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Se c'è un campo dove
maggiormente fu praticato l'ostracismo femminile quello è la Scienza in
generale e l'Astronomia in particolare. Ad esempio, nel 1945, all'astronoma
Margaret Burbidge (1919-) fu negato l'uso dell'Osservatorio di Monte Palomar
perché "provvisto di bagni per soli uomini". Inoltre, nel 1780 l’astronoma
Carolina Herschel scriveva alla sua amica matematica scozzese Mary
Somerville (1780-1872): “…lo sapevi che Hildegard Von Bingen propose un
Universo eliocentrico circa trecento anni prima di Copernico? Ma chi
l’avrebbe ascoltata… era una monaca, una donna”.
A cura di:
Claudio Lopresti presidente dell’IRAS e di Pier Giorgio Liberati - Istituto
Spezzino Ricerche Astronomiche
Due siti web:
Association for Women in Science – Washington (USA):
www.awis.org
The Woman Astronomer:
www.womanastronomer.com
Le prime donne che si
dedicarono alla disciplina astronomica furono essenzialmente delle
osservatrici, si occuparono della catalogazione degli astri e redassero
tavole astronomiche. La maggior parte delle astronome che sono riuscite ad
affermarsi erano spesso affiancate da una figura maschile molto importante:
un marito, un tutore, un fratello, un padre che ha fornito loro l’istruzione
negata dalle istituzioni e venivano considerate come assistenti di chi
ufficialmente aveva un incarico astronomico. Purtroppo nei libri di storia i
loro nomi non vengono menzionati anche se hanno contribuito più di quanto
non si creda, infatti, i loro apporti non furono per nulla trascurabili. Per
vari motivi questi vennero spesso inglobati nei lavori effettuati dai mariti
o dai padri o dai fratelli per cui ora risulta difficile scindere il reale
aiuto. By:
www.bellatrixobservatory.org
NOBEL
PRIZE [http://nobelprize.org]
(al febbraio 2008)
797 Nobel Laureates!
777 individuals and 20
organizations have been awarded the Nobel Prize. Some Laureates and
organizations have been awarded more than once.
List of all women Nobel
Laureates - Only 34 women! (4,0%)
The Nobel Prize has been awarded to
34 women (1901 to 2007). Marie Curie, has been awarded the Nobel Prize two
times, in 1903 (Physics) and in 1911 (Chemistry).
Physics
1903 - Marie Curie
1963 - Maria Goeppert-Mayer
Chemistry
1911 - Marie Curie
1935 - Irène Joliot-Curie
1964 - Dorothy Crowfoot
Hodgkin
Physiology or Medicine
1947 - Gerty Cori
1977 - Rosalyn Yalow
1983 - Barbara McClintock
1986 - Rita Levi-Montalcini
1988 - Gertrude B. Elion
1995 - Christiane Nüsslein-Volhard
2004 - Linda B. Buck
Literature
1909 - Selma Lagerlöf
1926 - Grazia Deledda
1928 - Sigrid Undset
1938 - Pearl Buck
1945 - Gabriela Mistral
1966 - Nelly Sachs
1991 - Nadine Gordimer
1993 - Toni Morrison
1996 - Wislawa Szymborska
2004 - Elfriede Jelinek
2007 - Doris Lessing
Peace
1905 - Bertha von
Suttner
1931 - Jane Addams
1946 - Emily Greene Balch
1976 - Betty Williams
1976 - Mairead Corrigan
1979 - Mother Teresa
1982 - Alva Myrdal
1991 - Aung San Suu Kyi
1992 - Rigoberta Menchú Tum
1997 - Jody Williams
2003 - Shirin Ebadi
2004 - Wangari Maathai
Premi Nobel alle donne di scienza (al 2007)
Dal 1901, anno dell’istituzione del premio Nobel, sono
state solo 11 le scienziate alle quali è stato attribuito questo
riconoscimento per una disciplina scientifica nei settori della fisica,
chimica e medicina (si ricorda che il Nobel per la matematica, per
l'astronomia e per la biologia
non è previsto). Quindi solo 11 Nobel riconosciuti alla scienza femminile su
quasi 800 premi assegnati nel corso del XX secolo (appena circa il 2,0 %).
By:
www.irpps.cnr.it -
http://matematica.unibocconi.it -
www.futuroalfemminile.it -
http://it.wikipedia.org
Marie Sklodwska Curie (1867-1934) [Unica
donna a vincere due premi Nobel]
Premio Nobel sia per la fisica nel 1903 (congiuntamente al marito Pierre
Curie (1859-1906) e ad Antoine Henri Becquerel) e sia per la chimica nel
1911; fu anche la prima donna professore alla Sorbona. I famosi coniugi
Curie compirono le più complete e vaste ricerche per individuare nuove
sostanze radioattive e scoprirono il radio. Marie Curie scoprì anche il
polonio.
Iréne Curie (1897-1956)
Figlia di Marie e Pierre Curie, assieme al marito Frédéric Joliot scoprì la
radioattività artificiale e con lui contribuì anche alla scoperta del
neutrone. Entrambi i coniugi ottennero il premio Nobel per la chimica nel
1935.
Gerty Theresa Cori (1896-1957)
Biochimica ceca naturalizzata statunitense, è stata la prima donna
americana ad ottenere un Nobel in medicina (1947). Vinse il premio insieme
al marito Carl Ferdinand Cori e al fisiologo argentino Bernardo Houssay, per
le sue scoperte su come il glicogeno viene risintetizzato dall'organismo.
Marie Goeppert Mayer (1906-1972)
Nata in Germania, si laureò in fisica e si trasferì negli Stati Uniti dove
collaborò al "Progetto Manhattan", per la costruzione della bomba atomica.
Le venne riconosciuto il premio Nobel per la fisica nel 1963 grazie alla
scoperta della struttura del nucleo atomico, per la sua teoria sui "numeri
magici" che determinano la stabilità degli atomi.
Barbara McClintock (1902-1992)
Biologa statunitense, ottenne il Nobel per la Medicina nel 1983. Il
riconoscimento arrivò trenta anni dopo la sua clamorosa scoperta nella
Genetica cellulare: il codice genetico di un organismo non è un elemento
statico, bensì dinamico e condizionato dall'ambiente circostante.
Dorothy Crowfoot-Hodgkin (1910 – 1994)
E’ stata una biochimica britannica, fondatrice della diffrazione dei
raggi X e vincitrice del premio Nobel per la chimica nel 1964, «per la
determinazione delle strutture di importanti sostanze biochimiche tramite
l'uso di tecniche legate ai raggi X». Fu una donna impegnata politicamente,
si schierò contro l’utilizzo delle armi chimiche e si adoperò al fine di
superare in campo scientifico le barriere e il limiti imposti dalla guerra
fredda. Divenne membro della Royal Society nel 1947. Nel 1958 divenne membro
dell'American Academy of Arts and Sciences. Nel 1987 ottenne il Premio Lenin
per la pace grazie al suo impegno per promuovere il disarmo e il superamento
delle barriere causate dalla guerra fredda. Questi principi vennero portati
avanti all'interno del movimento Pugwash che fondò insieme ad altri
scienziati. Parallelamente fece parte dell'Accademia delle Scienze
dell'URSS, affiliazione che le costò l'interdizione all'ingresso negli Stati
Uniti per un certo periodo.
Gertrude Elion (1918-1999)
Scienziata statunitense, dedicò la sua attività scientifica alla ricerca
sul cancro dopo che questa malattia colpì suo nonno. Il Nobel per la
medicina le venne attribuito nel 1988, per lo sviluppo di numerose terapie
ottenute mediante prodotti farmaceutici. E' dalle sue ricerche che proviene
l'AZT, un farmaco (commercializzato nel 1984) impiegato nel trattamento
dell'AIDS.
Rita Levi- Montalcini (1909)
È stata insignita del premio Nobel per la medicina nel 1986 e nominata
senatrice a vita nel 2001, è socia nazionale dell'Accademia dei Lincei per
la classe delle Scienze Fisiche. Nel 1951-1952 scoprì il fattore di crescita
nervoso noto come NGF (Nerve Growth Factor), che gioca un ruolo
essenziale nella crescita e differenziazione delle cellule nervose
sensoriali e simpatiche. Per circa trenta anni proseguì le ricerche su
questa molecola proteica e sul suo meccanismo d'azione, per le quali nel
1986 è stata insignita del Premio Nobel per la medicina insieme allo
statunitense Stanley Cohen. Nella motivazione del Premio si legge: «La
scoperta del NGF all'inizio degli anni cinquanta è un esempio affascinante
di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente
caos.
Rosalyn Sussman Yalow (1921-)
Medico
statunitense, inventò una tecnica per misurare accuratamente la
concentrazione nel corpo umano di ormoni come l'insulina e l'ormone della
crescita [Development of the radioimmunoassay (RIA) technique]. Ciò
le valse il premio Nobel per la medicina nel 1977. Decise di utilizzare le
sue conoscenze scientifiche in campo sanitario dopo aver ascoltato una
conferenza di Enrico Fermi sulla fissione nucleare.
Christiane Nüsslein Volhard (1942-)
Biologa tedesca, vincitrice nel 1991 del Premio Lasker per la ricerca
medica di base e, nel 1995, del Premio Nobel per la medicina e la fisiologia
assieme a Eric Wieschaus e Edward B. Lewis, assegnato per le loro ricerche
sul controllo genetico dello sviluppo embrionale. La sua fama internazionale
risale però al 1980 quando pubblicò su "Nature" gli esiti della sua ricerca.
Le motivazioni del Nobel parlano di uno studio di geni essenziali nello
sviluppo dell'embrione umano; loro mutazioni sono responsabili di una
percentuale non trascurabili delle malformazioni congenite senza cause note.
Linda Buck (1947-)
Neurobiologa statunitense. Insieme a Richard Axel, ha vinto il premio
Nobel per la Medicina nel 2004, per le sue ricerche sui recettori olfattivi
e sul funzionamento del sistema olfattivo.
Sono probabilmente
almeno cinque i premi Nobel negati alle donne di scienza.
Cinque "Nobel negati" a scienziate di rilievo, dove in
alcuni casi vennero premiati per le stesse ricerche soltanto i loro colleghi
maschi (al 2007): By:
www.futuroalfemminile.it/
Nettie Maria Stevens (1861-1912) (fisico)
Fu una delle prime scienziate a farsi un nome nel campo della biologia. Nel
1905 ricevette il premio "Ellen Richards" e nello stesso anno pubblicò una
ricerca che rivoluzionerà le conoscenze biologiche sulla determinazione
ereditaria del sesso attraverso i cromosomi, ponendo le basi teoriche e
metodologiche su cui si fonderà nel 1910 il famoso laboratorio delle mosche
drosofile, diretto da T. H. Morgan (premio Nobel di genetica nel 1933).
Lise Meitner (1878 - 1968) (fisico)
La prima donna ad ottenere la cattedra di fisica presso una università
tedesca. Fornì la prima interpretazione esatta della fissione nucleare, ma
il Nobel fu assegnato solo ad Otto Hahn con cui aveva lavorato in questo
campo.
Rosalind Franklin (1920 – 1958) (biologa
molecolare)
Diede un contributo rilevante alla biologia molecolare, fornendo le prove
sperimentali della struttura del DNA. Per questa scoperta ricevettero il
Nobel i suoi colleghi Wilkins, Watson e Crick che realizzarono il modello a
doppia elica grazie alle fotografie della diffrazione ai raggi X del DNA
scattate dalla Franklin, che Wilkins aveva sottratto dal laboratorio della
scienziata. La verità fu rivelata solo molti anni dopo, dallo stesso Watson,
nel suo libro "La doppia elica", dove lo scienziato racconta l'episodio del
furto in termini scherzosi.
Chien-Shiung Wu (1912 – 1997) (fisico)
Professore di fisica alla Columbia University, scopritrice della non
conservazione della parità nelle interazioni deboli. Partecipò al Progetto
Manhattan. Il suo risultato scientifico più importante fu la dimostrazione,
mediante un esperimento da lei sviluppato, che il "principio di parità" fino
ad allora ritenuto intoccabile non è sempre valido in campo subatomico
(nelle interazioni deboli). Per questa scoperta il Nobel andò ai suoi
colleghi Tsung Dao Lee e Chen Ning Yang.j
Jocelyn Bell-Burnell (1943 - ) (astronoma)
[E’ presente in seguito una scheda più dettagliata]
Scoprì,
quando era ancora studente di Astronomia, i pulsar, corpi celesti la cui
apparizione fu del tutto inaspettata, poiché non si inserivano nel contesto
teorico dell'epoca. Il Nobel per la scoperta fu assegnato al relatore della
sua tesi, il professor Antony Hewish.
Inoltre, possiamo
aggiungere anche queste altre due scienziate:
Annie Jump Cannon (1863 - 1941) (fisico)
A
lei si deve la classificazione degli spettri di più di 225.000 stelle; il
risultato del suo lavoro è raccolto nel poderoso catalogo "Henry Draper"
(dal nome dei finanziatone dell'opera), ancora oggi largamente consultato.
Prima donna eletta Direttore della American Astronomical Society,
all'osservatorio dell'Università Harvard di Cambridge, Massachusetts, scoprì
300 stelle variabili, cinque novae e una "nova nana" (SS Cygni). E'
ricordata soprattutto per la lunga ricerca durante la quale analizzò e
catalogò circa 500 mila spettri stellari. Ne teorizzò le differenze,
gettando cosi le basi dello studio dell'evoluzione delle stelle. Il suo
metodo per classificarle é tuttora in uso.
Mileva Marič (1875-1948)
Nacque a Zagabria con un difetto congenito all'anca sinistra che la fece
zoppicare tutta la vita. Nel 1896 frequentando l'Eidgenössische
Technische Hochschule di Zurigo (ETHZ) conosce Albert Eistein e ne
diviene la compagna. Rimane incinta, ma, a causa del rifiuto dei genitori di
Einstein nei riguardi di una donna non ebrea, Mileva é costretta a partorire
di nascosto e ad affidare la figlia Lieserl a una nutrice. Non si sa se la
bambina sia morta di scarlattina o venne affidata in adozione dalla nutrice
che ne fece perdere le tracce ai genitori. In ogni caso, per il dispiacere
Mileva non portò a termine i suoi studi. Si sposa con Albert Einstein nel
1903, dopo la morte del padre di Albert. Ebbero altri due figli: Hans Albert
ed Eduard, che si ammalò di schizofrenia. Si separano nel 1914, lei resta a
Zurigo con i figli, lui parte per Berlino e il 14 febbraio 1919 divorziano.
Molto probabilmente il lavoro di Albert sulla relatività ristretta si avvale
anche della collaborazione di Mileva che, però, non viene nominata né come
coautrice né come collaboratrice. La scienziata rifiutò di citare il suo
nome nelle pubblicazioni di Einstein ritenendosi un tutt’uno con il marito e
affermando: “Siamo entrambi una sola pietra”.Einstein le donò, però, il
ricavato del premio Nobel che Einstein vinse nel 1921. Da allora Albert si
disinteressò dei figli.
Henrietta Swan Leavitt (1868 – 1921)
Studiò le stelle variabili
presenti nelle Nubi di Magellano, scoprì la presenza di stelle cefeidi, un
tipo particolare di stelle variabili, e nel 1912 scoprì l’importante
relazione tra magnitudine apparente media osservata e periodo delle stelle
cefeidi. Diversi scienziati proposero il suo nome per il premio Nobel del
1925, ma lei, già ammalata da tempo, morì nel 1921.
[Successivamente, nella presente pagina, è presente una scheda più
dettagliata].
En Hedu'Anna (circa 2354 a.C.)
Nella storia dell'umanità En Hedu'Anna è la prima donna che si sia occupata
di scienza di cui vi sia una testimonianza. En Hedu'Anna era la figlia di
Sargon I il Grande della città di Akkad (2335-2279 a.C.) in Mesopotamia
settentrionale, capitale dell'impero accadico. Di En Hedu'Anna si sa,
purtroppo, molto poco; alla corte del padre studiava i movimenti della Luna
e delle stelle cercando di fissare, come tanti altri scienziati, quei
parametri che in seguito permisero ai babilonesi di giungere a quelle
conoscenze sofisticate che sono state l'impulso fondamentale per l'umanità.
I babilonesi diedero un'enorme importanza all'osservazione e allo studio dei
corpi celesti ritenendo che nel movimento degli astri si esprimesse il
volere degli dei e si potesse comprendere il destino dell'uomo. Questa
ricerca che combinava religione e astronomia li portò alla massima
conoscenza astrale di quei tempi; costruirono mappe astrali in cui si
potevano riconoscere i segni dello zodiaco, calcolarono le fasi lunari, il
mese lunare, la sua orbita e studiarono i motivi delle eclissi, misurarono
il moto dei pianeti, i movimenti stellari, l'anno solare, il giorno di
ventiquattro ore, l'ora di sessanta minuti e il minuto di sessanta secondi;
fissarono le misure di lunghezza, peso e tempo che furono alla base della
conoscenza degli altri popoli. Essi esaminarono le posizioni dei pianeti per
secoli e notarono che ciclicamente ritornavano nello stesso luogo,
chiamarono questi percorsi i "grandi cicli". Stabilirono i cicli di Marte,
Mercurio, Giove, Saturno e Venere, annotando i passaggi in prossimità di
stelle di riferimento e i segni zodiacali; di alcuni definirono le date di
inizio e di fine dei moti retrogradi e le date delle opposizioni.
By: www.scienzaonline.com/
Aglaonike (Gr.
Ἀγλαονίκη, tra il II e
il IV secolo a.C.)
Aglaonike o Aganice di Tessalia era figlia di Egetore o Egemone. Secondo
talune fonti è considerata come la prima astronoma e divenne famosa per
essere stata un’abile osservatrice, ma soprattutto celebre per la corretta
previsione di eclissi di Sole e di Luna, essendo in grado di stabilire con
esattezza i tempi e i luoghi delle eclissi lunari. Pare che fosse anche a
conoscenza del ciclo lunare di circa 18 anni, denominato Saros,
scoperto dagli antichi astronomi babilonesi. Le sue eccezionali capacità di
predizione furono attribuite all’arte magica, piuttosto che a competenze
scientifiche. Il fatto di essere donna, rendeva tutto ciò ancora più
incredibile e straordinario, pertanto il popolo la considerava come una
strega che potesse esercitare un potere sugli altri attraverso il timore
suscitato dall’apparente controllo dei fenomeni naturali. E’ menzionata
negli scritti di Plutarco e di Apollonio di Perga (o Apollonio di Perge).
By: www.bellatrixobservatory.org
Ipazia (Hypatia) (Alessandria d'Egitto, 370
–ivi, 415)
Hypatia
od Ipazia di Alessandria. O, secondo una tradizione non fondata, sarebbe
forse Francesco Maria Della Rovere , duca di Urbino (dalla: “La scuola di
Atene” - Raffaello).
Matematica, astronoma,
filosofa
ellenistica,
pagana. Poté studiare l'astronomia,
la
matematica,
la
filosofia
e le
scienze,
sebbene donna insegnò pubblicamente filosofia ed appartenne alla corrente
neoplatonica.
Ottenne il rispetto di tutti per la sua sapienza ed ebbe una notevole
influenza politica sulla città, e in particolare sul prefetto imperiale,
Oreste. La sua fama deriva soprattutto dalla sua uccisione da parte di
fanatici cristiani, che l'ha fatta considerare una martire del
Paganesimo.
Ipazia (Hypatia) fu una vittima del conflitto tra Fede e Ragione e ciò
accadde nel marzo del 415, quando un assassinio impresse, come disse Gibbon
nell’opera “Declino e caduta dell’impero romano”, una macchia indelebile"
sul cristianesimo. La vittima fu una donna: Ipazia, detta "la musa" o "la
filosofa" e il mandante un vescovo: Cirillo, patriarca di Alessandria
d'Egitto. Il contesto storico in cui l'avvenimento ebbe luogo è il periodo
in cui il cristianesimo effettuò una mutazione genetica, cessando di essere
perseguitato con l'editto di Costantino nel 313, diventando religione di
Stato con l'editto di Teodosio nel 380, e iniziando a sua volta a
perseguitare nel 392, quando furono distrutti i templi greci e bruciati i
libri "pagani.
Figlia di Teone, rettore dell'università di Alessandria e famoso matematico
egli stesso, Ipazia e suo padre sono passati alla storia scientifica per i
loro commenti ai classici greci: si devono a loro le edizioni delle opere di
Euclide, Archimede e Diofanto che presero la via dell'Oriente durante i
secoli, e tornarono in Occidente in traduzione araba, dopo un millennio di
rimozione.
Fu la sola matematica per più di un millennio: per trovarne altre, da Maria
Gaetana Agnesi a Sophie Germain, bisognerà attendere il Settecento.
Ma Ipazia fu anche l'inventrice di un modello di astrolabio, del planisfero
e dell'idroscopio, oltre che la principale esponente alessandrina della
scuola neoplatonica. L’astrolabio perfezionato e progettato da Ipazia era
formato da due dischi metallici forati, ruotanti uno sopra l’altro mediante
un perno rimuovibile. Tale strumento era utilizzato per calcolare il tempo,
per definire la posizione del Sole, delle stelle e dei pianeti; inoltre,
pare che mediante questo strumento essa risolse alcuni problemi di
astronomia sferica.
Le fonti le attribuiscono tre opere, oggi perdute:
- Commentario sull'Almagesto
di
Tolomeo,
completamento o redazione editoriale di un'opera del padre (astronomia).
- Commentario sull'Arithmetica
di
Diofanto di Alessandria
(matematica)
- Commentario sulle Coniche di
Apollonio di Perga
(geometria).
È possibile che abbia scritto anche altre opere di cui non ci è pervenuta
notizia.
Le sue opere sono andate perdute, ma alcune copie sono state ritrovate nel
Quattrocento; per ironia della sorte, nella Biblioteca Vaticana. Le uniche
notizie di prima mano su di lei ci vengono dalle lettere di Sirenio di
Cirene: l'allievo prediletto che, dopo averla chiamata "madre, sorella,
maestra e benefattrice", tradì il suo insegnamento e passò al nemico,
diventando vescovo di Tolemaide.
Il razionalismo di Ipazia, che non si sposò mai ad un uomo perché diceva di
essere già "sposata alla verità" costituiva un contro altare troppo evidente
al fanatismo di Cirillo. Uno dei due doveva soccombere e non poteva che
essere Ipazia, il vaso di coccio contro quello di ferro.
Nel marzo del
415,
secondo talune fonti, su ordine di
San Cirillo di
Alessandria, un gruppo di cristiani
fanatici aggredì la filosofa mentre ritornava a casa e poi fu scarnificata
con conchiglie affilate, smembrata e bruciata. . L'avvenimento è raccontato
in fonti sia di parte pagana che cristiana.
Oreste denunciò il fatto a Roma, ma Cirillo dichiarò che Ipazia era sana e
salva ad Atene. Dopo un'inchiesta, il caso venne archiviato "per mancanza di
testimoni". La battaglia fra fede e ragione si concluse con vincitori e
vinti, e il mondo ebbe ciò che seppe meritarsi. Come si vede, già i puri
fatti sono sufficienti ad imbastire un discreto romanzo, come ha fatto
Caterina Contini nel suo libro “Ipazia e la notte”. Se poi questi fatti sono
riconosciuti con attenzione psicologica e filosofica, e narrati con
scrittura dolce e ispirata, allora diventa ottimo, e permette alla figura di
Ipazia di stagliarsi luminosa nel buio della notte che la inghiottì insieme
alla verità, sua sposa.
A lei è stato anche dedicato “238 Hypatia”, il quale è un asteroide della
fascia principale, scoperto nel 1884, del diametro medio di circa 148,49 km.
Tratto da: La Stampa, 21-8- 1999,
supplemento Tutto Libri tempo Libero", a cura di P.Odifreddi e tratto da
Wikipedia.
Hildegard von Bingen (1098-1179)
E’ stata una religiosa benedettina e mistica tedesca (controcorrente e
anticonformista). È venerata come Santa dalla Chiesa cattolica. Fu anche
scrittrice, musicista, cosmologa, artista, drammaturga, guaritrice,
linguista, naturalista, filosofa, poetessa, consigliera politica, profetessa
e compositrice di musica. Nel corso della sua vita ebbe visioni mistiche e
profetiche di grande intensità che raccontò in alcuni suoi libri: il “Liber
Scivias”, scritto nell’arco di dieci anni; il “Liber Vitae Heritorum” e il
“Liber Divonorum Operum”. Lei infatti, fin da piccola, provò esperienze
involontarie di visioni mistiche, seguite da dolorose infermità fisiche e
riuscì poi a riconoscere queste esperienze come una sorgente trans–personale
di rivelazioni profetiche, delle quali si faceva portatrice verso l’umanità.
Tra queste, forse la rivelazione più importante fu quella della teoria
dell’Universo eliocentrico, che veniva avanzata circa 300 anni prima di
Copernico, peraltro questa tesi era già stata proposta da Aristarco di Samo.
Le sue composizioni liriche e musicali, per lo più inni, antifone e
salmodie, vennero raccolte in Symphonia armoniae celestium revelationum.
Tali composizioni sono oggi ascoltabili in compact disk.
Sophie Brahe
(1559-1643)
Fu
considerata una delle donne più erudite della sua epoca. Autodidatta e
sorella del celebre astronomo Tycho, gli fece da assistente nell’isola di
Hven presso il suo personale Osservatorio Astronomico. Forse fu molto più
di una semplice collaboratrice, infatti, elaborarono assieme il modello che
prese il nome di Ticonico. I suoi svariati interessi spaziarono
dall’orticultura alla medicina, dall’alchimia alla storia. Provenendo da
famiglia benestante ricevette un’educazione privata, com’era d’uso
all’epoca, ed adeguata al suo rango. Studiò il tedesco ed il latino, ma gran
parte degli interessi intellettuali che sviluppò furono legati a quelli del
fratello maggiore Tycho, il quale, dopo gli studi di diritto e filosofia
presso le Università di Copenaghen e di Lipsia, avrebbe dovuto seguire la
carriera diplomatica, ma invece si dedicò completamente allo studio degli
astri, una delle discipline che li accomunerà. All’età di quattordici anni
Sophie è già assistente di Tycho a Kunstorp durante l’osservazione
dell’eclisse lunare avvenuta l’8 dicembre del 1573, che avevano calcolato
assieme in precedenza; ma cruciale fu l’anno precedente e precisamente la
sera dell’11 novembre del 1572, quando comparve in cielo, nella
costellazione di Cassiopea, una nuova stella. La studiarono tramite un
sestante, con bracci molto lunghi, utilizzato per effettuare misure di
posizione dello strano fenomeno celeste che rimase visibile per 18 mesi, in
seguito venne descritto nella prima opera con il solo nome di Tycho De nova
stella (La stella nuova). L’evento astronomico che aveva attratto
l’attenzione dei Brahe, non era altro che una “nova” ovvero una stella che
aumenta la propria luminosità in modo violento. Questo avvenimento
spettacolare e misterioso non s’inseriva nel modello planetario tolemaico,
fatto di stelle fisse ed immutabili. I fratelli astronomi non furono seguaci
del modello copernicano, ma per giustificare un così strano fenomeno che non
s’inseriva più nei cieli immutabili degli antichi, ipotizzarono un modello
di universo in parte geocentrico ed in parte eliocentrico, in cui
sostanzialmente il Sole e la Luna ruotavano attorno alla Terra e gli altri
cinque pianeti: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno ruotavano attorno al
Sole. Questo sistema prese il nome di Ticonico, ed è triste constatare che
non ci sia dato sapere quanto il contributo di Sophie, che Tycho era solito
definire Urania, sua musa ispiratrice, influenzò questo nuovo modello.
Il contributo da lei apportato
all’astronomia non venne mai riconosciuto autonomamente ed oggi non è più
possibile ricostruire la sua partecipazione al lavoro del fratello poiché
non esistono documenti specifici sulla sua vita e sulla sua opera. Il
filosofo e fisico Pierre Gassendi scrive nella biografia di Tycho Brahe che
la sorella era dotata di eccezionali conoscenze in matematica ed astronomia.
By: www.arabafelice.it
- www.bellatrixobservatory.org - Gabriella Bernardi
Maria Cunitz (1610-1664)
Astronoma
polacca che molte volte fu considerata la seconda Ipazia, in quanto donna
molto erudita (parlava sei lingue, poetessa, pittrice, musicista con
conoscenze matematiche, mediche, storiche e soprattutto astronomiche). Si
sposò a venti anni con un medico ed astronomo dilettante molto più vecchio
di lei che la incoraggiò nei suoi studi astronomici. Nonostante gli scarsi
mezzi finanziari che non le permettevano di utilizzare strumenti di
osservazione adeguati, elaborò le posizioni dei pianeti soltanto attraverso
calcoli manuali e corresse diversi errori di Keplero trovati nelle tabelle
delle sue tavole (le Tabulae Rudolphinae) e semplificò la sua opera.
Nonostante la guerra dei Trentanni riuscì a proseguire nei suoi studi ed a
pubblicare i suoi risultati nel 1650 nell’opera “Urania Propizia” stampato
in latino e in tedesco, tale opera contiene oltre alle tabelle semplificate
di Keplero, considerazioni generali sull’astronomia e sulle sue basi
teoriche. By: www.bellatrixobservatory.org
- Gabriella Bernardi
Margaret
Cavendish (1623-1673)
La duchessa Margaret Cavendish
scrisse quindici opere scientifiche e nel suo salotto fondò il “Circolo
Newcastle” ovvero una società di discussione scientifica della quale fece
parte tra i filosofi di fama anche Renè Descartes conosciuto come Cartesio,
ma a quei tempi le fu impedito di assistere alle sessioni dei lavori della
Royal Society. Fu questo un esempio di un fenomeno abbastanza diffuso
all’epoca, in cui circoli aristocratici gestiti da nobili donne furono
importanti centri di sviluppo e diffusione delle nuove teorie scientifiche.
Inoltre in essi si sviluppò l’idea delle Società scientifiche e delle
Accademie, che tuttavia rimasero a frequentazione esclusivamente maschile.
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Gabriella Bernardi
Elisabetha Koopman-Hevelius (1647-1693)
Astronoma
polacca che fin da piccola si dilettava di astronomia e a soli sedici anni
divenne la seconda moglie di un ricco commerciante di Danzica di 36 anni più
vecchio che fortunatamente condivideva la sua stessa passione, ovvero il
famoso Johannes Hevelius (1611–1687). Il loro osservatorio privato venne
fatto costruire sui tre tetti di case confinanti ed essa ne divenne
responsabile facendo anche da assistente ai numerosi astronomi che lo
visitavano. Anche loro cercarono di migliorare le tabelle delle orbite
planetarie di Keplero e di compilare un catalogo stellare, ma un incendio
distrusse l’osservatorio e i loro dati astronomici. Elisabetha dopo la morte
del marito proseguì da sola l’avventura pubblicando i risultati delle sue
osservazioni. Solo due opere ci sono giunte con la sua firma: il Firmamentum
sobieskanum e Prodromus astronomiae il più vasto catalogo astrale a tutt'oggi
esistente ottenuto senza l’ausilio del telescopio, che conteneva la
posizione esatta di quasi 2000 stelle. By:
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Maria Winkelmann (1670-1720)
Nacque a
Panitsch, vicino Lipsia; da giovane si interessò di astronomia e continuò
anche quando si sposò con l'astronomo Gottfried Kirch. Assieme fondarono
l’osservatorio di Berlino e per anni fece il turno con suo marito scrutando
il cielo con il telescopio e dedicandosi all’elaborazione dei calcoli per le
effemeridi. Come spesso accadeva, tutte le cose che scoprì furono incluse
nei lavori del marito, per esempio, nel 1702 scoprì una cometa che venne
pubblicata sotto il nome del consorte e solo dopo alcuni anni le venne
ufficialmente attribuita. Pubblicò vari trattati che riguardavano la
congiunzione Venere-Saturno del 1712, uno studio sulla congiunzione
Sole-Venere-Saturno del 1714 e sull’osservazione dell’aurora boreale. Alla
morte del marito continuò le sue osservazioni, ma inizialmente le venne
negato il compito della compilazione del calendario perché, anche se il
lavoro era sempre stato effettivamente svolto da lei, l’Accademia delle
Scienze aveva ufficialmente conferito l’incarico al marito. Per non creare
un precedente riguardo la presenza di donne presso un istituto pubblico,
l’Accademia respinse la sua richiesta di ammissione nonostante fosse
appoggiata dal fisico-filosofo Gottfried Leibniz. In seguito fu ammessa come
astronoma all’osservatorio del barone Krosigk dove lavorò in qualità di
maestro dei figli del barone. Qui pubblicò effemeridi e continuò la sua
opera di calcolo dei calendari per conto della città di Breslavia,
Norimberga, Dresda oltre che dell’Ungheria, fino alla sua morte. Anche sua
figlia Christine Kirch assistette a lungo il fratello nelle osservazioni e
nei calcoli astronomici e per molti anni le venne affidato il calcolo dei
calendario per conto della Slesia. By: www.bellatrixobservatory.org - Gabriella Bernardi
Maria Clara Eimmart (1676-1707)
Con la diffusione del telescopio, i trattati di astronomia erano
affiancati da appendici con delle illustrazioni, una delle prime donne a
cimentarsi nel mestiere di disegnatrice fu Maria Clara Eimmart di Norimberga
che imparò il mestiere dal padre, pittore di successo, incisore ed astronomo
dilettante. Divenne disegnatrice minuziosa di tavole astronomiche, in
particolare di comete, macchie solari, eclissi e montagne lunari che furono
frutto di accurate osservazioni e che divennero ben presto strumenti di
vitale importanza per la comunità scientifica che non aveva ancora a
disposizione la fotografia. By:
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Gabrielle-Emilie du Châtelet
(1706-1749)
Marchesa
francese a cui va il merito di aver
determinato in Francia il passaggio dalla scienza cartesiana alla fisica di
Newton tramite la sua attività divulgativa. Nel 1745 iniziò la traduzione ed
il commento, con la consulenza scientifica del matematico Clairaut alla “Philosophiae
naturalis principia matematica” di Newton pubblicato nel 1687, libro
dove vengono esposte le leggi del moto e della gravità, lavorandoci senza
risparmio di energie proprio quando all’età di 42 anni rimase incinta del
suo ultimo amante. Il suo presentimento era quello di non poter portare a
termine il lavoro, e per questo vi si dedicò giorno e notte per poterci
riuscire prima del parto; morì pochi giorni dopo per febbre puerperale.
Clairaut pubblicò il libro dieci anni dopo la sua morte e questa traduzione
fu l’unica realizza in lingua francese e contribuì in modo decisivo alla
diffusione della By:
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Nicole-Reine Étable de la
Brière (1723-1788)
Divenne
moglie dell’orologiaio reale J.A. Lepaute e collaborò con lui e
successivamente con Clairaut e Lalande per la corretta predizione, basata
su lunghi e difficili calcoli astronomici, della riapparizione della cometa
di Halley del 1758, ovvero un’accurata riconferma di quanto aveva previsto
E. Halley all’inizio del secolo. Utilizzando le leggi di Newton divenne una
delle migliori calcolatrici astronomiche, ma Clairaut prima le attribuì i
meriti dell’impresa ed in un secondo tempo negò il contributo della
scienziata attribuendosi in esclusiva i calcoli. In seguito Nicole calcolò
la durata e le dimensioni di un eclisse solare anulare che si sarebbe
verificata nel 1764 in Europa, pubblicandone una mappa dello svolgimento ad
intervalli di un quarto d’ora, l’unica pubblicazione che apparve con il suo
nome dal lungo titolo: Explication de la carte qui représente le passage
de l’ombre de la lune au travers de l’Europe dans l’eclipse du soleil
centrale et annulaire di 1 Avril 1764 prensenté au Roi, le 12 août 1762, par
M.me Lepaute. L’Accademia delle Scienze di Parigi le affidò in
collaborazione con J.J.Lalande il compito di redigere l’annuale
pubblicazione Connaissance des Temps il calendario annuale per gli
astronomi e navigatori. Nel 1774 si occupò di effemeridi calcolando la
posizione dei pianeti, del Sole e della Luna in ogni giorno dell’anno fino
al 1792; queste vennero raccolte nel VII ed VIII volume di Effemeridi
dell’Accademia. By:
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Maria Gaetana Agnesi (1718-1799)
Matematica, teologa e benefattrice. Nel 1700, su indicazione di Papa
Benedetto XIV, fu la prima donna ad essere chiamata a ricoprire una cattedra
universitaria, all'Università di Bologna, anche se la rifiuta per dedicarsi
agli studi privati e all'istruzione dei suoi fratelli e sorelle.
Caroline Herschel (1750-1848).
Caroline Lucretia Herschel, sorella del grande William Herschel
(1738-1822), il quale è stato tra i più grandi astronomi di tutti i tempi e
scoprì, tra l'altro, il pianeta Urano nel 1781. A Caroline e a William si
deve lo studio delle nubi interstellari, la scoperta di regioni
apparentemente prive di stelle, che oggi sappiamo essere regioni ricche di
polveri che ci nascondono le stelle retrostanti, e lo studio della
distribuzione delle stelle sulla volta celeste. Anche il figlio di William,
John (1792-1871), è stato un grande astronomo.
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Marie-Jeanne Amélie Harlay (1768-1832)
Fu una nipote
acquisita dell’astronomo J.J.Lalande, che fu direttore dell’Osservatorio
Astronomico di Parigi fino al 1768. Anche lei si dedicò all’astronomia,
insegnandola a Parigi; alcuni suoi lavori apparvero nell’Abrégé de
Navigation di Lalande. Le sue tavole per determinare l’ora in mare sulla
base della posizione del Sole e delle stelle vennero pubblicate nel 1791,
mentre nel 1799 pubblicò un catalogo di ben 10.000 stelle.
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Bernardi
Sophie Germain (1776-1831)
Matematica,
fu una riconosciuta esperta di teoria dei numeri e di fisica.
Mary Fairfax Somerville (1780 - 1872)
Matematica scozzese. Il precettore dei suoi fratelli aveva procurato
loro gli Elementi di Euclide e un libro di algebra; Mary li leggeva di
nascosto, soprattutto la notte, contro la volontà del padre. Anche una volta
sposata continuò a studiare intensamente lottando con i suoi impegni
familiari e le ristrettezze economiche. Rimasta vedova, sposò Somerville, un
uomo colto che la incoraggiò nei suoi studi. Nel 1838 Mary Fairfax
Somerville divenne, insieme a Caroline Lucretia Herschel, membro onorario
della Royal Astronomical Society, onore mai concesso prima ad una donna. Tra
le sue opere: “The mechanism of Heavens” pubblicato nel 1831, che riassume
il lavoro del grande matematico Laplace e “Sulla scienza molecolare e
microscopica”, il suo ultimo lavoro scientifico pubblicato nel 1869. Scrisse
anche le sue memorie in “Personal Recollection”.
By: Wikipedia.
Caterina Scalpellini (1808- 1873)
Nata
a Foligno, studiò sotto la guida dello zio Feliciano Scalpellini, direttore
della Specola del Campidoglio, dove rimase per tutta la vita. Si dedicò a
numerose osservazioni di eclissi di Sole e di Luna, di Comete, di stelle
cadenti, di maree, di terremoti, di meteorologia e di ozonometria. Istituì
presso l’osservatorio del Campidoglio una stazione meteorologica ed
ozonometria, e fondò a Roma una rivista dal titolo: “Corrispondenza
Scientifica in Roma per l’avanzamento delle Scienze”. Tale bollettino
universale aveva come appendice il “Bollettino Nautico e Geografico di Roma”
di cui furono pubblicati solo due volumi, quelli del 1861 e del 1863. Nel
1854 scoprì una cometa e nel 1872 venne coniata una medaglia d’oro per
onorare i suoi contributi nel campo statistico.
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- Gabriella Bernardi
Ada Lovelace o Augusta Ada
Byron (1815 -1852)
Matematica inglese nota come
Ada Lovelace, nome che assunse dopo il matrimonio con William King, Conte di
Lovelace.
E’ stata tra le principali protagoniste della storia
dell'informatica.
Ada era figlia del poeta Lord Byron e della matematica
Annabella Milbanke. Il padre abbandonò moglie e figlia dopo la sua nascita e
non le rivide mai più. La madre di Ada, timorosa dall'idea che sua figlia
potesse dedicarsi alla poesia come suo padre, venne educata all'età di 17
anni in matematica da Mary Somerville, la quale tentò di farle apprendere i
principi fondamentali della matematica e della tecnologia ponendoli in una
dimensione più vicina alla sfera filosofica e poetica. In seguito Augustus
De Morgan, professore alla University of London, si occupò successivamente
di introdurre Ada a studi di livello più avanzato, inconsueto per una donna
del suo tempo, di algebra, di logica, di calcolo. Ada era anche dedita alla
musica, in particolare l'arpa. Nel 1833, ad un ricevimento tenuto dalla
Somerville, Ada incontrò Charles Babbage e restò affascinata
dall'universalità delle idee di Babbage (che contribuì in un certo senso
anche allo sviluppo futuro dei moderni computer) e, interessatasi al suo
lavoro, iniziò a studiare i metodi di calcolo realizzabili con la macchina
differenziale e la macchina analitica. Ada tradusse e commentò (in inglese)
alcuni interessanti articoli dell'italiano Luigi Federico Menabrea sugli
sviluppi della macchina proposta da Babbage, con una struttura simile a
quella della macchina di Turing, alla base dei moderni calcolatori, formata
da un "magazzino" (memoria), da un "mulino" (CPU) e da un lettore di schede
perforate (input). Nel suo articolo, pubblicato nel 1843, la Byron
descriveva addirittura tale macchina come uno strumento programmabile,
spingendosi ad affermare che la macchina analitica sarebbe stata cruciale
per il futuro della scienza, anche se non riteneva che la macchina potesse
divenire pensante similmente agli esseri umani.
Corredò inoltre il proprio
articolo con un algoritmo per il calcolo dei numeri di Bernoulli, che oggi
viene riconosciuto come il primo programma informatico della storia.
(By Wikipediae e P.M.)
Maria Mitchell (1818-1889)
E’ stata la prima astronoma americana che divenne famosa, docente di
astronomia al Vassar College e direttrice di quell'osservatorio, che poi ha
preso il suo nome.
Sofya Kovalevskaya (1850-1891)
Matematica russa geniale dalla vita romanzesca, fu una delle prime donne ad
ottenere una cattedra universitaria e divenne professore all'Università di
Stoccolma.
Williamina Paton Fleming (1857 – 1911)
Emigrò in America e lavorò all'Osservatorio dell'Harvard College, dove
diresse la compilazione del famoso catalogo stellare Draper. Scoprì 10 Novae
e 222 Stelle Variabili.
Pia Nalli (1866-1964)
Professore
ordinario di analisi matematica all'università di Cagliari e poi di Catania.
Antonia Maury (1866-1952)
Scoprì
alcune caratteristiche degli spettri stellari, che permettevano di stabilire
lo splendore assoluto di una stella, e quindi - misurato lo splendore
apparente - risalire alla distanza. Ha anticipato di molti anni il metodo di
determinazione delle distanze dal semplice studio dello spettro.
Henrietta Swan Leavitt (1868 – 1921)
Astronoma
statunitense. Scoprì la relazione che lega il periodo di variazione di luce
di una classe di stelle variabili dette "Cefeidi" al loro splendore
assoluto, facendo di questa classe di stelle uno dei migliori mezzi per la
determinazione delle distanze delle galassie. Leavitt iniziò a lavorare nel
1893
presso l'Osservatorio
di Harvard come una delle "donne computer"
assunte da
Edward Charles Pickering
per misurare e catalogare la luminosità delle stelle nelle fotografie
dell'osservatorio. Notò centinaia di
stelle variabili
nelle immagini delle
Nubi di Magellano.
Nel
1908
pubblicò i suoi risultati negli "Annali dell'Osservatorio Astronomico del
Collegio di Harvard", notando che alcune tra quelle stelle mostravano una
regolarità: le più luminose avevano anche un periodo più lungo. Dopo alcuni
studi, confermò nel
1912
che le stelle variabili oggi chiamate
Cefeidi,
presentano una relazione periodo-luminosità, secondo l'equazione:
MV = − 2.87logP − 1.40 Dove MV
è la
magnitudine
assoluta, e P il periodo della variazione.
Questa relazione rese le
Cefeidi degli importantissimi indicatori di distanza nell'Universo, perché
noto il periodo, si può ricavare facilmente la distanza, avendo la
magnitudine apparente, dalla relazione:
MV = m − 5logd + 5 Dove
d rappresenta la distanza in
Parsec.
Un anno dopo la
pubblicazione dei risultati,
Ejnar Hertzsprung
determinò la distanza di parecchie Cefeidi all'interno della
Via Lattea.
Quando inoltre si scoprirono numerose Cefeidi anche in altre galassie, come
in quella di
Andromeda,
fu semplice calcolarne la distanza. In questo modo si pose fine al "Grande
Dibattito" riguardante l'appartenenza o meno delle galassie alla Via Lattea.
Leavitt lavorò sporadicamente durante gli anni ad Harvard, spesso ostacolata
da problemi di salute – tra l’altro era sorda - e doveri familiari. Ma dal
1921,
quando
Harlow Shapley
prese il posto di direttore dell'Osservatorio, lei fu messa a capo della
sezione che si occupava di
fotometria
astronomica. Morì di
cancro
alla fine di quell'anno. Le sono stati dedicati un
asteroide,
5383 Leavitt
e il
cratere Leavitt
sulla
Luna.
Quattro anni dopo la sua morte, il
matematico
svedese
Gösta Mittag-Leffler
la propose per il
Premio Nobel.
La nomination era dovuta proprio alla sua formulazione della relazione
periodo-magnitudine delle Cefeidi. Tuttavia, poiché era già morta, non poté
mai essere nominata. By:
Wikipedia
Maria Montessori (1870-1952)
Pedagogista,
filosofa, medico, scienziata, femminista e volontaria italiana. Nipote
dell'abate Antonio Stoppani, geologo, paleontologo, scrittore e patriota,
autore del famoso libro il “Il Bel Paese. Conversazioni sulle bellezze
naturali la geologia e la geografia fisica d'Italia”, I ediz.1876.
Maria Montessori, fin dai primi anni di studio manifesta interesse per le
materie scientifiche, soprattutto matematica e biologia, una circostanza che
le causerà contrasti con i genitori, i quali avrebbero voluto avviarla alla
carriera di insegnante. Andando contro le aspettative familiari, si iscrive
alla Facoltà di Medicina dell'Università "La Sapienza" scelta che la porterà
a diventare, nel 1896, la prima donna medico dopo l'unità d'Italia.
Contribuisce con il suo impegno all'emancipazione femminile ed è rimasto
famoso un suo intervento al Congresso femminile di Berlino nel 1896.
Nel 1907 fonda a Roma la prima casa dei bambini, destinata non più ai
bambini ritardati ma ai figli degli abitanti del quartiere San Lorenzo. Si
tratta di una casa speciale, non costruita per i bambini ma è una casa dei
bambini. È ordinata in maniera tale che i bambini la sentano veramente come
loro. In tale casa applica una nuova concezione della scuola d'infanzia: Il
metodo della pedagogia scientifica, volume scritto e pubblicato a Città di
Castello (Perugia) durante il primo Corso di specializzazione (1909), viene
tradotto e accolto in tutto il mondo con grande entusiasmo. Nel 1913, ad
esempio, il suo metodo riscosse un discreto interesse nel Nord America, col
tempo poi affievolitosi, fino a quando non fu riportato in auge da Nancy
McCormick Rambusch, fondatrice, nel 1960, della Società Montessori
Americana.
Dal successo del suo esperimento nasce il movimento montessoriano, dal quale
nel 1924 avrà origine la scuola magistrale Montessori e l'"opera Nazionale
Montessori", eretta, quest'ultima, in Ente Morale e volta alla conoscenza,
alla diffusione, all'attuazione e alla tutela del suo Metodo.
A causa degli ormai insanabili contrasti con il regime fascista si trova
costretta ad abbandonare l'Italia, nel 1934. Muore nel 1952 a Noordwijk in
Olanda. By: Wikipedia.
Emmy Noether (1882-1935)
Matematica, fondatrice dell'Algebra moderna.
Cecilia Payne Gaposchkin (1900-1979)
Grande astrofisica, iniziatrice dei metodi di studio delle atmosfere
stellari e della determinazione della loro composizione chimica.
Giuseppina Biggiogero Masotti (1894-1977)
Professore ordinario di geometria presso il
Politecnico di Milano.
Maria Pastori (1895-1975)
Professore ordinario di Meccanica Razionale
all'università di Messina.
Maria Cibrario Cinquini (1905-1992)
Professore ordinario di Analisi
matematica a Cagliari e professore emerito all'Università di Pavia.
Ellen Dorrit Hoffleit (1907
– 2007)
She
was the author of the Bright Star Catalogue, a compendium of information on
the 9,110 brightest stars in the sky; she also co-authored The General
Catalogue of Trigonometric Stellar Parallaxes, containing precise distance
measurements to 8,112 stars, information critical to understanding the
kinematics of the Milky Way galaxy and the evolution of the solar
neighborhood. In 1988, Hoffleit was awarded the George Van Biesbroeck Prize
by the American Astronomical Society for a lifetime of service to astronomy.
With Harlan J. Smith, Hoffleit discovered the optical variability of the
first-discovered quasar 3C 273. By:
Wikipedia
Margaret Burbidge (1919-)
I
meccanismi dietro la produzione degli elementi più pesanti (il processo s e
il processo r) furono messi in evidenza in un lungo articolo teorico,
pubblicato nel 1957: “Sintesi degli elementi in una stella” (Burbidge et al.,
1957). Questo articolo rivoluzionario e ancora attuale è firmato B2HF, che
non è uno strano composto chimico ma le iniziali dei cognomi degli
scienziati che lo scrissero: Margaret Burbidge, Geoffrey Burbidge, William
Fowler e Fred Hoyle.
Margaret Burbidge è ancora attiva nella ricerca, come professore emerito di
fisica all’Università di California, San Diego, USA. Quando era una ragazza,
suo nonno le diede libri divulgativi sull’astronomia: “Vidi nascere la mia
passione per le stelle all’età di 4 anni”, scrive nella sua autobiografia (Burbidge,
1994), “unita all’altro mio diletto, i grandi numeri”. La sua vita è stata
piena di scoperte scientifiche e battaglie politiche, non è sempre stato
facile essere una scienziata donna, ma lei non ha mai ceduto. “Se incontri
un ostacolo, trova un modo per aggirarlo”, suggerisce Il resto del gruppo
non è da meno: Fred Hoyle e il marito di Margaret, Geoffrey Burbidge, sono
famosi per le loro teorie iconoclastiche che si oppongono alla teoria del
Big Bang, mentre William Fowler condivise il Premio Nobel per la fisica nel
1983 per i suoi studi teorici e sperimentali sulla nucleosintesi.
Libro: Quasi-stellar Objects di: G. Burbidge - e M. Burbidge
By: Wikipedia
Margherita Hack (1922-)
Ha
effettuato ricerche nell'astrofisica e in particolare nello studio delle
stelle con caratteristiche particolari, nonché del loro stadio evolutivo; si
è occupata anche di stelle binarie interagenti. Ha diretto l'Osservatorio
Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza
internazionale. Membro delle più prestigiose Società fisiche e astronomiche,
Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia
dell'Università di Trieste dal 1985 al 1991 e dal 1994 al 1997. Ha
pubblicato oltre 250 lavori originali su riviste internazionali e molti
libri sia divulgativi sia di livello universitario.
Vera Rubin (1928-)
Ha
effettuato importanti ricerche sul moto delle galassie a spirale e ha
studiato più di 200 galassie al fine di ricercare la c.d. "materia oscura".
Gran parte dell’Universo non è visibile: precisamente,
il 95% dell’Universo è costituito da “energia oscura” (72%) e da "materia
oscura“ (23%) [Dati dal Satellite WMap 2006].
Vera Rubin, assieme a Kent
Ford, misurando il red-shift di galassie spirali, notò che c’era
un’anomalia: spirali con la stessa luminosità apparente, e quindi
presumibilmente alla stessa distanza dalla Terra, sembravano allontanarsi
più velocemente in una direzione del cielo piuttosto che in altre
(espansione asimmetrica dell’Universo) e che le stelle di ogni galassia non
hanno un moto più lento ai bordi della galassia stessa. Se come accade nel
sistema solare, tutta la massa fosse raccolta vicino al centro le velocità
orbitali dovrebbero diminuire progressivamente man mano che ci si allontana
dal centro secondo la diminuzione kepleriana delle velocità. La luminosità
di una galassia presenta un suo massimo pronunciato al centro e diminuisce
rapidamente con la distanza radiale; per molto tempo gli astronomi hanno
supposto che anche la massa si comportasse allo stesso modo perciò si
pensava che le stelle a distanze crescenti dal centro avessero velocità
orbitali kepleriane. Dalle curve di rotazione però emerge che non esiste
alcuna regione in cui la velocità di rotazione diminuiscano per un aumento
della distanza dal centro, come sarebbe da prevedere se la massa fosse
concentrata verso il centro; la distribuzione della luminosità non è
indicativa della distribuzione della massa in una galassia: la massa non è
raccolta verso il centro. Il rapporto massa/luminosità aumenta regolarmente
con la distanza dal centro galattico nel nucleo, infatti, una massa
relativamente ridotta fornisce una notevole luminosità mentre a distanze
maggiori grandi masse producono scarsa luminosità. Allora sorse il problema:
a che cosa è dovuta l’accelerazione delle stelle più esterne e poco
luminose? Una spiegazione possibile era la presenza di una massa invisibile
capace di produrre un’attrazione gravitazionale che impedisse una
diminuzione kepleriana della velocità. I due astronomi stimarono che questa
massa mancante fosse da due a dieci volte superiore quella visibile.
By:
http://www.ica-net.it/pascal/astronomia/index.htm
Vera (Cooper) Rubin (born 23 July
1928) is an astronomer who has done pioneering work on galaxy rotation
rates. Her discovery of what is known as "flat rotation curves" is the most
direct and robust evidence of dark matter. After she earned an
A.B.
from
Vassar College
(1948)
she tried to enroll at
Princeton
but never received their graduate catalog as women there were not allowed in
the graduate astronomy program until
1975.
She applied to
Cornell University,
where she studied physics under
Philip Morrison,
Richard Feynman,
and
Hans Bethe.
There she earned a
M.A.
in
1951.
Then in
1954
at
Georgetown University
she earned a
Ph.D.
under
George Gamow.
Vera Rubin also has honorary Doctors of Science degrees from numerous
universities, including
Harvard
and
Yale.
Rubin is currently a research astronomer at the
Carnegie Institution of
Washington. She is a member of the
US National Academy of
Sciences and the
Pontifical Academy of
Sciences. So far she has co-authored 114
peer reviewed
research papers. All four of her children have earned Ph.D.s in the
natural sciences
or
mathematics:
David (1950), Ph.D. geology, a geologist with the U.S. Geological Survey;
Judith Young (1952), Ph.D. cosmic-ray physics, an astronomer at the
University of Massachusetts; Karl (1956), Ph.D. mathematics, a mathematician
at Stanford University; and Allan (1960), Ph.D. geology, a geologist at
Princeton University. She is the author of Bright Galaxies Dark Matters
(Masters of Modern Physics), AIP Press, 1996.
From
Wikipedia
Awards:
- Dickson
Prize for Science National Medal of Science (1993)
- Henry Norris Russell Lectureship in 1994
- Gold Medal of the Royal Astronomical Society in 1996
She was only the second female
recipient of this medal, the first being
Caroline Herschel
in 1828.
- James Craig Watson
Medal in
2004
Carolyn Shoemaker (1929)
Astronoma statunitense. Coscopritrice della Cometa Shoemaker-Levy 9 e
moglie di Eugene Shoemaker. Suo marito Shoemaker detiene il record del
maggior numero di comete scoperte da una persona. Iniziò la sua carriera
astronomica nel 1980, cercando asteroidi che intersecano l'orbita terrestre
e comete al California Institute of Technology e all'Osservatorio Palomar.
Negli anni '80 e '90, Shoemaker utilizzò fotografie prese dal telescopio a
largo campo, combinate con uno stereoscopio, per trovare oggetti che si
muovevano sullo sfondo delle stelle fisse. Al 2002, Shoemaker ha scoperto 32
comete e più di 800 asteroidi. Ha ricevuto un dottorato onorario
dall'Università del Nord Arizona, e una medaglia per i risultati
straordinari dalla Nasa nel 1996. Lei e suo marito sono stati insigniti
della Medaglia James Craig Watson nel 1998.
Beatrice Tinsley (1941-1981)
Giovane
astrofisica e cosmologa neozelandese, iniziatrice dello studio
dell'evoluzione chimica della Galassia, scomparsa prematuramente una ventina
di anni fa.
Jocelyn Bell Burnell (1943-)
Susan Jocelyn Bell Burnell, nata nel 1943 a Belfast nel Regno Unito, è
un astrofisico e un quacchero, che scoprì la prima pulsar, assieme al suo
professore di tesi Antony Hewish.
Jocelyn Bell frequentò l'Università di Glasgow, e quindi l'Università di
Cambridge. Qui lavorò con Hewish e con altri per costruire un
radiotelescopio, allo scopo di studiare i quasar, che erano stati
recentemente scoperti. Ascoltando il rumore di fondo della registrazione
compiuta sul cielo, Bell trovò un segnale che pulsava regolarmente, più o
meno una volta al secondo. La sorgente fu chiamata all'inizio LGM1, dove LGM
è l'acronimo di Little Green Men, "omini verdi"; infatti Bell e
Hewish pensarono che si trattasse di un segnale proveniente da
extraterrestri, in quanto appariva troppo regolare per essere naturale. In
seguito la sorgente venne identificata come una stella di neutroni rotante
ad altissima velocità. Dopo aver terminato il dottorato, Bell lavorò
all'Università di Southampton, al College universitario di Londra e
all'Osservatorio Reale di Edimburgo, prima di diventare professoressa di
fisica alla Open University per dieci anni, ed in seguito professoressa "in
visita" all'Università di Princeton. Prima di ritirarsi Bell era Decano di
Scienze all'Università di Bath, tra il 2001 ed il 2004, ed è stata
Presidente della Royal Astronomical Society tra il 2002 e il 2004.
Attualmente è professore in visita alla Oxford University. Nonostante non
abbia potuto condividere il Premio Nobel con Hewish per la sua scoperta, è
stata premiata da molte altre organizzazioni. Ha vinto il Premio Oppenheimer,
la Medaglia Michelson del Franklin Institute, il Premio Beatrice M. Tinsley
della American Astronomical Society, il Premio Magellano della American
Philosophical Society, il Jansky Lectureship della National Radio Astronomy
Observatory, e la Medaglia Herschel della Royal Astronomical Society. Ha
ricevuto inoltre parecchie lauree honoris causa. È Comandante
dell'Ordine dell'Impero Britannico, oltre che membro della Royal Society.
By: Wikipedia.
Jill Tarter (1944-)
Is an American astronomer and the current
director of the Center for SETI Research, holding the Bernard M. Oliver
Chair for SETI at the SETI Institute.
Tarter received her undergraduate education at Cornell University and her
PhD from the University of California. Tarter has worked on a number of
major scientific projects, most relating to the search for extraterrestrial
life. As a graduate student, she worked on the radio-search project SERENDIP.
She was project scientist for NASA's High Resolution Microwave Survey (HRMS)
in 1992 and 1993 and subsequently director of Project Phoenix (HRMS
reconfigured) under the auspices of the SETI Institute. She was co-creator
of the HabCat in 2002, a principal component of Project Phoenix.
Tarter has published dozens of technical papers and lectures extensively
both on the search for extraterrestrial intelligence and the need for proper
science education. Her work in astrobiology and her success as a female
scientist have garnered achievement awards from Women in Aerospace and NASA,
amongst others. Tarter was elected a Fellow of the American Association for
the Advancement of Science in 2002 and a Fellow of the California Academy of
Sciences in 2003. She was awarded the Telluride Tech Festival Award of
Technology in 2001. Tarter was one of the inspirations for Ellie Arroway,
the protagonist of Carl Sagan's novel Contact. In the film version of
Contact, Arroway is played by Jodie Foster. Tarter conversed with the
actress for months before and during filming. The character of Samantha
Crowe in Frank Schätzing's novel The Swarm is also strongly based on
Tarter. By: Wikipedia.
In 1985, Carl Sagan's novel,
"Contact," was released.
It tells the story of Ellie Arroway, a radio astronomer, and her search for
extraterrestrial intelligence. In 1997, the movie by the same name was
released with Jodie Foster playing Ellie. Meet a real-life Ellie Arroway...Dr.
Jill Tarter. Though the character in Sagan's book was not based on Dr.
Tarter, there are a lot of similarities. Dr. Tarter is the Director of the
Center for Search for Extraterrestrial Intelligence (SETI) Research and is
a Principle Investigator on Voyages Through Time, a high school science
curriculum based on evolution that the SETI Institute is developing. She
also holds the Bernard M. Oliver Chair for SETI.
The SETI Institute is a private organization looking for life in the
Universe. Radio astronomy is used in their search for "extraterrestrial
technologies". Finding such signals may indicate intelligent life other than
that found on Earth.
By: www.womanastronomer.com
Margaret Geller (1947-)
Margaret J. Geller è un’astrofisica statunitense, attualmente in
attività presso l'Harvard Smithsonian Center. Ha realizzato negli anni '80
del XX secolo un'importante cartografia di una vasta parte dell'Universo
osservabile, che comprendeva circa 15.000 galassie, sino alla distanza di
600 milioni di anni luce dal Sole. Tale lavoro permise di individuare per la
prima volta (1989) la “Grande Parete”, un'immensa fascia di galassie che si
estende per almeno 500 milioni di a.l. All’individuazione di tale “Parete”
ha contribuito anche John Huchra.
Margaret J. Geller is a Senior Scientist at the
Smithsonian Astrophysical Observatory. She was a pioneer in mapping the
nearby universe. Her maps provided a new view of the enormous patterns in
the distribution of galaxies like the Milky Way --- the largest patterns we
know.
Dr. Geller's long-range scientific goals are to discover what the universe
looks like and to understand how it came to have the rich patterns we
observe today. To put the pieces of this grand puzzle together her research
projects range from the structure of our own galaxy, the Milky Way, to
mapping the distribution of the mysterious, ubiquitous dark matter in the
universe.
Dr. Geller's current main research
interests are:
Mapping the distribution of the
mysterious, ubiquitous dark matter in the universe. She leads a project
called SHELS.
Investigating the implications of
the discovery of hypervelocity stars, stars ejected a high velocity from the
Galactic center. These stars can travel across the Milky Way and may be an
important tracer of the matter distribution in the Galaxy. Geller is a
co-discoverer of this new class of objects. Mapping clusters of galaxies to
understand how these systems develop over the history of the universe.
Measuring and interpreting the
signatures of star formation in the spectra of galaxies to understand the
links between the star formation in galaxies and their environment. In July
1990, Dr. Geller received a MacArthur Foundation Fellowship. She is a member
of the National Academy of Sciences and of the American Academy of Arts and
Sciences. She is the recipient of other prizes including the
Newcomb-Cleveland Award of the American Association for the Advancement of
Science (1991), the Klopsteg Award of the American Association of Physics
Teachers (1996), a Library Lion from the New York Public Library (1997), and
the ADION Medal (2002). She has given the Bethe Lectures at Cornell
University and the Helen Sawyer Hogg Lecture of the Royal Astronomical
Society of Canada. Margaret Geller has made films about science. Her
8-minute video Where the Galaxies Are , produced in 1989, the video was the
first graphic voyage through the universe based on observations. The video
was displayed at several major science museums and graphics from this were
widely broadcast. A later 40-minute film, So Many Galaxies...So Little Time,
contains fancier prize-winning graphics which are on display at the National
Air and Space Museum among others. Dr. Geller is broadly committed to public
education in science. Her many public lectures, radio interviews, and
television appearances have introduced an international audience to the idea
that today we can map the universe.
[by:
http://cfa-www.harvard.edu/~mjg/
]
Laura Mersini - Houghton
Fisica e cosmologa di origine
albanese, professoressa all'Università del North Carolina a Chapel Hill
(Usa). Ha lavorato su varie tematiche della fisica e della cosmologia,
interessandosi particolarmente nella possibilità di generare energia oscura
dalle fisiche transplanckiane nella teoria delle stringhe, teoria del campo
quantistico e gravitazionale nello spazio curvo e in “mondi brana” a più
dimensioni. Di recente, dopo che è stata individuata, tramite il telescopio
spaziale Wmap, una zona oscura con un diametro di 900 milioni di anni luce,
Laura Marsini ha teorizzato che tale zona possa essersi generata quando il
nostro Universo si stava formando ed era in contatto con altri universi con
diversi leggi fisiche. Questa previsione si contestualizza nella teorie
delle stringhe, la quale prevede un gran numero di universi coesistenti col
nostro. By: Wikipedia
Un'immensa voragine nello
spazio: "è il segno degli molti Universi paralleli" ?
C'è un'immensa voragine nell'Universo posta tra 6 e 10 miliardi di anni
luce dalla Terra in un volume di spazio con un diametro di circa 900 milioni
di anni luce. Agli strumenti che l'hanno scoperto appare come una gigantesca
macchia oscura nel cielo. Un gruppo di ricercatori, tra i quali Laura
Mersini, ha dato una spiegazione a tale fenomeno. "Non solo non è mai stato
trovato un vuoto tanto grande, ma nessuna ipotesi sulla struttura
dell'Universo lo aveva previsto", ha detto Lawrence Rudnick (Università del
Minnesota), autore della scoperta del buco avvenuta nell’agosto 2007.
"Avevamo puntato i radiotelescopi del Very Large Array verso la "macchia
fredda" individuata dal telescopio spaziale Wmap (Wilkinson Microwave
Anisotopy Probe)", ha spiegato Rudnick. “La "macchia fredda" è un’anomalia
presente nella mappa della "radiazione cosmica di fondo" dell'Universo, la
quale presenta variazioni tra un punto e l'altro che non superano lo 0,001
per cento. Ma da tale "macchia fredda" non ci arrivava alcun "fotone". Ciò
stava ad indicare che l'area era totalmente vuota di materia”.
A cura di Luigi Bignami (23-11-2007)
Debra Fisher
She
has co-authored over 80 papers on dwarf and sub-stellar mass objects in the
galactic neighbourhood, including many on extrasolar planets.
Interview
with Dr. Debra Fischer, Planet-Hunter
By: www.womanastronomer.com
Dr. Debra Fischer began hunting
planets orbiting around other stars as a graduate student at the University
of California, Santa Cruz. She is currently a professor of astronomy at San
Francisco State University and continues her quest for worlds around distant
stars. Dr. Fischer is an amazing astronomer and an incredible woman. She
took some time from her busy schedule to answer a few questions about her
research and her life as a woman astronomer.
The
Woman Astronomer: Dr. Fischer, you have a very
exciting career searching for planets orbiting around other stars. How did
you get into this area of research?
Dr. Debra Fischer:
It is some combination of curiosity and luck. Curiosity led me through my
course of study in science and physics to pursue a graduate degree in
astrophysics at UC Santa Cruz. But, the luck part was really important too.
As I was finishing grad school, my former thesis advisor in physics at SF
State, Geoff Marcy, and colleague Paul Butler had just confirmed the
detection by Michele Mayor and Didier Queloz of a planet orbiting 51 Peg.
Paul was heading off to the Anglo Australian Telescope and he and Geoff were
starting a program at Keck Observatory. So, I joined as a postdoctoral
fellow, managing the Lick Observatory program.
The Woman Astronomer:
To the best of my knowledge, extrasolar planets are mainly found by using
one of two methods, either measuring the wobble created by the planet’s
gravitational tug on the parent star or by measuring the reduction of light
from the star as the planet transits in front of it. Which method do you use
and why?
Dr. Debra Fischer:
There are a couple of other techniques that are starting to reach maturity
now - notably microlensing. However, the first technique is the one you
describe, called the "Doppler" technique. We monitor the velocities of stars
on our samples, searching for tiny gravitational tugs from the orbiting
planets. My experience is with this technique, and that's what I've used.
The Doppler method has detected most of the ~250 known exoplanets. However,
when we find a good candidate, we pass the information to our friends who
can measure the reduction of light from transiting planets. The best
candidates are the ones that orbit extremely close to their suns - these
planets are most likely to exhibit transits.
The
Woman Astronomer: Where is the closest
extrasolar planet to Earth? The farthest? Have any extrasolar planets been
directly imaged?
Dr. Debra Fischer:
The closest star with a detected planet (in fact with three planets) is GJ
876. The most distant detected planets come from deep photometric searches
and are more than 3000 light years away. Their host stars are so faint that
it is difficult to do any other follow-up science with them.
Imaging planets is the new Holy
Grail and bonafide images with several pixels on the planet probably a
decade or more away.
The
Woman Astronomer: What was the first planet
you discovered? Would you describe what such a discovery meant to you?
Dr. Debra Fischer:
The first planet I discovered at Lick Observatory was orbiting the star HD
217107. At the same time, I found another one orbiting the star HD 195019.
These were among the 300 stars that I had added to the program at Lick so it
was incredible to have that success. I felt like I was adding to the sum of
human knowledge - an inheritance for my children and the children of the
world.
The
Woman Astronomer: There have been over 200
extrasolar planets discovered to date. How many have you discovered and do
you have a favorite? If so, what is special about this particular planet?
Have you given it a working name other than its official designation?
Dr. Debra Fischer:
In 1998, there was one star on the Lick program that was particularly
special: Upsilon Andromeda. Geoff and Paul had discovered a planet there
that was incredibly close to the star. It took only four days for this giant
planet, about 250 times the mass of our Earth, to complete one circle around
Upsilon Andromeda. However, they could see that there was something odd
about the velocities - an upward trend that suggested the presence of a
second, more distant planet. I was under orders to be vigilant in collecting
data on this star, and I took this very seriously. As the outer planet was
completing its orbit, I would work during the day in my office and dash up
to the Observatory - a 2-hour, winding drive. We were losing Upsilon
Andromeda - from our perspective, it was moving behind the Sun (of course
it is really the Earth that was moving around the Sun). So, I would take all
the calibration images before sunset and set the telescope on the star. As
soon as the Sun set, I opened the camera shutter and began collecting
starlight that the instrument turns into a spectrum. This became a personal
quest - me against the star. I would immediately run the analysis and plot
up the next velocity point.
With the data in hand, and Upsilon
Andromeda finally behind the Sun, my next job was to create a mathematical
model that described the velocity measurements. At the same time a team at
Harvard, led by Bob Noyes, called Geoff Marcy and said that they had data
also showing the second planet and they decided to write a joint paper. But,
I was struggling with the 2-planet model and feeling quite dejected because
I couldn't get a good fit. To look at the noise in my fit, I subtracted my
best 2-planet model from the real data and couldn't believe my eyes. A
clear, coherent wiggle remained, looking for all the world like another
planet. I changed my model to include three planets and found a perfect fit.
The three planet model also worked better on the data from the Harvard team.
The result was picked up in the
newspapers. Perhaps the best part of the story is that I then received a
letter from a 4th grade class in Moscow, Idaho. They had been studying
astronomy, and their teacher told them about the discovery. The students
wondered if we had named the planets yet - of course, they had suggestions.
The "little" planet in the system was the one found by Geoff and Paul in
1996 and the students wanted to call this 250-earth mass planet "Dinky." The
next planet (the unexpected third planet I had modeled) was two times the
mass of Jupiter so they suggested "Twopiter" as a name. And the outer planet
that caused me to chase the star as it fell behind the Sun was four times
the mass of our Jupiter (more than 1200 Earth masses) so they recommended "Fourpiter."
The names were so clever that they stuck!
The thing I loved about this
discovery, beyond the fact that I finally succeeded in modeling it, was that
it was the first star where more than one planet had been found. It showed
us that gravitational domains (kind of like personal space for people) were
pushed close together, just like the planets in our solar system. It was our
first clue that planet formation was truly a robust process.
The Woman Astronomer:
Most of the extrasolar planets discovered so far have been massive, many
times the size of Jupiter and Saturn, with orbits very close to their parent
star. What does this tell us about solar system dynamics? What are the
implications for our own solar system?
Dr.
Debra Fischer: Most of the planets that have
been found have been big ones - not many times the mass of Jupiter, but
typically Saturn (1/3 Jupiter) to 1-2 Jupiters in mass. The fact that there
are not many planets that are "super Jupiters" tells us that the
protoplanetary disk, where planets are born, generally give rise to the
types of planets in our solar system. In the same way that a 15-pound baby
is rare, planets that are several times the mass of Jupiter are exceedingly
rare.
As we look harder, we see that the
lowest mass planets are the most common. We find that planets in
multi-planet systems are "packed" together to the edge of gravitational
stability. This is true in our solar system as well. Simulations show that
in about 4 billion years, some of the small planets (Mercury and then Pluto)
are likely to be ejected from the gravitational jostling of the other
planets. But, of course, the IAU already ejected Pluto as a planet!
Il pianeta simile alla
Terra: Gliese 581 c
Il primo pianeta extrasolare
scoperto ad avere caratteristiche simili a quelle della Terra è: Gliese
581 c. È il più piccolo pianeta scoperto attorno a una stella nella
sequenza principale. La stima della sua massa dipende dalla stima della
massa degli altri pianeti nel sistema stellare Gliese 581.
Utilizzando come riferimento la massa nota di Gliese 581 b, e
ipotizzando la presenza di Gliese 581 d, la massa di Gliese 581 c
è stata stimata in circa 5,03 masse terrestri. Supponendo che il pianeta sia
un pianeta roccioso, il suo raggio dovrebbe essere del 50% superiore a
quello della Terra, e la gravità sulla sua superficie dovrebbe essere 2.2
volte superiore a quella terrestre.
Gliese 581 c ha un periodo orbitale di 13 giorni terrestri e il
raggio della sua orbita è solo il 7% di quello Terrestre, essendo di soli 11
milioni di chilometri; mentre il raggio dell'orbita terrestre è di circa 150
milioni di chilometri. Dato che la stella del sistema Gliese 581 è
molto meno luminosa del Sole, la ridotta distanza orbitale colloca il
pianeta nella zona abitabile della stella. La temperatura media di Gliese
581 c dovrebbe essere compresa tra 0 e 40 °C.
Il pianeta potrebbe essere bloccato dall'effetto di marea e quindi potrebbe
avere una faccia sempre rivolta verso la stella e una faccia sempre in
ombra, come accade alla Luna rispetto alla Terra. In tal caso la faccia
esposta verso il sole sarebbe troppo calda, mentre la faccia non illuminata
sarebbe probabilmente troppo fredda per ospitare forme di vita. Comunque
rimarrebbe una zona di confine tra le due facce con una temperatura adatta
ad ospitare forme di vita, anche simili a quelle terrestri.
By: wikipedia
The Woman Astronomer:
The first extrasolar planet with possible Earth-like
properties was recently discovered orbiting Gliese 581. With over 200
discoveries since 1995, why did it take so long? What does this planet tell
us about our own solar system?
Dr. Debra Fischer:
The Doppler technique relies on the ability of the planet to move the star
around. The smaller the planet, and the further it resides from the star,
the weaker the tug. Our measurement precision is now 1 m/s. For stars that
are waltzing with partner planets at speeds faster than 1 or 2 meters per
second, we can now detect the perturbing planet. But Earth exerts only a 0.1
m/s tug on the Sun. We are a long way from being able to detect that!
I've hit upon this idea that
planets in our solar system and (in some cases) other solar systems are
pushed as close together as they can be and still remain in stable orbits.
That's because I think this is a fundamental characteristic, inherited by
the way planets form in their disks. This is speculation - I could certainly
be wrong - but my gut instinct is that this is probably right. If right,
take the (correct) statement that about 10% of the stars have detected "Jupiters."
What about the other 90%? In systems where we just detect one "Jupiter,"
what else is there? How would our own solar system look to us if we lived on
a planet orbiting another star? Answering my last question first, our
technique might have detected Jupiter, but would never have detected any of
the other planets in our solar system. If planets are typically stacked up,
then it suggests that (undetectable) Earths are common. The detection of GJ
581 (b,c, and d!) are scratching down to the low mass regime and supports
the idea that rocky planets are common.
The Woman Astronomer::
What is the future of extrasolar planet hunting?
Dr. Debra Fischer:
It's hard to say. Given support from funding agencies, we could continue to
improve our precision and find lower mass planets. The perfect compliment to
our work is a space born mission to do "astrometry," measuring wobbles of
stars in the plane of the sky with unimaginable, unprecedented, but
completely attainable precision. These techniques (astrometry plus Doppler)
will work together and they would find Earths around the closest stars in
"habitable zones," where liquid water could exist.
But, in an era where NASA is
planning a return to the Moon and manned missions to Mars, funding for
science may be cut to the bone. It's tough for scientists who invest the
prime decades of their careers to have missions pulled from under them. Yet,
this happens regularly. The Stratospheric Observatory For Infrared Astronomy
(SOFIA), the Space Interferometry Mission (SIM), the Keck Interferometers,
the Terrestrial Planet Finder (TPF) are some examples that I've seen
struggling to stay upright in the current political winds. To be fair, most
missions run over cost. Once a mission is selected by NASA, contractors may
raise their prices or the engineers encounter unexpected problems. This
creates a nightmare for the management of these projects by agencies like
NASA. Nevertheless, the system is very political, changing with 4-year
election cycles, and that's a tough way to do science.
The Woman Astronomer:
Would you please describe a typical day in the life
of an extrasolar planet hunter? What do you find most rewarding in this
career? Are there any disappointments?
Dr. Debra Fischer:
Maybe what I like best is that there isn't a typical day.
I go to the telescope to collect
data, working all through the night and sleeping in the mornings. This is my
favorite time - it's peaceful and focused - my one job is to make sure the
data are perfect. I work at Lick Observatory, the Keck Observatory, Subaru
Observatory and Las Campanas Observatory. I spend at least 50 nights per
year at various Observatories. As telescopes become robotic (it's happening
everywhere) this is the one thing that will disappear from the astronomer's
job description. I'm glad I'm an astronomer now!
I teach and spend about 4 hours preparing for each of my lectures. I don't
like teaching the same course more than 2-3 times - it gets boring, so I
like to design new courses like "Astrobiology" that I'm teaching now at SF
State.
I work with graduate students, helping them to select projects that will
bear scientific fruit and acting as a sounding board and mentor.
I publish results as fast as I can, and I've always got several papers that
could go out tomorrow if only I had enough time to finish them up.
I give public talks and colloquium - about one every other month.
I write telescope proposals (about 6 per year).
I write funding proposals (about 1 per year).
I work with colleagues all over the world, taking observations or analyzing
spectra for their projects.
What don't I like? As you could probably tell from my last answer, I find
the politics of science to be distressing, not for myself, but for my
colleagues who are more affected and less able to speak out.
The Woman Astronomer:
If someone wanted to pursue a career in planet
hunting, what would they need to do? Are there particular areas of study
they should pursue? What degree programs are best suited for a career in
planet hunting?
Dr. Debra Fischer:
To be a planet-hunter or an astronomer, you need to take as much science as
possible. Undergrads should take mathematics, biology, chemistry, physics,
astronomy. But, don't neglect philosophy, languages, literature, music and
any other classes that interest you - they'll help you think "outside the
box."
There is no question that most
graduate programs prefer students with undergraduate degrees in physics, and
you'll need the Physics GRE (in addition to the regular GRE) to apply to
doctoral programs. If you need to strengthen your background, consider a
Masters program in Physics - SF State has a terrific program and great
success at helping students move on to top rank institutions.
So, the next step is obviously grad
school where the terminal degree is a Ph.D. You should aim to establish your
expertise - grad students are often first author on 2 - 5 papers by the time
they graduate.
Next, leave your doctoral
institution for a postdoctoral fellowship somewhere else. You can see that
this is all hard to do with a partner and kids. So, I'd like to end by
thanking my amazing husband and 3 kids who have supported me through the
years.
The Woman Astronomer:
Dr. Fischer, thank you for your time. You are truly
an amazing woman astronomer!
Angioletta Coradini
Planetologa (direttore dell'Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario
dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF).
Strumento italiano conferma la presenza di acqua su
luna di Saturno.
Dopo la scoperta effettuata sul piccolo Encelado, vi sono sempre
maggiori indizi dell'esistenza di acqua allo stato liquido su altri corpi
del Sistema Solare. Arriva da uno strumento ideato in Italia la conferma che
su una delle lune di Saturno, Encelado, possa trovarsi acqua. La scoperta è
stata segnalata da Science, che ha dedicato nove articoli ai
risultati più recenti della missione Cassini, organizzata da le agenzie
spaziali di Stati Uniti (NASA), Europa (ESA) e Italia (ASI). E' stato lo
spettrometro VIMS (Visual and infrared mapping spectrometer), realizzato in
collaborazione fra ASI e Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, a
confermare quello che i ricercatori sospettavano da tempo. "Già dai dati del
Voyager era emersa una forte correlazione tra la possibile presenza di acqua
nell'anello di Saturno indicato con la lettera “E” e la possibile presenza
di acqua su Encelado", ha detto la planetologa Angioletta Coradini, la quale
ha anche firmato l'articolo di Science sull'analisi della composizione e
delle proprietà fisiche della superficie di Encelado insieme ai colleghi
dell'INAF Vittorio Formisano, Fabrizio Capaccioni, Giancarlo Bellucci e
Priscilla Cerroni.
By: www.newton.rcs.it/
[La dott.ssa
A.Coradini è stata relatore anche alle conferenze del Gruppo Astrofili
Hipparcos].
LE PRIME DUE DONNE NELLO
SPAZIO: UNA COSMONAUTA ED UNA ASTRONAUTA
Valentina Tereshkova (1937)
Valentina
Vladimirovna Nikolayeva Tereshkova, cosmonauta ex URSS, è stata la
prima donna ad andare nello spazio. Partì il 16 giugno 1963 a 26 anni con
la "Vostok 6" e compì 48 rivoluzioni attorno alla Terra rimanendo nello
spazio 2 giorni, 22 h e 50 min.
Sally Kristen Ride (1951-)
E’ stata la prima astronauta americana a raggiungere
il 18-6-1983 lo spazio (missione Shuttle STS-7). Prima di lei solo due
donne, le sovietiche Valentina Tereshkova (1963) and Svetlana Savitskaya
(1982), avevano compiuto la medesima impresa.
By: http://it.wikipedia.org
INOLTRE: QUATTRO DONNE DA
RICORDARE ! (al 2003)
Christa McAuliffe (1948-1986)
Astronauta
e insegnante (USA) deceduta con l’incidente dello Space Shuttle Challenger
(28-1-1986).
Judith Resnik (1949-1986)
Astronauta
(USA) deceduta con l’incidente dello Space Shuttle Challenger (28-1-1986).
Kalpana Chawla (1961-2003)
Astronauta (India) deceduta con l’incidente dello Space Shuttle Columbia
(1-2-2003).
Laurel Clark (1961-2003)
Astronauta (USA), capitano di fregata della Marina, deceduta con l’incidente
dello Space Shuttle Columbia (1-2-2003).
There are 68
craters on the Moon with female names, with 28 named for actual women that
have made contributions to humanity. The remaining 40 craters are female
names from various nationalities. The most recent additions were made in
1988 to honor the two women, Christa McAuliffe and Judy Resnick, who
perished in the Challenger disaster of 1986.
By:
www.womanastronomer.com
INFINE
POSSIAMO RICORDARE DUE GIOVANI ASTRONOME.
Andrea Mia Ghez (1965-)
Is an astronomer and professor
in the Department of Physics and Astronomy at UCLA. Her current research
involves using high spatial resolution imaging techniques, such as the
adaptive optics system at the Keck telescopes, to study star-forming regions
and the supermassive black hole at the center of the Milky Way galaxy known
as Sagittarius A. She uses the kinematics of stars near the center of the
galaxy as a probe to investigate this region. In 2004, Andrea was elected to
the National Academy of Sciences.
(By Wikipedia.org)
Honors and
Awards:
Aaronson
Award, 2006 National Academy of Science, elected 2004 American Academy of
Arts & Sciences , elected 2004 Gold Shield Faculty Prize , 2004 Sackler
Prize , 2004 95th Faculty Research Lecture Award , 2003 Maria Goeppert-Mayer
Award from the American Physical Society, 1999 Newton Lacy Pierce Prize from
the American Astronomical Society, 1998 David and Lucile Packard Fellowship,
1996 Alfred P. Sloan Research Fellowship, 1996 Fullam/Dudley Award, 1995 NSF
Young Investigator Award, 1994 Annie Jump Cannon Award, 1994 Hubble
Postdoctoral Fellowship, 1992 Pacific Telesis Fellowship, 1991 Caltech
Teaching Award, 1991 Amelia Earhart Award, 1987.
(By: www.astro.ucla.edu - 2007 )
Yaël Nazé
(1976-)
Giovanissima
ricercatrice presso l’Istituto di Astrofisica di Liegi, ha ricevuto nel 2006
a Parigi il prestigioso premio Jean Rostand - Plume d'Or per il suo
libro L'Astronomie au Féminin, dopo aver già vinto il premio La
Haute Maurienne per l'altro suo libro Les couleurs de l'Univers.
Un giornalista nel 2006 le ha rivolto due domande: “Quali sono le
principali scoperte delle astronome descritte nel libro?”
Lei ha
risposto: “Qualche esempio? Chi detiene il record delle scoperte di comete?
Una donna. Chi ha consentito di comprendere com’è organizzata la moltitudine
delle stelle? Una donna.
Chi ha scoperto la legge che permette di misurare
l’Universo, ha trovato i fari dello spazio, ha compreso il funzionamento
della “fucina” delle stelle e ha sconvolto la nostra visione dell’Universo?
Ancora e sempre una donna.
“Ma oggi esistono ancora discriminazioni fra
uomini e donne nella ricerca?” Lei ha risposto: “Come in tutte le
discipline, anche nella ricerca la donna è svantaggiata. Se decide di avere
figli, ad esempio, rischia di dover interrompere, almeno momentaneamente, i
suoi studi. Ma è un problema della società nel suo complesso, non solo della
carriera scientifica”.
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