno alle stelle, dove la presenza di eventuale acqua
liquida sui pianeti è determinata dalla loro atmosfera e dall’energia che
esse ricevono dalle loro stelle, sono concepibili altre zone, partendo da
altre sorgenti di calore. Il secondo satellite di Giove, Europa, sfera
liscia di tremila chilometri di diametro, è probabilmente interamente
ricoperto da uno strato d’acqua di cinquanta chilometri di spessore, la cui
superficie, è gelata. Si pensa che l’acqua vi si sia mantenuta liquida in
profondità in seguito ad un mescolamento gravitazionale, dovuto a Giove e ad
un effetto di risonanza orbitale causato da Io, il satellite più vicino. Le
maree prodotte liberebbero abbastanza calore per mantenere, in profondità,
l’acqua al di sopra dello zero centigrado. D’altra parte queste maree sono,
su Io, tanto vigorose da produrvi un vulcanismo attivo di composti solforosi
del tutto infernale. E’ possibile inoltre che esistano dei nuclei di comete
giganti dove sarebbe ancora possibile trovare delle sacche di acqua liquida.
Il primo ascolto
All’incirca nello stesso periodo un giovane
radioastronomo americano Frank Drake, era giunto in modo
indipendente alle stesse conclusioni e nella primavera del 1960 iniziò a
condurre le prime ricerche di segnali radio artificiali provenienti dalle
stelle utilizzando il radiotelescopio da 30 metri di Green Bank, West
Virginia,USA. Per due mesi Drake puntò l’antenna di un radiotelescopio di 25
metri verso due stelle simili al sole relativamente vicino a noi.
Precisamente due stelle di questo tipo: Tau Ceti e Ipsilon
Eridani, distanti dalla Terra circa 11 anni luce. Egli scelse di
ascoltare alla lunghezza d’onda di 21 cm corrispondente alla frequenza di
1,420 MHz (tale frequenza era stata indicata anche da Cocconi e Morrison
per la sua rilevanza astronomica: ricordiamo che l’idrogeno è
l’elemento più abbondante dell’Universo. Se una civiltà extraterrestre fosse
sviluppata tecnologicamente almeno quanto la nostra, sarebbe sicuramente a
conoscenza di questo fatto e potrebbe utilizzare questa frequenza per
inviarci dei messaggi.
Se da
un lato Drake non ebbe la fortuna di ascoltare alcuni segnali
extraterrestre, dall’altro il suo progetto chiamato Ozma (dal nome della
regina della immaginaria terra di Oz), spronò altri astronomi a proseguire
la sua ricerca. In particolare furono sensibili a questo progetto i Russi.
Negli anni 60 la ricerca SETI fu dominata dall’Unione Sovietica, i cui
scienziati adottarono spesso strategie innovative. Per esempio invece di
osservare stelle vicine, venivano usate antenne quasi omnidirezionali per
tenere sotto osservazione vaste porzioni di cielo, facendo affidamento
sull’esistenza anche di poche civiltà aliene ma molto avanzate
tecnologicamente e quindi in grado di produrre trasmissioni di enorme
potenza. Agli inizi degli anni Settanta, L’Ames Research Center di Mountain
View (California) della NASA si interessò alla ricerca e si impegnò a
mettere a punto la tecnologia necessaria. Un gruppo di ricercatori sotto la
guida di Bernard Oliver (della Hewlett-Packard Corporation) diede corpo a un
progetto, noto come Progetto Ciclope. Anche se la schiera gigante di
radiotelescopi consigliata nel Progetto Ciclope non fu mai costruita, la
crescente percezione che tale ricerca potesse avere dopotutto una
ragionevole possibilità di successo portò, specialmente in America, ad una
rinnovata attività nel campo. Furono avviati molti nuovi progetti di
ricerca, alcuni di essi durano tuttora usando via via tecnologie più
sofisticate. Tra questi vanno ricordati per esempio il Progetto Meta della
Planetary Society, il Progetto Serendip, svolto dall’Università della
California, e un lungo programma di osservazione della Ohio State
University.
Segnali a banda stretta
Avendo individuato la banda delle frequenze
più favorevoli per dare inizio a SETI è necessario esaminare in quali
condizioni un segnale può propagarsi il più lontano possibile. Quando un
radio-astronomo cerca di registrare un debole segnale, i suoi strumenti sono
perturbati da ogni genere di fluttuazioni parassite: i parassiti naturali
(temporali) od umani (industrie); tutte queste variazioni costituiscono
quello che viene chiamato “rumore di fondo”, ed è proprio da questo
rumore che bisogna estrarre il segnale. Conseguentemente se si è alla
ricerca di segnali deliberatamente concepiti per trasportare lontano delle
informazioni, si ha interessi a concentrarsi sulla ricerca di segnali a
banda molto stretta. Questo è in effetti l’approccio americano, adottato
dalla NASA per il suo programma SETI. Tuttavia sono possibili anche altri
metodi, in particolare la strategia sovietica, più legata alla
individuazione di fughe astro-tecnologiche non intenzionali, a banda di
frequenza non necessariamente stretta.
Piccolo schema dei principali eventi nella
storia della radioastronomia:
1895…Prima trasmissione radio
della storia effettuata da Guglielmo Marconi;
1931…Jansky scopre le onde radio provenienti dallo spazio;
1937…Reber costruisce il primo radiotelescopio;
1957…Il radiotelescopio Lowell viene costruito a Jodrell Bank;
1963…Vengono scoperte le quasar;
1967…Vengono scoperte le pulsar.
Il Programma NASA
Alla fine degli anni Settanta la NASA aveva
varato due programmi SETI che avrebbero usato una duplice strategia. Il
gruppo della Ames Research Centre avrebbe “esplorato” le 1000 stelle simili
al Sole più vicine a noi con una strumentazione in grado di individuare e
raccogliere anche segnali deboli e sporadici (progetto chiamato “Target
Search”) mentre un gruppo al Jet Propulsion Laboratori (JPL) in Pasodena,
California avrebbe scandagliato la totalità del cielo (in cerca di segnali
“forti” da qualunque direzione). Dopo 10 anni di accurata preparazione, la
NASA, nel 1988 finanziò il progetto che richiese ulteriori anni per divenire
operativo. Tuttavia dopo neanche un anno di attività, il Congresso USA
tagliò i fondi e il progetto fu terminato.
Le tre ipotesi
Trent’anni dopo le prime iniziative,
teoriche e sperimentali, di Cocconi, Morrison e Drake, SETI è diventato un
affare da cento milioni di dollari negli Stati Uniti. Tuttavia le critiche
sono ancora numerose, almeno in Francia. E’ pertanto importante illustrare
in modo adeguato le sue argomentazioni.
Come in ogni iniziativa scientifica seria, SETI elabora alcune ipotesi di
lavoro ragionevoli, ne trae le conseguenze, poi tenta di verificarle, per
mezzo dell’osservazione o della sperimentazione, prima di spingersi
oltre,evitando, con questo una speculazione gratuita.
1) La vita sulla Terra è il risultato
dell’evoluzione naturale del processo fisico del Cosmo…”Fisico” è preso nel
suo significato ampio di scienze naturali: chimica,biologia,ecc. In ogni
modo ipotesi non significa dogma, assioma, verità o principio; se
un’ipotesi sembra valida in tutti i casi in cui possiamo verificarla, questa
non implica che sia effettivamente un principio. Molto spesso questi falsi
principi, vengono demoliti da una nuova indagine sperimentale o
osservazionale. Che nulla possa superare la velocità della luce è un fatto
indiscutibile, ma già le fluttuazioni della fisica permettono, in certe
circostanze,dei superamenti anche se minimi;
2) Ciò che è accaduto sulla Terra è potuto
accadere altrove…Ci sono in media decine di miliardi di stelle in ogni
galassia, e nell’Universo osservabile, fino all’orizzonte cosmologico…Tra
questi miliardi di decine di stelle il 10% è simile al nostro Sole. Per
di più la nostra Terra non esiste che da quattro miliardi e mezzo di anni,
mentre l’Universo ha debuttato con il Big Bang quindici miliardi di anni or
sono, e la maggior parte delle sue galassie lo occupano da una buona
dozzinali miliardi di anni, vale a dire il triplo dell’età della Terra. Gli
“altrove” potenziali dunque non mancano.
3) L’intelligenza umana non è il nee plus
ultra di ciò che il cosmo ha potuto produrre…Sono stati necessari quattro
miliardi e mezzo di anni per arrivare al nostro stadio attuale. Tuttavia,
altre stelle di tipo solare esistono da un tempo ben più lungo; eppure, in
epoche molto remote, le stelle non avendo elementi più pesanti dell’elio,
non potevano avere pianeti di tipo terrestre. Una stima ragionevole
permette di datare le stelle di tipo solare più antiche ad una decina di
miliardi di anni nel passato. Queste stelle hanno dunque su di noi un
vantaggio di cinque miliardi di anni. Nessuno può scartare l’eventualità
che in miliardi di anni, in miliardi di galassie, contenenti miliardi di
stelle, processi evolutivi fisici abbiano potuto portare a risultati più
avanzati di quelli della nostra Terra.
Attualmente… (nel 1996)
Attualmente, come abbiamo detto, le ricerche
SETI, in America, vengono portate avanti, senza fondi federali,
principalmente da tre gruppi di ricerca...
1) In primo luogo abbiamo il Progetto
Phoenix, a Mountain View, California, attualmente l'unico programma di
ricerca in grado di rilevare segnali impulsati. Con un budget annuale di 3
milioni di dollari il Phoenix, utilizzando i più grandi radiotelescopi sulla
Terra, sta studiando le eventuali emissioni provenienti da 1000 stelle di
tipo solare situate entro 150-anni-luce dal nostro pianeta. Durante la
5° Conferenza Internazionale sulla Bioastronomia svoltasi nel luglio del
1996 a Capri, Jill Tarter ha descritto una fase recentemente completa del
progetto Phoenix. Tramite il radiotelescopio da 70 metri di diametro a
Parkes (New South Walles - Australia), sono state monitorate 202 stelle di
tipo solare, ottenendo 39 allarmi spuri ma nessun segnale radio
verificabile. Tarter valuta questo un successo poichè si sono potute
eliminare le interferenze di origine terrestre mediante un confronto dei
dati del telescopio di Parkes con quelli di uno strumento più piccolo a 230
chilometri di distanza.
2) I componenti elettronici del Phoenix sono
stati ora collegati anche all'antenna di 45 metri di Green Bank (nei
pressi di quella, più piccola, utilizzata nel 1960 dal progetto Ozma). Lì
gli scienziati del Phoenix intendono proseguire il radiascolto di stelle
potenzialmente interessanti fino al 1998, quando il progetto si trasferirà
all'antenna gigante (più di 300 metri) di Arecibo. Mentre il Phoenix
ascolta una stella alla volta, altri progetti SETI spazzano l'intera volta
celeste, alla ricerca di segnali potenti ma intermittenti che abbiano una
deriva di frequenza ("chirp").
3) Questi rilievi sono condotti dal
progetto Serendip 4°. Sponsorizzato dall'università di California (Berkeley),
Serendip è passato dai 100 canali di venti anni fa all'attuale capacità
di 4 milioni di canali. Si progetta di estendere le frequenze monitorate
a 168 milioni, quando l'antenna gigante di Arecibo tornerà in servizio dopo
24 milioni di dollari di spese e inoltre un miglior pacchetto software.
Abbiamo poi il progetto Beta dell'Università di Harvard, ove è ubicata
un'antenna di 26 metri di diametro. Pur avendo un'antenna più piccola
rispetto a quelle dei progetti Phoenix e Serendip, Beta dispone di
un'elettronica tale da esaminare più di 2 milioni di canali ogni 16 secondi.
E sebbene non disponga come Phoenix di una parabola di supporto per
eliminare le interferenze in radio-frequenza, la sua singola antenna esegue
un confronto mediante tre lobi paralleli ed è quindi in grado di tagliare
fuori il rumore radio terrestre. Meta, il predecessore di Beta finanziato
nel 1985 da Steven Spielberg, registrò durante la sua attività 37 segnali
radio di apparente origine extraterrestre, che però non furono mai ripetuti.
Questi ricordavano il segnale captato all'Ohio State University nel 1977 in
direzione della costellazione del Sagittario, verso il centro galattico. Nel
1993 Paul Horowitz, fisico dell'università di Harvard e Carl Sagan,
Università di Cornell, notavano sull'Astrophysical Journal che gran parte
dei segnali promettenti originavano dal piano galattico - ove dovrebbero
concentrarsi stelle, pianeti e, probabilmente, vita intelligente. "Non siamo
a conoscenza di alcun processo astrofisico che possa spiegare i segnali
candidati a banda stretta registrati dal Meta", scrissero Horowitz e Sagan,
"e non abbiamo trovato alcuna correlazione tra la posizione delle sorgenti
dei segnali e oggetti astrofisici insoliti". Un altro scienziato
dell'Università di Harvard, Darren Leigh, ha affermato, nell'ambito della
conferenza di Capri, che "il problema non è se c'è vita là fuori, ma
riuscire a puntare i telescopi uno verso l'altro e iniziare una
conversazione. Ora possiamo spedire un telegramma interstellare a 1000
anni-luce di distanza a un costo energetico di circa 1 dollaro a parola". Ai
progetti sopra descritti vanno aggiunti il Meta 2 argentino, per la ricerca
nel cielo australe, e la formazione di un SETI Institute in Australia per
continuare il monitoraggio del progetto
Phoenix.
Siamo la forma di vita più avanzata dell’Universo…
Molti dei partecipanti del Progetto SETI
nutrirebbero perplessità su un “ET” nei paraggi…Inutile aspettare che
qualche “ET” arrivi sulla Terra: nell’Universo ci sono molte forme di vita
ma, con ogni probabilità, è l’uomo il solo essere intelligente del cosmo.
Secondo il settimanale britannico “Observer”, di questa teoria si va
convincendo un numero sempre maggiore di scienziati che partecipano al SETI:
“Siamo la forma più avanzata di vita della
galassia”ha scritto sull’ultimo numero della rivista americana “Scientific
American” l’astronomo britannico Ian Morrison responsabile del Progetto SETI
in Gran Bretagna, ha spiegato che sulla Terra la vita si è evoluta sino ai
suoi livelli attuali grazie a “una serie di situazioni favorevoli” che altri
pianeti e sistemi solari non possono aver avuto. Il Sole ad esempio è una
stella che emana radiazioni stabili. Quelle che provengono dagli altri
astri, proprio per le loro forti oscillazioni, distruggerebbero tutte le
forme di vita evoluta. Solo batteri o altri microrganismi possono
sopravvivere in queste condizioni. L’opinione corrente è che la Terra non
abbia quelle qualità cosi uniche e particolari attribuitele invece dagli
scienziati che propendono per questa nuova teoria, e che quindi qualche
nuova civiltà possa esistere. E’ da almeno 30 anni che specialisti di tutto
il mondo, con potenti radiotelescopi sorvegliano le galassie in attesa di
qualche segnale radio emanato da mondi lontani.
“Abbiamo scandagliato solo una piccola parte
della nostra galassia e non si può ancora escludere che qualche “ET”, prima
o poi, salta fuori, ha detto all’Observer Sir Martin Rees, uno dei massimi
astronomi britannici. Ma gli scettici replicano che se sull’Universo ci
fossero altri esseri intelligenti, magari molto più evoluti di noi, a questo
punto si sarebbero già fatti vivi.
Civiltà
extraterrestri
Quante probabilità
ci sono che queste civiltà esistano davvero?
E’ ovvio che non si possono fare dei calcoli
che abbiano un vero fondamento, ma qualcuno ci ha comunque provato per
vedere che cosa poteva venirne fuori…
L’interesse di questo esercizio di immaginazione è duplice: da un lato
mostra quali siano i vari “sbarramenti” che è necessario superare per
arrivare nella zona di alta probabilità; dall’alto questi calcoli permettono
di rendersi concretamente conto dell’enorme quantità di stelle e di galassie
che esistono nell’Universo.
Ecco quindi una serie di
tabelle probabilistiche, con l’avvertenza che naturalmente esse non
possono avere alcun valore scientifico; si tratta solo di un gioco
intellettuale , anche se le valutazioni sono state fatte da persone
competenti.
Numero di stelle nella nostra galassia.
Ottimista 300 miliardi; pessimista 100 miliardi.
Numero di sistemi solari simili
al nostro. Ottimista 1,7% di 300 miliardi = 5 miliardi circa; pessimista
0,1% di 100 miliardi = 100milioni.
Numero di Sistemi Solari simili al nostro
con un pianeta in posizione giusta. Ottimista 20% di 5 miliardi 0 1
miliardo; pessimista 10% di 100 milioni = 10 milioni.
Numero di pianeti adatti alla vita su cui
può essersi sviluppata una forma di tipo batterico. Ottimista 100% di 1
miliardo = 1 miliardo; moderato 50% di 10 milioni = 5 milioni; pessimista
0,01% di 10 milioni = 1000.
Numero di pianeti sui quali da forme di vita
di tipo batterico avrebbero potuto svilupparsi forme di vita di tipo
pluricellulare. Ottimista 70% di 1 miliardo = 700 milioni; moderato 20% di 5
milioni = 1 milione; pessimista 5% di 1000 = 50.
Numero di pianeti sui quali partendo da
forme di vita di tipo pluricellulare avrebbero potuto svilupparsi forme
intelligenti. Ottimista 90% di 700 milioni = 600 milioni circa; moderato 25%
di 1 milione = 250.000; pessimista 2% di 50 = 1.
Numero di pianeti sui quali, partendo da
forme intelligenti, avrebbe potuto svilupparsi una civiltà tecnologica.
Ottimista 100% di 600 milioni; moderato 100% di 250.000 = 250.000;
pessimista 5% di 1 = 0,05.
Numero di pianeti della Galassia sui quali
potrebbe esistere oggi una civiltà tecnologica. Ottimista 0,1% di 600
milioni = 600.000; moderato 0,02% di 250.000 = 50; pessimista 0,0002% di
0,05 = 0,0000001.
Fin qui il calcolo è riferito solo alla
nostra galassia. Ma si calcola che nell’Universo le galassie siano circa 100
miliardi. Moltiplicando quindi per 100 miliardi i dati precedenti si
ottiene:
Numero di civiltà tecnologiche oggi
nell’Universo. Ottimista 60 milioni di miliardi; moderato 5000 miliardi;
pessimista 10.000.
Naturalmente si tratta di un semplice gioco
intellettuale, che non vuole dimostrare niente.
Anche perché ci sono da considerare molti altri fattori che possono rendere
il calcolo molto più pessimistico; come il ruolo della Luna, che
influisce sull’inclinazione dell’asse terrestre e sulla durata delle
giornate.
Come potrebbero essere fisicamente gli
extraterrestri?
Anche per l’uomo come per gli animali
l’aspetto fisico non è casuale. Lo sviluppo tecnologico per esempio,
presuppone la capacità di manipolare oggetti e quindi la stazione eretta.
L’intelligenza ha bisogno di una centralina di certe dimensioni (il
cervello); quindi la testa non può essere troppo piccola. Nella testa
infatti si trovano concentrati i sistemi di informazione: vista, udito,
olfatto, gusto. Ciò non vuol dire che in un pianeta simile alla Terra ci
siano uomini simili a noi…
Un messaggio verso lo spazio
Il Programma SETI non comprende solo
l’ascolto di eventuali segnali dallo spazio, ma anche l’invio di nostri
segnali nel Cosmo.
Nel 1973 è stato appunto inviato dalla Terra un segnale radio verso
l’infinito. Un messaggio dentro una bottiglia lanciata nello sterminato
oceano cosmico. L’operazione è stata compiuta nell’Osservatorio di Arecibo.
Il messaggio consisteva in una serie di impulsi in sequenza, in codice
binario,che una volta ricomposti davano luogo a una specie di schema di
parole crociate con 1600 spazi. Le caselle bianche e quelle nere disegnavano
schematicamente una serie di immagini: un uomo stilizzato, una molecola di
DNA, i pianeti del Sistema Solare, e vari simboli e informazioni in
linguaggio scientifico. Il radiotelescopio è stato puntato verso un ammasso
globulare di stelle, chiamato M13, costituito da centinaia di migliaia di
stelle, e ha inviato un potentissimo segnale radio, ripetuto più volte.
Chissà se questo messaggio è stato ricevuto da qualcuno, le probabilità sono
bassissime.
Sonde Voyager
Le sonde Voyager hanno compiuto uno straordinario viaggio verso i pianeti
esterni del Sistema Solare, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta.
Ancora oggi esse sono in viaggio e il Voyager 2, nel 1998, supererà in
distanza dalla Terra un’altra sonda, il Pioneer 10, diventando l’oggetto
costruito dall’uomo più lontano nello spazio. A bordo di ciascun Voyager vi
è una specie di compact-disc che racchiude una “enciclopedia cosmica”
destinata a eventuali extraterrestri.
Il famoso"WOW!"
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www.pd.astro.it
Il 15 agosto 1977 l'Ohio State
University Radio Observatory rilevò un segnale tuttora considerato il più
promettente candidato ad essere un "messaggio" di provenienza
extraterrestre, il cosiddetto "segnale wow!" (a causa della parola
scritta a margine del tabulato del calcolatore di Jerry Ehman). Il
segnale superò di 15 dB il rumore medio di fondo in un singolo canale.
L'analisi del segnale indicò che la sorgente era dotata di moto siderale
(era cioè ferma rispetto alle stelle) e la "firma" doppler confermò che non
era stato prodotto da interferenze terrestri. Le coordinate d'antenna
indicavano che il segnale era stato emesso da una stella di tipo solare
nelle vicinanze. La sola condizione richiesta per un segnale SETI a non
essere soddisfatta era la ripetibilità. D'altro canto, poiché Big Ear
aveva un'apertura del fascio estremamente ridotta, e poteva osservare in un
dato istante solo una parte su un milione dell'intero Cielo, non ci si
poteva aspettare che il segnale si ripetesse.
Il famoso "WOW!"
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www.seti-italia.cnr.it
Non si può comunque dimenticare il famoso
"WOW signal" ricevuto con il radiotelescopio della Ohio State University nel
1977.
La sera del 15 agosto 1977, alle 23 e 16 ora legale della costa orientale
degli Stati Uniti, un segnale radio a banda molto stretta e di particolare
potenza raggiunse il nostro pianeta e venne registrato dal radiotelescopio
Big Hear (il grande orecchio) mentre era in corso una sorveglianza radio
nell'ambito del programma SETI dell'Università. Lo strumento operava in modo
automatico e non c'era la presenza di alcun operatore.
Alcuni giorni dopo Jerry R. Ehman, uno dei ricercatori che aveva realizzato
parte del software dell'impianto, passò a raccogliere i dati per
analizzarli.
Mentre scorreva uno dei tabulati contenenti i valori di intensità radio
rilevati dai 50 canali di cui era composto l'analizzatore di spettro, sentì
un brivido lungo la schiena.
Sul canale numero 2, anzichè la colonna dei soliti numerini "1 o 2" lesse
stupefatto la sequenza "6EQUJ5"; era esattamente la sequenza che si
sarebbe aspettato di trovare se, un giorno, un segnale molto potente e di
banda strettissima avesse raggiunto la terra.
Colto di sorpresa, l'unico commento che gli riuscì spontaneo di scrivere sul
tabulato fu la fatidica esclamazione "WOW" e "WOW" fu il nome che rese
famoso in tutto il mondo quel segnale.
Questa sequenza, apparentemente incomprensibile, stava ad indicare la
presenza per una durata di circa 2-3 minuti, di un segnale con
frequenza tipica dell'idrogeno neutro interstellare a 1420 Mhz e con
una banda non più larga di 10 Khz la cui intensità, al massimo, raggiungeva
e superava di oltre 30 volte il rumore di fondo cosmico.
In quel momento il radiotelescopio puntava verso una zona a circa 18° a sud
dell'equatore galattico e a 21° dal centro della Via Lattea, in piena
costellazione del Sagittario.
Sono passati 20 anni da quel giorno, gli stessi scopritori ed altri
ricercatori stanno ancora oggi dibattendo il caso, purtroppo il WOW
signal non si è più ripresentato e non ci sono ulteriori dati che
permettano di far luce su questo che qualcuno ancora oggi definisce un
segnale misterioso.
In cuor suo però il Dr. Jerry è certo che questo potrebbe essere il primo
segnale radio proveniente da una civiltà intelligente situata verso il
nucleo della nostra Galassia ricevuto dall'uomo e si augura che altri centri
di ascolto captino in futuro "WOW signals" simili o più potenti. |