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Kurt Gödel, il grande matematico e logico
(1906 - 1978)

Kurt Gödel (28-04-1906,
14-01-1978) è stato un matematico e logico. Nacque a Brno (oggi
nella Repubblica Ceca) sotto l'Impero Austro-Ungarico e divenne
cittadino austriaco a 23 anni e, in seguito, cittadino degli Stati
Uniti a 42 anni. Diventò in seguito professore al famoso
Institute of Advanced Studies a Princeton e amico di
Albert Einstein.
Gödel è ritenuto il più grande
logico del XX secolo e uno dei tre più grandi logici di tutti i
tempi, assieme agli altri componenti di un ipotetico triumvirato
composto da Aristotele e Frege, secondo taluni addirittura il più
grande in assoluto.
Godel ha pubblicato il suo più
famoso risultato nel 1931
all'età di soli 25 anni, epoca in cui lavorava presso l'Università
di Vienna in Austria. Tale lavoro è il famoso
Teorema di incompletezza (o di
indecidibilità) che
da lui prende il nome, secondo il quale ogni sistema assiomatico
auto-consistente in grado di descrivere l'aritmetica dei numeri
interi ammette proposizioni logiche sugli interi che non possono
essere dimostrate nè confutate a partire dagli assiomi.
Fu anche autore di un celebre
lavoro sull'ipotesi del continuo, che dimostra che essa non può
essere refutata dagli assiomi della teoria degli insiemi accettata,
assumendo che tali assiomi siano consistenti. Tale ipotesi venne poi
ampliata da Paul Cohen, che ne dimostrò l'indipendenza.
Albert Einstein
con il suo amico Kurt Gödel, il grande matematico e logico
(1906 - 1978), famoso per il fondamentale e rivoluzionario
Teorema dell'incompletezza (o indecidibilità) del 1931.
Kurt Gödel and A.Einstein.
Photographed by Oskar Morgenstern, courtesy of the
Institute for Advanced Study
(USA).


La prova
matematica dell’esistenza di Dio di Kurt Gödel
Da Wikipedia, 28-12-2009:
http://it.wikipedia.org/wiki/Kurt_G%C3%B6del
Un altro
risultato, di cui spesso si parla a sproposito, è la dimostrazione
nel
1970
dell'esistenza di
Dio,
inteso come ente che assomma tutte le qualità positive di un dato
insieme. Tale teorema deriva dal concetto di
ultrafiltro
ed ha poco a che vedere con la
teologia
tradizionale, sebbene nascesse anche da esigenze di carattere
esistenziale
e
religioso.
Per comprendere la sua Ontologisches Beweis (prova
ontologica di Dio), occorre tener
presente come Gödel avesse sempre avvertito l’urgenza di trovare un
ordine logico-matematico da porre a fondamento dell'esistenza dell'universo.
Un tale ordine gli sembrava fosse garantito solo dalla necessità
logica dell’esistenza di Dio, ossia dalla dimostrazione di un Essere
che assommi in sé le qualità positive di tutti gli enti reali. Come
nel primo teorema di incompletezza, Dio doveva rappresentare quella
Verità che non dipende da calcoli umani, ed è perciò assoluta e non
relativa. Riemerge qui l’impostazione
platonica
di Gödel, nonché la sua forte stima per il filosofo tedesco
Gottfried
Leibniz, di cui riprende la prova
ontologica e la definizione di Dio come la somma perfetta di «ogni
qualità semplice che sia positiva e assoluta»
[6].
La dimostrazione gödeliana, da lui concepita
come un
teorema
logico-formale assolutamente analogo a quelli suoi precedenti,
risulta dal fatto che non è logicamente plausibile ammettere la
possibilità di un unico Essere provvisto di tutte le "proprietà
positive", tra cui la stessa
esistenza,
senza attribuirgli una realtà effettiva, perché ciò sarebbe una
palese contraddizione in termini. Il passaggio dal piano
razionale
a quello
reale
avviene per l’impossibilità di salvaguardare la coerenza del
discorso logico qualora si negasse a Dio un’esistenza fattuale. E
conclude quindi affermando che «Dio esiste necessariamente, come
volevasi dimostrare»
[7].
Va inoltre sottolineato che a differenza dell'amico
Albert Einstein,
che concepiva Dio alla stregua di un’entità impersonale da cogliere
con la sola
ragione,
Gödel era animato anche da sentimenti di venerazione religiosa.
La
prova ontologica
di Dio non fu mai resa nota dall’autore, probabilmente per timore di
essere frainteso; essa rimase sconosciuta fino a quando venne
pubblicata postuma negli
Stati Uniti,
nove anni dopo la sua morte, all’interno di una raccolta contenente
altri scritti inediti appartenuti al matematico boemo.
http://plato.stanford.edu/archives/fall2005/entries/ontological-arguments/#6
La voce “Ontological Arguments” nella Stanford Encyclopedia of
Philosophy; la sesta sezione è dedicata alla versione di Gödel
(in inglese).
NOTE:
(6) cfr.
Leibniz, L'Essere perfettissimo esiste, in Scritti
filosofici, Utet, Torino 1967, vol. I, p. 261.
(7) vedere anche: R. G. Timossi, Prove logiche dell'esistenza di
Dio da Anselmo d'Aosta a Kurt Gödel, Marietti, Genova-Milano
2005, pp. 437-445
KURT GÖDEL
LA PROVA MATEMATICA DELL’ESISTENZA DI DIO.
Torino, Bollati Boringhieri, 2006, pp. 124
INDICE:
Prefazione di Gabriele Lolli
Nota introduttiva di Robert Merrihew Adams
Prova ontologica
Testi collegati alla prova ontologica
Appendice A. Una dimostrazione divina di Piergiorgio Odifreddi
Appendice B. Logica e teofilia. Osservazioni su una dimostrazione
attribuita a Kurt Gödel di Roberto Magari, con una presentazione
di Gabriele Lolli
Recensione
di Ivo Silvestro
– 11/12/2006
Gödel iniziò a lavorare alla prova ontologica negli anni
quaranta del secolo scorso; decise tuttavia di non divulgare il
proprio lavoro, limitandosi a discuterlo privatamente, nel febbraio
del 1970, con Dana Scott. La sua ritrosia non fu dovuta ad
un'insoddisfazione per la dimostrazione ma, come confessò a Oskar
Morgenstern, alla paura di venire frainteso: il suo interesse per la
prova ontologica era di natura esclusivamente logica, senza alcun
legame con la fede in Dio.
La
dimostrazione di Gödel, composta da 5 assiomi, 3 definizioni e 2
teoremi, è di difficile comprensione per chi non ha discrete
conoscenze di logica modale. L’edizione italiana, curata da Gabriele
Lolli e Piergiorgio Odifreddi, è fortunatamente corredata di ottimi
apparati. Purtroppo la lettura di questi contributi, e questo vale
soprattutto per il prezioso testo di Roberto Magari, è resa
difficoltosa dal fatto che questi ultimi non si riferiscono alla
versione originale di Gödel qui pubblicata, bensì a quella
presentata e divulgata da Dana Scott, che differisce dalla prima in
alcuni punti, ad esempio nell’ordine degli assiomi. I curatori
avrebbero potuto, ad esempio con delle note, evidenziare le
corrispondenze e le discrepanze, rendendo meno ostica la lettura.
Gödel inizia
la sua dimostrazione introducendo il concetto di proprietà
positiva. Introduce alla maniera dei logici matematici, ossia
senza sbilanciarsi in una definizione o, peggio, descrizione di
questo concetto: si limita a tratteggiarne alcune proprietà formali.
Il primo
assioma stabilisce, ad esempio, che se due proprietà sono positive,
allora lo è anche la loro unione. Intuitivamente, se “essere
azzurro” è una proprietà positiva e lo è anche “essere pesante”,
allora anche “essere azzurro e pesante” è una proprietà positiva.
Per il secondo
assioma, o una proprietà è positiva oppure lo è il suo contrario, ma
non lo possono essere entrambe e, è bene evidenziarlo, non possono
essere entrambe non positive. Data la proprietà “essere azzurro” e
la sua negazione “non essere azzurro”, esattamente una delle due è
positiva.
Il terzo
assioma prevede che, se una proprietà è positiva, allora essa è
necessariamente positiva e, viceversa, se una proprietà non è
positiva, allora necessariamente non lo è.
Secondo
l’interpretazione standard della logica modale, un certo enunciato è
necessario se esso è vero in tutti i mondi possibili, mentre
è possibile se è vero solamente in alcuni di questi mondi. Ciò
significa che, se in un qualsiasi mondo “essere azzurro” è una
proprietà positiva, allora lo è in tutti i mondi possibili incluso,
ovviamente, quello attuale.
Dopo le
proprietà positive, Gödel può, con la prima definizione, introdurre
il concetto di Dio come “ciò che gode di tutte le proprietà
positive”.
Gödel dedica
le definizioni 2 e 3 ai concetti di “essenza” e di “esistenza
necessaria”.
Con “essenza
di x” Gödel intende una certa proprietà dalla quale necessariamente
discendono tutte le altre proprietà di x.
L’esistenza
necessaria è definita a partire dalla essenza: x esiste
necessariamente se la sua essenza esiste necessariamente, ossia se
in tutti i mondi possibili esistono individui che godono della
proprietà essenziale di x.
Si tratta
forse dei passaggi più difficili, soprattutto per chi non è abituato
alle sottigliezze della logica matematica. Tuttavia essi
costituiscono uno dei punti più importanti del ragionamento di Gödel:
è infatti grazie a queste due definizioni che è possibile superare
la critica kantiana all’argomento ontologico. Secondo Kant,
l’esistenza non è un predicato bensì la copula di un giudizio o,
utilizzando una terminologia più vicina a Gö, l’esistenza non è una
proprietà bensì un quantificatore. L’esistenza necessaria, invece, è
una proprietà rigorosamente definita. Inoltre, in base al quarto
assioma, è una proprietà positiva.
È a questo
punto semplice verificare, nel primo teorema, che la proprietà
“essere Dio” è anch’essa una proprietà positiva.
Si può adesso
procedere alla dimostrazione vera e propria. Se Dio esiste, allora
esiste necessariamente, essendo Dio una proprietà positiva. Quindi
se è possibile che Dio esista, è allora possibile che Dio esista
necessariamente, e se è possibile che Dio esista necessariamente,
allora Dio esiste necessariamente.
La
dimostrazione è valida unicamente se è possibile che Dio esista,
ossia se è possibile combinare tra loro tutte le proprietà positive.
Come nota Odifreddi (p. 92) ciò è vero per un universo finito,
composto da un numero limitato di individui, ma può non essere vero
se l’universo è infinito. Gödel è quindi costretto a introdurre un
quinto assioma, il quale prevede che, se una certa proprietà è
positiva e questa proprietà ne implica necessariamente una seconda,
allora anche quest’ultima è positiva. Intuitivamente, se “essere
azzurro e pesante” è una proprietà positiva, allora anche “essere
azzurro” è una proprietà positiva.
Nel corso
della dimostrazione, Gödel non dice quasi nulla sulle proprietà
positive limitandosi, come si è detto, a stabilire alcune loro
proprietà formali. Solo una breve nota conclusiva spiega che
«positivo significa positivo nel senso morale estetico
(indipendentemente dalla struttura accidentale del mondo)» (p. 62).
Nei taccuini
Max-Phil sono riportate alcune osservazioni che possono
aiutare a comprendere meglio come interpretare l'espressione “senso
morale estetico”: «La prova ontologica deve basarsi sul concetto di
valore (p migliore di ~p) e su [alcuni] assiomi» (p. 68), «1.
L’interpretazione di “proprietà positiva” come “buona” (cioè come
una di valore positivo) è impossibile poiché il massimo vantaggio +
il minimo svantaggio è negativo. 2. È possibile interpretare il
positivo come perfettivo; cioè “puramente buono”, tale quindi da non
implicare alcuna negazione di “puramente buono”.» (p. 70).
Con queste
osservazioni Gödel si avvicina alla versione dell’argomento
ontologico data da Leibniz, autore che egli conosce bene e, come
nota Robert Merruhew Adams nella nota introduttiva, lo ha certamente
influenzato in questo lavoro. Tuttavia tutto questo discorso non ha
alcuna influenza sulla dimostrazione vera e propria, che considera
le proprietà positive unicamente da un punto di vista formale. È
quindi facile comprendere come mai Gödel, nella versione definitiva,
si sia limitato a quella breve nota conclusiva: ulteriori
spiegazioni avrebbero potuto venire lette come segni di un
significato etico o religioso della dimostrazione.
Il
lavoro di Gödel si vuole quindi indirizzare esclusivamente a logici
e matematici, non a teologi e fedeli, per i quali rischia comunque
di risultare inutile.
Odifreddi
evidenzia in particolare due limiti della dimostrazione. Il primo
riguarda l'immanenza di Dio: il Dio del quale Gödel dimostra
l'esistenza è immanente e non trascendente, si tratta cioè di un
ente che esiste all’interno del mondo.
Il secondo
limite della dimostrazione è costituito dagli assiomi. Gödel ne
introduce ben 5, alcuni dei quali molto vicini alla tesi da
dimostrare e, sempre secondo Odifreddi, «non è difficile dimostrare
un risultato assumendolo (quasi) come ipotesi» (p. 93). Roberto
Magari analizza inoltre la plausibilità di questi assiomi, avanzando
perplessità soprattutto su un aspetto del secondo, in base al quale
se una proprietà non è positiva lo è la sua negazione e viceversa.
Sostituendo questo assioma con uno più debole e plausibile, che si
limiti cioè a proibire che una proprietà e la sua negazione siano
entrambe positive, lasciando invece la possibilità che entrambe
non siano positive, si lascia aperta la possibilità che non
esistano enti necessariamente esistenti e quindi, in definitiva, il
teorema finale si riduce all’affermazione “Dio può esistere, ma può
anche non esistere”. È quindi necessario assumere il secondo assioma
come lo ha enunciato Gödel, per quanto poco plausibile esso possa
essere.
Questi limiti,
anche volendo dare alla prova ontologica un valore diverso da quello
meramente logico, non costituirebbero comunque un problema per Gödel,
le cui opinioni personali, tratteggiate con efficacia da Gabriele
Lolli nella Prefazione, sono marcate da un netto spiritualismo.
Convinto sostenitore dell’irriducibilità della mente al cervello e
dell’inconsistenza del meccanicismo in biologia, durante una
discussione con Rudolf Carnap manifestò una netta opposizione
all’ipotesi che l’idea di Dio sia riconducibile, psicologicamente,
alle esperienze infantili. In particolare, egli si definì un «teista
non panteista, nel solco di Leibniz più che di Spinoza» (p. 11).
La conclusione
del testo di Roberto Magari suona come una risposta alle opinioni di
Gödel: «Occorre in ogni caso stare molto in guardia contro tutto ciò
che può essere suggerito dal desiderio di credere. […] alcuni
“intellettuali” contemporanei sono ben lieti del fiorire di credenze
strampalate, argomentando che esse possono migliorare lo stato
d’umore dei credenti e costituire un arricchimento culturale. Questa
tesi, mi pare, è rovinosa e seguendola saremo sempre meno in grado
di affrontare la realtà, sempre meno liberi e in definitiva, penso,
sempre più sofferenti.» (p. 120).
http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2007-06/godel.htm
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